Indagine sui bisogni sociali delle famiglie 0-2 anni che frequentano nidi
L’indagine sui bisogni sociali delle famiglie 0-2 anni che frequentano i nidi comunali e i nidi gestiti dalla cooperativa Giardino dei Bimbi si è realizzata durante il periodo marzo-aprile 2014 attraverso la distribuzione di un questionario a tutte le famiglie iscritte. Il questionario si articola in 5 sezioni alle quali si aggiungono i dati strutturali e di profilo per un totale di 25 domande a scelta multipla e/o con scelte limitate al fine di finalizzare al meglio le priorità. I questionari sono stati tradotti in lingua inglese, francese e portoghese dopo la verifica delle etnie presenti. L’intero questionario è stato costruito beneficiando delle riunioni di confronto con le educatrici sia dei nidi gestiti dalla cooperativa Giardino dei Bimbi che di tutti i nidi pubblici. La rielaborazione dei dati è avvenuta attraverso l’utilizzo del software Spss.
Una sezione è interamente dedicata alla rilevazione dei dati riferiti alla tipologia di partecipazione al servizio nido da parte delle famiglie, mutuando alcune variabili utilizzate in altre ricerche empiriche in cui si dà conto nel volume di Pestoff e colleghi (Prandini, Tronca, 2008) così come l’analisi delle risorse organizzative ed economiche a disposizione delle famiglie nella convinzione che le risorse, in assenza o in presenza, possano differenziare l’articolazione e la necessità dei servizi per le famiglie. Tali informazioni, opportunamente rielaborate, si crede siano utili per comprendere la tipologia di “famiglie consumatori” dalle quali partire per la programmazioni dei servizi ad essa dedicati.
Tabella 1: Popolazione di riferimento
L’85,5% dei questionari raccolti sono stati compilati da donne, quindi dalle mamme dei bambini frequentanti i nidi. Le famiglie intervistate sono per l’89,8% residenti nella città di Mantova, i servizi nidi infatti pescano da un bacino di utenza generalmente cittadino anche se il 9% dei non residenti a Mantova provengono dai paesi limitrofi della Grande Mantova (Comune di Curtatone, Porto Mantovano, San Giorgio di Mantova e Borgo Virgilio). Il dato esprime il fenomeno tipico della mobilità dei paesi limitrofi verso la città specialmente per questioni di natura lavorativa.
Il 64% degli intervistati hanno un’età compresa tra i 30 e i 40 anni, il 30,4% dichiara di possedere un diploma di maturità; il 32,2% degli intervistati dichiara di essere in possesso di diploma universitario o laurea e il 18,7% ha un titolo post-laurea. I partner presentano gli stessi dati per quanto riguarda l’età, il 62,3% si attesta all’interno della fascia tra i 30 e 40 anni; più alta la percentuale di coloro che possiedono un diploma di maturità (36,8%), scende invece la percentuale di coloro in possesso di un diploma universitario/laurea (24,3%) così come quella di chi possiede un titolo post-laurea (12,5%).
La composizione del nucleo familiare si attesta su valori in linea con la media nazionale, le famiglie dichiarano per il 45,9% di avere un figlio a carico e per il 41,3% due figli a carico. Il 65,9% degli intervistati dichiarano di essere coniugati, il 31,2% celibi/nubili e il 2,9% separati/divorziati; di quel 31,2% di celibi/nubili, il 72,5% dichiara di convivere con il partner mentre il 27,5% dichiara di non convivere.
Le famiglie monogenitoriali rappresentano l’11,1% degli intervistati, il 50% dei nuclei monogenitoriali hanno un figlio a carico mentre il 44,4% dichiarano di avere due figli a carico.
Per avvicinarci il più possibile agli obiettivi della rilevazione, un dato che funge da orientamento è la differenza di età tra i figli. Il dato mette in evidenza quanto sia stretta la forbice di differenza di età tra i figli, il 25,8% delle famiglie ha una differenza di età di soli due anni, il 19,4% di tre anni e il 12,9% di quattro anni (Tabella 2).
