OTTOBRE 2016
 
Una nuova stagione di politiche europee per l'impresa sociale

Una nuova stagione di politiche europee per l'impresa sociale

L’Iniziativa per l’imprenditoria sociale e le azioni a essa correlate - tra le quali l’istituzione del GECES, il gruppo di esperti europei sull’impresa sociale - apre una nuova stagione di politiche a favore delle imprese che producono beni di interesse collettivo ad elevato impatto sociale. E’ importante quindi approfondire i contenuti di questo documento, mettendone in luce le opzioni di valore e gli approcci culturali che ne sono all’origine e che in esso hanno trovato una non semplice sintesi. Inoltre è ugualmente necessario prefigurare le ricadute della Comunicazione, guardando in particolare all’aspetto principale che la caratterizza, ovvero la creazione di un sistema dedicato di finanziamenti pubblici (i nuovi fondi strutturali) e privati (fondi sociali d’investimento certificati). Tutte questioni che investono non solo le tecnostrutture e le lobbies comunitarie, ma impattano sui territori, in particolare sugli ambiti regionali che saranno a includere azioni mirate nei propri programmi d’intervento.

 

La Comunicazione della Commissione Europea (Commissione Europea 2011, SEC 1278) che ha rilanciato le politiche per l’impresa sociale a livello comunitario può essere presa in esame da almeno tre diverse angolature. La prima si concentra su alcuni dettagli che pur nella loro singolarità mettono in luce le opzioni politico – culturali che sono all’origine di questo documento. La seconda ottica, più tradizionale, riguarda l’impostazione generale del documento, i principali contenuti che lo sostanziano e soprattutto l’articolato sistema di legami con altri provvedimenti assunti dalla stessa Commissione e da altre istituzioni europee. Infine, si possono delineare le ricadute che deriveranno dalla sua progressiva implementazione per le imprese sociali che operano sul campo.

 

Una sintesi di approcci diversi

I dettagli degni di maggior attenzione si concentrano nel titolo e nel sottotitolo della Comunicazione. La versione italiana si intitola infatti “Iniziativa per l’imprenditoria sociale”, mentre nella versione inglese il titolo è “Social Business Initiative”. Quella che può sembrare una mera questione terminologica rimanda in realtà a un più profondo confronto tra diversi approcci all’impresa sociale e che, in linea di massima, sono di due tipi. Da una parte l’impresa sociale che scaturisce da un’evoluzione interna all’economia sociale e al terzo settore in forma di organizzazione imprenditoriale non profit. Dall’altra l’evoluzione più recente nell’ambito delle strategie di responsabilità sociale delle imprese for profit. In entrambi i casi si tratta di evoluzioni che segnano una discontinuità rispetto a dinamiche relativamente consolidate. Sul fronte dell’economia sociale e del terzo settore l’impresa sociale si è affermata, ormai da qualche decennio, marcando alcuni elementi distintivi: l’allargamento della missione sociale a una gamma ampia e diversificata di portatori di interesse e la capacità di produrre e scambiare beni e servizi secondo criteri imprenditoriali di “stabilità e continuità” come ben ricorda la normativa italiana in tema di impresa sociale (Legge n. 118/05). Il modello che è emerso da questo contesto ridefinisce i processi di mutualizzazione dei bisogni ai quali rispondere, allargandone e differenziandone lo spettro. Inoltre individua una vocazione di carattere produttivo per quanto riguarda beni e servizi con un marcato accento di “interesse collettivo” legato al loro carattere di meritorietà (Borzaga, Fazzi, 2011). Nel caso delle imprese di mercato, invece, l’orientamento in senso sociale riguarda l’oggetto della produzione e non solo la redistribuzione per fini sociali di una percentuale della ricchezza economica prodotta attraverso i meccanismi di accumulazione tradizionali che massimizzano l’interesse degli azionisti. Un valore quindi che – citando il titolo del fortunato saggio di Michael Porter e Mark Kramer (Porter, Kramer, 2011) – è sociale perché condiviso da una pluralità di attori, in particolare dai consumatori che sono sempre più interessati ad acquistare beni che incorporano elementi di sostenibilità variamente definiti e adeguatamente rendicontati.

