10  DICEMBRE 2017
 

Riepilogando, il livello di “coesività” viene misurato sulla base di sei tipologie di relazioni (dimensioni) che possono intrattenere le imprese con:

  1. lavoratori
  2. altre imprese, centri di ricerca e Università
  3. istituzioni (enti locali)
  4. banche e associazioni di categoria (attori territoriali a supporto delle imprese)
  5. non profit

consumatori.

Sulla base di quanto specificato, di seguito (Tabella 2) si riportano le domande individuate nel questionario e le relative modalità di risposta espressive delle sei dimensioni della relazionalità dell’impresa.

rinaldi2Tabella 2. Domande e relative modalità di risposta alla base dell’individuazione delle imprese coesive

Il passaggio successivo è stato quello di selezionare a livello di singola impresa e per ciascuna delle sei tipologie di relazioni, se esiste o meno una relazione, arrivando così alla definizione di sei variabili dummy (1=l’impresa si relaziona; 0=l’impresa non si relaziona). Operazione che ha previsto, nel caso delle dimensioni formate da più domande, l’attribuzione del valore 1 all’impresa che ha risposto “positivamente” (nel senso della relazionalità ad almeno una di esse). Infine, sempre a livello di singola impresa, si è proceduto a sintetizzare i valori (1/0) assunti per ciascuna delle sei tipologie di relazionalità attraverso la media semplice, arrivando così ad un indicatore che varia da 0 a 1. Nelle analisi econometriche, sono stati utilizzati i valori espressi in termini logaritmici («log_imp_coes_mean»).

 

Variabili di controllo

Le variabili di controllo utilizzate nelle stime econometriche fanno riferimento alle seguenti caratteristiche strutturali dell’impresa: la dimensione sulla base della distinzione tra piccole imprese (20-49 addetti) e medio grandi (50-499 addetti); la localizzazione geografica secondo le quattro macro-ripartizioni dell’Italia (Nord-Ovest, Nord-Est, Centro, Sud e Isole); il settore a seconda dell’appartenenza a quello delle 3A (Alimentare, Abbigliamento e Arredamento) e a quello della meccanica; la tipologia di attività svolta, con la distinzione tra progettazione, produzione e vendita di beni e servizi intermedi, produzione e vendita di beni e servizi finiti, commercializzazione; l’appartenenza o meno ad un gruppo aziendale; la governance, distinguendo le imprese familiari da quelle non familiari. Sono state adottate anche altre variabili di controllo relative all’andamento del fatturato e dell’occupazione nel passato e all’innovazione.

Oltre a queste variabili, ne sono state prese in considerazione anche altre, di diversa natura, ritenute potenzialmente connesse al tema della coesione sociale e della RSI, espressive dei rapporti dell’impresa con la comunità territoriale in relazione a determinate dinamiche di internazionalizzazione (delocalizzazione produttiva, ecc.); considerando che il territorio, come evidenziato dalla scuola italiana, è il luogo di incontro fra tradizioni, cultura produttiva e coesione sociale8 (Becattini, 1979; 1989; 1990; 2007; Becattini, Rullani, 1993; Bruni, 2013a; Brusco, 1994; Camagni, 1995; Garofoli, 1993; 1994); rivelandosi peraltro un fattore di competitività per l’impresa (recentemente, Pini, 2017). Nello specifico, si tratta delle seguenti quattro variabili: una prima che indica la scelta delle imprese di effettuare investimenti di tipo produttivo all’estero («inv_esteri_prod»), che può fornire indicazioni sulla delocalizzazione; una seconda, sempre sugli investimenti all’estero ma di tipo commerciale («inv_esteri_comm»); una terza variabile, più specifica, sulla scelta delle imprese di non ridurre le sedi produttive in Italia («sedi_ita_aumstaz»); infine, in tema di territorio, si è tenuto conto anche della distrettualità attraverso una quarta variabile che indica se l’impresa opera o meno in un distretto industriale («distr»).

Per l’analisi di robustezza della relazione tra coesività e attenzione agli stakeholder si è ricorsi ad una variabile che suddivide le imprese tra quelle che ritengono come compito principale la massimizzazione del profitto e quelle che invece vedono come principale fine il soddisfacimento degli interessi non solo dei proprietari, ma anche dei clienti e fornitori, la creazione di benessere e lo sviluppo di una cultura produttiva basata sulla qualità, bellezza e sostenibilità («stakehold»).

rinaldi3_arinaldi3_bTabella 3. Descrizione delle variabili

 