Tabella 2: Differenza d'età tra primo e secondo figlio
Tale dato conferma quanto sia importante definire servizi ed interventi di supporto alla famiglia che, attraverso il servizio nido, possano rispondere anche ai bisogni dell’intero nucleo familiare. Un atteggiamento questo che considera la famiglia nel ciclo di vita nel quale è inserita, quello tipico della fase dell’espansione. Il passaggio dalla fase di formazione della famiglia (sia attraverso il matrimonio sia come famiglia di fatto) alla fase di espansione caratterizzata dalla presenza di figli piccoli, non è sempre automatico. Per quanto riguarda i compiti di sviluppo, questa rappresenta una delle fasi più delicate della vita di una famiglia in quanto la presenza di un figlio comporta una ridefinizione dei ruoli e dei compiti sia della coppia in quanto tale, sia della coppia genitoriale. E’ soprattutto la nascita del primo figlio che comporta tale riorganizzazione dal punto di vista materiale e relazionale mentre la nascita dei figli successivi normalmente provoca soprattutto una riorganizzazione in termini oggettivi. Dal punto di vista relazionale, la coppia deve accettare l’ingresso in famiglia di una nuova generazione e soprattutto ristrutturare le relazioni interne tra i coniugi per accettare il nuovo ruolo genitoriale, pur mantenendo una propria identità di coppia. Inoltre ci si deve occupare della riorganizzazione delle relazioni e delle reti di lavoro, parentali ed amicali. A questo fa seguito la necessità di adattarsi ai ritmi e alla presenza di un altro soggetto, di assumere responsabilità condivise ed anche di organizzare il lavoro di cura del bambino.
Per quanto riguarda i bisogni sociali possiamo affermare che la famiglia che ha figli minori è la famiglia nella quale più spesso entrambi i genitori si confrontano con il mondo del lavoro. Essa ha quindi da un lato, necessità di avvalersi dei servizi, dall’altro lato, risente maggiormente della loro stessa rigidità di organizzazione e di utilizzazione. La difficoltà delle coppie che desiderano avere dei figli è quella di non essere supportate da adeguate politiche di sostegno alla natalità (come avviene in altri paesi europei, come ad esempio la Francia). Nessun sostegno reale in termini economici viene offerto alle famiglie che vogliono avere dei figli e il mercato del lavoro presenta caratteristiche ancora troppo incompatibili con i ritmi della vita familiare (IRESS, 2008).
I dati relativi al rapporto con il mondo del lavoro, raccolti sia per l’intervistato che per il partner, descrivono sia le caratteristiche che le condizioni dell’attività lavorativa. Si nota una certa equivalenza tra le caratteristiche tradizionali dell’attività lavorativa dell’intervistato (lavoro a tempo pieno continuato o spezzato) e quelle più flessibili (lavoro per turni, part-time, saltuario e gestione autonoma degli orari). Le prime coinvolgono il 51,43% degli intervistati mentre le seconde il 48,58%. La forbice si allarga di più per il partner, dove le forme tradizionali sono di tredici punti percentuali maggiori rispetto a quelle flessibili (56,06% a fronte del 43,94%).
La ricerca ha provato ad evidenziare come impattano le condizioni e le caratteristiche lavorative sulla gestione quotidiana dei figli, costruendo il diario settimanale di ciascuna famiglia intervistata. Ad ognuno è stato richiesto di compilare una tabella settimanale (dal lunedì alla domenica) nella quale indicare per fasce orarie di circa due ore quali fossero le figure che si occupano della gestione e dei compiti di cura dei figli 0-2 anni.
La gestione del diario settimanale mette in evidenza come il carico di cura sia, per la maggior parte del tempo, compito della mamma. Le prime ore del mattino, quelle che normalmente risentono di uno scollamento maggiore tra tempi familiari e tempi lavorativi, vedono la mamma protagonista (51,10%) insieme al servizio nido pubblico (17,40%) di riferimento. La famiglia affida al servizio nido il compito di cura del bambino sia per le fasce mattutine che per quelle del primissimo pomeriggio. Il pomeriggio e la sera i compiti di cura prevedono l’utilizzo di reti di supporto quali i nonni, che compaiono nella gestione fin dalle 14 per incentivare la loro presenza nella fascia dalle 16 alle 18. Da questa fascia oraria è presente la figura del papà (in modalità solitaria) fino alle 22. Cresce invece progressivamente la compartecipazione ai compiti di cura della mamma e del papà insieme (8,60%) dalle 16 alle 18, 30,70% dalle 18 alle 20 e 42,30% dalle 20 alle 22. Scompaiono definitivamente i nonni nella fascia dalle 20 alle 22 (Grafico 1).