 

Gli elementi definitori

Il dettaglio del titolo riflette un più ampio confronto competitivo tra diverse modalità di produzione di valore sociale, rispetto alle quali la Comunicazione della Commissione cerca di farsi carico, non senza difficoltà, soprattutto sul piano definitorio. L’estensore del documento ha scelto di non proporre schemi giuridico formali – opzione peraltro complicata da un contesto europeo estremamente frammentato – ma piuttosto puntando su tre diversi aspetti. Il primo riguarda il riconoscimento di un elevato valore sociale ad alcuni macro ambiti di attività all’interno dei quali le imprese sociali operano già da tempo e in numero piuttosto significativo, come i servizi sociali e le attività di inclusione attraverso il lavoro a favore di persone svantaggiate. Il secondo aspetto riguarda la destinazione della ricchezza generata dall’impresa, prevedendo che gli utili vengano reinvestiti, anche se non totalmente, per la realizzazione dello scopo sociale. Ultimo aspetto, e forse più evidente, riguarda la capacità dell’impresa sociale di generare un impatto non solo economico e occupazionale ma anche sociale, avendo come riferimento il benessere dei beneficiari diretti e indiretti delle attività e, a caduta, il sistema socio – economico e politico in cui l’impresa opera. Un impatto quindi che è anche sistemico perché volto a ridefinire i metodi di azione e i sistemi di regolazione. Anche per questa ragione l’impatto generato dalle imprese sociali dovrà essere efficacemente rendicontato in modo da legittimare la missione distintiva di queste imprese, mentre sul piano gestionale consentirà di attrarre risorse di vario tipo mobilitate da soggetti diversi sulla base dei risultati raggiunti.

 

La centralità nell’ecosistema

Un secondo, importante dettaglio riguarda il sottotitolo della Comunicazione, che ha il pregio di indicare in modo molto chiaro gli obiettivi che il documento intende perseguire. Una sorta di missione che impegna il policy maker europeo e altri attori chiamati a implementarne le previsioni. Obiettivo della Iniziativa per l’imprenditoria sociale è infatti “costruire un ecosistema per promuovere le imprese sociali al centro dell’economia e dell’innovazione sociale”. Ancora una volta il documento si fa carico di sintetizzare prospettive diverse e non necessariamente convergenti. L’utilizzo del termine “ecosistema” rimanda, ad esempio, all’innovazione tecnologica che, sulla costruzione di ecosistemi, basati anche sulla prossimità spaziale delle risorse e del capitale umano, ha individuato l’architrave del suo modello di sviluppo. Ma l’aspetto più rilevante di tale ecosistema riguarda la costruzione di politiche, servizi e risorse che siano in grado di operare efficacemente affinché le imprese sociali assumano una posizione di centralità in due contesti – l’economia sociale e l’innovazione sociale – rispetto ai quali è necessario stabilire il posizionamento attuale e le traiettorie di sviluppo. Nel caso dell’economia sociale il quadro è forse meglio definito, se non altro perché si tratta di un rapporto generativo che si dipana nel medio/lungo periodo, come si è cercato di argomentare nei paragrafi precedenti. Nel caso dell’innovazione sociale la questione è meno definita, sia perché questa declinazione dell’innovazione è di recente affermazione, sia perché nel suo alveo di significati accoglie una pluralità di esperienze ed iniziative rispetto alle quali il contenuto innovativo risiede, più che in un particolare “veicolo organizzativo”, nella ricerca di nuovi schemi d’azione che coinvolgono più soggetti per affrontare problemi sociali e ambientali la cui soluzione non è più differibile. Su entrambe i fronti la ricerca, soprattutto empirica, è chiamata ad elaborare in tempi brevi una conoscenza attivabile al fine di sostenere il processo di centralizzazione dell’imprenditoria sociale, come peraltro dimostrano due guide della Commissione Europea: la prima sull’innovazione sociale (European Commission, 2013) e la seconda, di prossima pubblicazione, sull’economia sociale curata da Euricse (European Research Institute on Cooperative and Social Enterprises).