Statistiche descrittive

La Tabella 4 riporta le statistiche descrittive delle variabili utilizzate nelle analisi econometriche. Innanzitutto è opportuno soffermarsi sulla relazionalità delle imprese, visto che è alla base della misurazione del grado di coesività. Più della metà delle imprese (59,2%) ha esperienze di collaborazione e partnership con altre imprese, centri di ricerca e Università, e quasi il 40% intrattiene relazioni con i consumatori, mentre poco più del 30% con il sistema bancario e associativo del territorio. Un po’ meno diffuse sono le relazioni che le imprese intrattengono con il mondo del non profit (il 24,7% contribuisce o realizza direttamente iniziative solidaristiche), così come rispetto ai lavoratori in termini di cura della qualità dei rapporti di lavoro e investimenti in competenze (23,9%). Le relazioni con gli enti locali, in termini di rafforzamento di rapporti e collaborazioni, sono quelle meno intense riguardando solo il 10,7% del totale. In media, il grado di “coesività” delle imprese corrisponde al 31,1%.

rinaldi4Tabella 4. Statistiche descrittive | Nota: Standard error in parentesi

Poco più della metà delle imprese (59,7%) sono di piccola dimensione (20-49 addetti), mentre dal punto di vista settoriale la ripartizione è quasi equa, con il 48,6% delle imprese che operano nel settore delle 3A e il 51,4% in quello della meccanica. Rispetto invece alla tipologia di attività, prevalgono le imprese che producono prodotti finiti (42,2%) e a seguire quelle che producono beni e servizi intermedi (34,3%) arrivando nel loro insieme a rappresentare oltre i tre quarti del totale delle imprese del campione.

Dal punto di vista geografico, i due terzi delle imprese operano nell’Italia settentrionale, con una maggiore presenza nel Nord-Est (35,4%) rispetto al Nord-Ovest (29,7%), mentre nel Centro si concentra il 20,3% del totale nazionale e nel Sud e Isole il 14,6%. Dal punto vista della governance, le imprese familiari sono ampiamente diffuse (88,6%), mentre abbastanza limitata è la quota di imprese che appartiene ad un gruppo aziendale (20,8%). La distrettualità è un fenomeno ampiamente presente tra le imprese oggetto di analisi, visto che quasi il 40% di esse opera nei distretti.

La maggior parte delle imprese (79,2%) non ha come unico obiettivo la massimizzazione del profitto, ponendo attenzione invece anche a molto altri aspetti, quali gli interessi degli stakeholders, la qualità, la sostenibilità, il benessere socio-economico della comunità.

Osservando le performance, poco più del 40% delle imprese ha dichiarato il fatturato in aumento nel 2015 rispetto al 2014 (41,6%) così come gli ordinativi esteri (44,4%). Mentre l’occupazione in aumento, con riferimento al 2014 sul 2013, riguarda una quota più bassa di imprese (23,6%). Il 72,5% delle imprese sviluppa innovazioni.

Riguardo all’internazionalizzazione, tre quarti delle imprese sono esportatrici (74,6%), il 4,7% ha realizzato nel triennio 2013-15 investimenti esteri di tipo produttivo e il 6,2% di tipo commerciale. Sempre nello stesso arco temporale, la netta maggioranza (96,4%) delle imprese ha dichiarato di non aver diminuito il numero di sedi (produttive, commerciali, logistiche) in Italia.

 

Analisi di regressione e commento dei principali risultati

 

Il metodo

Dato il grado di “coesività” delle imprese come precedentemente descritto, i suoi effetti sulle performance sono stimati attraverso il seguente modello probit, applicato in relazione a ciascun indicatore posto di volta in volta come variabile dipendente:

(1) P (Y= 1|C, Si ) = Φ (β0+ β1C+ β2S)

dove Yi rappresenta, per ogni indicatore, la probabilità di performance positiva per l’impresa i-esima, nello specifico: i) aumento del fatturato nel 2015 (colonna 1); ii) aumento degli ordinativi esteri nel 2015 (colonna 2); iii) presenza nei mercati esteri (colonna 3); iv) aumento degli occupati nel 2014 (colonna 4). Inoltre, riguardo alla relazione coesività-attenzione agli stakeholder, Yi rappresenta anche la probabilità di essere impresa che ha come mission il benessere socio-economico, cioè non massimizzatrice del profitto (colonna 5). Φ è la funzione cumulata di una normale standardizzata. Il vettore Ci indica il grado di coesività espresso in termini logaritmici; il vettore Si fa riferimento alle variabili di controllo relative alle caratteristiche strutturali dell’impresa e al tema del territorio e internazionalizzazione; inoltre lo stesso vettore comprende anche alcuni indicatori di performance ritardati. Tutte le variabili, a parte quella sulla coesività, sono binarie. Tutte le stime sono state realizzate con il software STATA versione 13.

Giovanni Ferri Università di Roma LUMSA

Marco Pini Unioncamere - Si.Camera

Alessandro Rinaldi Unioncamere - Si.Camera