Grafico 1: Diario compiti di cura (dal lunedì al venerdì)
Il fine settimana invece vede fortemente protagonisti i genitori nell’assolvimento dei compiti di cura dei figli. Mamma e papà sono le figure di riferimento per quasi la metà dei nuclei familiari intervistati; la restante metà vede comunque la cura in capo ai genitori anche se in forma separata (mamma 35,80% e papà 14,30%), i nonni invece rimangono figure di riferimento per i compiti di cura per il 3% dei nuclei intervistati (Grafico 2).
Grafico 2: Diario compiti di cura (sabato e domenica)
La strutturazione delle domande sulla partecipazione si è avvalsa degli spunti dei contributi di Vamstad (Pestoff, 2012b). L’articolo di Vamstad funge da sfondo al tema della co-produzione, grazie alla proposta di un primo confronto tra i livelli di partecipazione dei servizi nido statali e dei servizi nido gestiti dalle “cooperative di genitori” sviluppate in Svezia a partire dagli anni ‘70 con l’obiettivo di offrire un’alternativa pedagogica ai servizi offerti dallo Stato (2); anche in questo caso il terzo settore rappresenta il provider dove meglio si esprimono tutte e quattro tipologie partecipative. Il settore pubblico ed il privato profit accolgono forme di partecipazione più tradizionali come quella politica ed economica. Le stesse tipologie partecipative utilizzate dall’analisi di Pestoff sono state riportate nella prima delle quattro domande del questionario dedicate alla partecipazione dei genitori al servizio frequentato dai propri figli. Nella domanda è stata aggiunta un’ulteriore forma partecipativa definita “progettuale” con l’obiettivo di indagare il coinvolgimento della progettazione del servizio – definizione di orario, mete per le uscite etc. I dati aggregati mostrano una distribuzione della partecipazione principalmente su tre modalità, il 32,8% dichiara di non attuare nessuna partecipazione al servizio nido, il 29,50% partecipa a livello economico mentre il 27,30% a livello politico (Grafico 3). Quest’ultime due partecipazioni sono quelle definite più tradizionali, quelle che peraltro mobilitano un’esperienza di democrazia del servizio molto bassa. Le tre tipologie partecipative più innovative e che prevedono esperienze di co-produzione maggiori sono quelle che complessivamente raccolgono il 10,4% degli intervistati. Questa domanda non presenta particolari differenze tra i due provider del servizio, vale a dire tra l’ente pubblico e la cooperativa. In entrambe i casi quindi siamo di fronte a forme di partecipazione più tradizionali.
Grafico 3: Natura e partecipazione nei servizi nido (pubblici e terzo settore)
A corredo dei dati relativi alle attuali forme di partecipazione, alle famiglie intervistate è stato chiesto di esprimere un parere rispetto al tipo di contributo che potrebbero fornire per aumentare la partecipazione al servizio frequentato dal proprio figlio. La domanda aperta è stata ricodificata secondo le modalità evidenziate nel grafico. La risposta contiene un valore alto di missing (49,4%) probabilmente dovuto al carattere aperto della domanda. La ricodifica è riuscita a considerare quelle forme di partecipazione inserite nel quadrante innovativo, quelle più strettamente legate ad esperienze di co-produzione come la partecipazione sociale e specifica (Grafico 4). Il 19,5% delle famiglie ritiene di poter offrire il proprio contributo per l’organizzazione di eventi, feste e laboratori (partecipazione sociale); percentuale simile (18,4%) viene rilevata per il desiderio di partecipare ad incontri tra genitori e tra genitori ed educatori.