 

Il finanziamento perno dello sviluppo

Guardando all’impostazione e ai contenuti principali, la parte più importante dell’Iniziativa per l’imprenditoria sociale è il “Piano d’azione per sostenere l’imprenditoria sociale in Europa”. Un articolato in tre paragrafi e undici azioni chiave da cui dipenderà, in buona parte, l’impatto del documento stesso sulle politiche di sviluppo non solo comunitarie, ma anche nazionali e locali. Senza entrare nel dettaglio delle singole previsioni, che peraltro la Comunicazione descrive con chiarezza, si possono proporre alcuni elementi di interpretazione generale che riguardano il “fabbisogno” di sviluppo di questa particolare tipologia d’impresa secondo il policy maker europeo. In primo luogo emerge chiaramente un’impostazione che riconosce nell’accesso al finanziamento il principale ostacolo allo sviluppo dell’imprenditoria sociale. L’enfasi su questo tema è ribadita a livello di previsioni, laddove si indica il sostegno all’impresa sociale come priorità d’investimento dei fondi strutturali per il periodo di programmazione 2014-2020. Allo stesso modo vengono previste forme di incentivazione e di sostegno alla creazione di fondi privati dedicati, utilizzando anche lo strumento del micro credito. Nessun accenno, invece, a meccanismi di crowdfunding così come previsto per altre forme d’impresa, in particolare per quelle a elevato contenuto innovativo (AA. VV., 2012) . In secondo luogo, lo sviluppo dell’imprenditoria sociale viene ricollegato a una maggiore visibilità – e, si potrebbe aggiungere, reputazione – di queste imprese. Le previsioni contenute nella Comunicazione ripropongono, ancora una volta, dispositivi classici della progettazione europea come l’identificazione e lo scambio di buone pratiche e le iniziative sul fronte informativo e promozionale, dimostrando indirettamente l’ancora scarsa strutturazione di un vero e proprio ecosistema di servizi con funzioni di supporto e di accompagnamento. Di maggiore rilievo sono invece le disposizioni per la costruzione di repertori su marchi e certificazioni in grado di misurare l’impatto sociale generato da queste imprese, confermando l’opzione di individuare non tanto a monte (le forme giuridiche) ma soprattutto a valle (outcome) la caratterizzazione dell’impresa sociale. In terzo luogo, nonostante non manchino riferimenti alle forme giuridiche – anche se ribadiscono figure tipiche dell’economia sociale come cooperative e fondazioni – gli aspetti di maggiore rilievo riguardano l’accesso ai mercati pubblici da parte delle imprese sociali, riconoscendo gli elementi di qualità specifica generati da queste imprese. Su questo fronte si possono annoverare le disposizioni riguardanti le regole in materia di aiuti di stato per quanto riguarda i servizi sociali e i servizi locali grazie a interventi sulla normativa in materia di Servizi di Interesse Economico Generale (SIEG).

 

Ricadute e implicazioni

Disposizioni di così ampio respiro hanno inevitabilmente innescato un processo di implementazione che merita di essere attivamente monitorato. Se è vero infatti che l’Iniziativa per l’imprenditoria sociale è “figlia” di importanti dispositivi come l’Atto per il mercato unico (Commissione Europea 2011, COM 206), è altrettanto evidente che questo stesso documento presenta importanti riflessi nella produzione di policy a livello europeo. Nello specifico può essere ricordato il follow up della Commissione Europea1 per ciascuno dei punti che definiscono il Piano d’azione per l’imprenditoria sociale, in particolare per quanto riguarda l’etichettatura dei fondi d’investimento dedicati all’imprenditoria sociale allo scopo di renderli maggiormente riconoscibili facilitando l’incontro tra domanda e offerta. Anche altre istituzioni europee hanno contribuito al dibattito innescato dall’Iniziativa per l’imprenditoria sociale. In particolare vanno segnalate alcuni importanti pareri del Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE) che approfondiscono i contenuti della Comunicazione sia in termini generali che su questioni specifiche come i finanziamenti (CESE, 2012) e il rapporto Becker del Parlamento Europeo (European Parliament, 2012). D’altro canto si rinvengono tracce della Iniziativa per l’Imprenditoria Sociale in successivi documenti della Commissione come il Piano di azione “Imprenditorialità 2020” (Commissione Europea 2013, COM 2012 795) e un’ulteriore Comunicazione sull’investimento sociale e i fondi strutturali per il periodo di programmazione 2014-2020 (Commissione Europea 2013, COM 83). In questo senso il punto di caduta più rilevante è rappresentato dal gruppo di esperti europei sull’impresa sociale (GECES2), i cui componenti sono stati selezionati in parte per cooptazione da amministrazioni comunitarie, nazionali e locali e in parte – aspetto quest’ultimo di particolare rilievo – attraverso un bando rivolto a ricercatori e practitioners. I lavori del GECES sia nelle plenarie che nei sottogruppi contribuiranno a consolidare le disposizioni della Comunicazione e fare in modo che esse diventino parte integrante delle politiche ordinarie di sviluppo, anche a livello nazionale e regionale. Gli Stati membri stanno infatti negoziando le risorse dei fondi strutturali per il prossimo periodo di programmazione rispetto alle quali, va ribadito, l’impresa sociale dovrà rappresentare una priorità di intervento.

 

Note

1. Per maggiori informazioni si rimanda alla pagina web ufficiale http://ec.europa.eu/internal_market/social_business/index_en.htm#maincontentSec4

2. Per maggiori informazioni sui lavori del gruppo di esperti si rimanda alla pagina web ufficiale http://ec.europa.eu/internal_market/social_business/expert-group/index_en.htm

 

Bibliografia

AA. VV. (2012), Startup Now! Guida ai nuovi incentivi e al mercato delle imprese sociali innovative, Il Sole 24 Ore, Milano.

Borzaga C., Fazzi L. (2011), Le imprese sociali, Carocci, Roma.

CESE (2012), Parere in merito alla Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Iniziativa per l'imprenditoria sociale – Costruire un ecosistema per promuovere le imprese sociali al centro dell'economia e dell'innovazione sociale, INT/606, relatore Guerini, Bruxelles.

Commissione Europea (2011), L’atto per il mercato unico. Dodici leve per stimolare la crescita e rafforzare la fiducia. “Insieme per una nuova crescita”, COM (2011) 206 definitivo, Bruxelles.

Commissione Europea (2011), Iniziativa per l’imprenditoria sociale. Costruire un ecosistema per promuovere le imprese sociali al centro dell’economia e dell’innovazione sociale, SEC (2011) 1278 definitivo, Bruxelles.

Commissione Europea (2013), Piano d’azione imprenditorialità 2020, COM (2012) 795 final, Bruxelles.

Commissione Europea (2013), Investire nel settore sociale a favore della crescita e della coesione, in particolare attuando il Fondo sociale europeo nel periodo 2014-2020, COM (2013) 83 final, Bruxelles.

European Commission (2013), Guide to social innovation, DG Regional and Urban Policy - DG Employment, Social Affairs and Inclusion, Bruxelles.

European Parliament (2012), Report on Social Business Initiative, Committee on Employment and Social Affairs, rapporteur H.K. Becker, Bruxelles.

Porter M.E., Kramer M.R. (2011), “Creare valore condiviso”, Harvard Business Review Italia, 1/2, pp. 68-84.

Flaviano Zandonai Iris Network