Grafico 4: "Cosa le piacerebbe fare per aumentare la partecipazione al servizio frequentato da suo figlio?"
Seppur non ci siano significative differenze tra i nidi pubblici e i nidi del terzo settore per quanto concerne il tipo di contributo che le famiglie potrebbero offrire all’interno del servizio frequentato dai propri figli, nei nidi del terzo settore compaiono in modo più evidente le famiglie che intendono mettere a disposizione competenze specifiche (5,6%) a fronte del 3,3% delle famiglie nei nidi pubblici. Tale tipo di partecipazione è stata definita specifica e rientra a tutti gli effetti nelle modalità innovative di co-produzione dei servizi.
I dati relativi alla tipologia di partecipazione sono stati arricchiti, proprio come nello studio di Pestoff, con i dati relativi al livello e alle aspettative di partecipazione. La scala applicata per rilevare il livello e le aspettative di partecipazione è una scala metrica (0-10) ricodificata successivamente nelle tre modalità (bassa, media ed alta).
Tabella 3: Livello di partecipazione e tipologia di servizio nido
Tabella 4: Aspettative di partecipazione e tipologia di servizio nido
La rappresentazione grafica delle tabelle proposte (Grafico 5 e 6) mette in evidenza come il livello di partecipazione medio rilevato nei servizi gestiti dalla cooperativa si attesti su valori superiori rispetto ai servizi nido pubblici. Con quasi dieci punti percentuali di differenza si presenta la media dei valori sul livello basso, confermando in questo caso le evidenze empiriche emerse nello studio comparativo europeo (Grafico 5).
Grafico 5: Livello di partecipazione (confronto tra nidi pubblici e del terzo settore)
Le aspettative di partecipazione (Grafico 6) invece presentano differenze sui livelli alti di aspettative, anche in questo caso sono quasi sei i punti percentuali che distinguono le aspettative di partecipazione sui livelli alti (25,49% a fronte del 19,09%) tra i nidi gestiti dalla cooperativa e i nidi a gestione pubblica.
Grafico 6: Aspettative di partecipazione (confronto tra nidi pubblici e del terzo settore)
L’utilizzo di scale metriche consente il calcolo della media dei valori sia in riferimento al livello di partecipazione che alle aspettative. Seguendo gli spunti legati al tema della co-produzione è possibile vedere uno scostamento dei valori rispetto alla media relativi sia al livello che alle aspettative per le due tipologie di nidi coinvolti. Un primo confronto mette in evidenza le diverse medie tra livello di partecipazione ed aspettative. Superiore di quasi due punti percentuali la media totale relativa alle aspettative di partecipazione (7,35%) rispetto a quella del livello di partecipazione (5,81%). In generale i nidi della cooperativa presentano un valore superiore sia nel livello che nelle aspettative rispetto alla media generale; si tratta pur sempre di uno scarto minimo (0,25 e 0,43%). Una chiara differenza mostra il rapporto tra nidi privati nonprofit e nidi pubblici nei confronti della media generale. I nidi pubblici presentano valori, per le due variabili, sempre inferiori rispetto alla media generale (Tabella 5).
Tabella 5: Livello ed aspettative di partecipazione (confronto medie)
Questa prima raccolta di dati relativa alla tipologia di partecipazione ed al livello della stessa riporta un trend simile a quello evidenziato nella ricerca proposta da Pestoff, senza però arrivare ad una netta demarcazione in termini di partecipazione tra servizi erogati dal pubblico e servizi erogati dal terzo settore. Sembrano restare in sottofondo quei codici simbolici che contraddistinguono il terzo settore (Meyer, Rowan, 1977) quale risultanza di prassi decennali di esternalizzazione di servizi che hanno via via portato il terzo settore ad acquisire maggiore dimestichezza con i linguaggi delle istituzioni pubbliche che dei cittadini fruitori dei servizi.
La fase della rilevazione, oltre che a suscitare nuovi interrogativi, ha svolto un’importante funzione di stimolo per l’avvio della sperimentazione dei primi servizi innovativi.
Claudia Pedercini Università degli Studi di Verona