DICEMBRE 2016
 
Cooperative sociali, motivazioni intrinseche e creazione di network

Cooperative sociali, motivazioni intrinseche e creazione di network

Abstract

La letteratura di economia e psicologia del lavoro mostra che le motivazioni intrinseche influenzano significativamente la soddisfazione e la produttività dei lavoratori, in particolare nelle cooperative sociali. Mancano invece studi sul ruolo delle motivazioni intrinseche nella creazione di network mediante il coinvolgimento in queste organizzazioni. Attraverso una analisi empirica condotta su un dataset originale collezionato dagli autori, il presente studio intende contribuire a colmare questa lacuna con due risultati principali. Se ci riferiamo all’ampliamento del network in termini puramente quantitativi, ossia al numero di persone conosciute attraverso la cooperativa che entrano a far parte della propria sfera di amicizie, senza considerare il grado di familiarità che tali relazioni sottendono, scopriamo un effetto significativo sia delle motivazioni intrinseche sia di quelle estrinseche. Al contrario, quando esploriamo il grado di familiarità e l’effettiva presenza di mutuo supporto relativi alle relazioni instaurate con persone conosciute mediante la cooperativa, notiamo che un ruolo chiave è svolto dalle motivazioni intrinseche e, specificamente, di carattere ideale, mentre le motivazioni estrinseche perdono rilevanza.

L’analisi presentata in questo contributo è frutto di una ricerca sul campo condotta in collaborazione con “Consorzio Solidarietà Sociale” di Parma nel 2011. Si ringraziano tutti coloro che hanno collaborato alla realizzazione della ricerca, chi vi ha partecipato e in particolare il presidente del Consorzio, Danilo Amadei.


The economics and labor psychology literature show that intrinsic motivations significantly affect workers’ satisfaction and productivity, particularly in social cooperatives. However, analyses of the effect of intrinsic motivations on the creation of relational networks thorough the involvement in social cooperatives still lack. Drawing on an original dataset collected by the authors, the present paper carries out an empirical analysis which fills this gap with two main results. With respect to the purely quantitative size of networks (i.e. the number of people met through the cooperative that becomes part of one’s own network of friends, without explicitly evaluating the degree of confidence characterizing the relations) a significant effect of both extrinsic and intrinsic motivations emerge. On the contrary, when the degree of familiarity of relations and the existence of concrete mutual support through the network are also considered, a key role of intrinsic motivations, particularly of ideal motivations, does emerge, while extrinsic motivations are no longer significant.

 

Introduzione

Gli effetti socio-economici del coinvolgimento in cooperative e della diffusione di tale tipo di imprese sul territorio sono stati considerati in diversi contributi di carattere empirico che hanno analizzato la stabilità occupazionale (Bonin, Jones, Putterman, 1993; Craig, Pencavel, 1992, 1994; Burdìn, Dean, 2009), il grado di disuguaglianza del reddito e la salute (Ben-Ner, Ren, Flint Paulson, 2011; Erdal, 2012; Freundlich, Gago, 2012; Perotin, 2012), la creazione di fiducia (Sabatini, Modena, Tortia, 2012).

Il presente studio aggiunge un tassello a questo mosaico indagando gli effetti che la partecipazione in una precisa tipologia di cooperative, le cooperative sociali1, produce sul network relazionale degli individui. Il network relazionale è considerato sia in termini meramente quantitativi (quante persone incontrate attraverso il coinvolgimento in cooperativa sono entrate a far parte della propria cerchia di amici), sia nei suoi aspetti qualitativi, ovvero valutando il grado di familiarità e mutuo supporto che caratterizzano le relazioni. Analisi con obiettivi analoghi sono state realizzate da Wollebaeck e Selle (Wollebaeck, Selle, 2002), Prouteau e Wolff (Prouteau, Wolff, 2004) e Degli Antoni e Sabatini (Degli Antoni, Sabatini, 2013). I primi due contributi, tuttavia, si concentrano sulla partecipazione volontaria in associazioni (senza considerare le cooperative sociali) e trascurano l’aspetto qualitativo dei network. Il contributo di Degli Antoni e Sabatini (Degli Antoni, Sabatini, 2013) compara gli effetti sui network derivanti dalla partecipazione in cooperative sociali e in associazioni di volontariato.

La letteratura teorica, ha individuato due principali canali che consentono alle cooperative di incidere positivamente sulle reti di relazioni degli individui in esse coinvolti. In primo luogo, queste organizzazioni sono caratterizzate da un modello di governance democratico e inclusivo (Birchall, 2013; Borzaga, Tortia, 2010; Negri Zamagni, 2012), che prevede una struttura multi-stakeholder con rappresentanti di interessi diversi inclusi nel consiglio. Ciò può facilitare la creazione di legami all’interno dell’organizzazione (Degli Antoni, Portale, 2011) e fra membri dell’organizzazione ed esponenti della comunità locale. Inoltre, l’attività di networking che connota queste organizzazioni non ha in genere il mero scopo di migliorare la performance economica dell’impresa, ma quello di favorire il perseguimento di obiettivi di carattere generale, connessi alla creazione di coesione sociale e welfare locale (Borzaga, Ferri, Sabatini, 2012; Dasgupta, 2012; Sabatini, Modena, Tortia, 2012). Queste riflessioni appaiono particolarmente rilevanti se si considera che sono state riprese da policy makers a livello nazionale e internazionale al fine di sostenere la necessità di promuovere politiche pubbliche a supporto del movimento cooperativo. Un esempio rappresentativo è il discorso tenuto nel febbraio del 2002 all’European Cooperative Convention a Bruxelles dall’allora Presidente della Commissione Europea Romano Prodi che sottolineò l’importanza delle cooperative nel rafforzamento del tessuto produttivo e nella creazione di capitale sociale2.

L’analisi degli effetti del coinvolgimento in cooperative sociali sulla rete di relazioni degli individui è di particolare interesse alla luce dei recenti contributi che hanno mostrato un effetto benefico dei network relazionali sul well-being. La ricchezza dei network è significativamente e positivamente correlata alla felicità dichiarata (Becchetti, Pelloni, Rossetti, 2008; Bruni, Stanca, 2008; Sarracino, 2010, 2013), all’autostima (Ellison, Steinfield, Lampe, 2007; Steinfield, Ellison, Lampe, 2008), alla salute fisica e mentale (Brown, Scheffler, Seo, Reed, 2006; Folland, 2006; Fiorillo, Sabatini, 2011), al reddito (Robison, Siles, Jin, 2011) e allo spirito imprenditoriale (Bauernschuster, Falck, Heblich, 2010).

Nell’analizzare l’impatto del coinvolgimento in cooperative sociali sul contesto relazionale degli individui, particolare attenzione sarà dedicata al ruolo che, per quanto concerne i lavoratori, hanno le motivazioni relative alla scelta di intraprendere/accettare il lavoro in cooperativa. In particolare si farà riferimento alla distinzione fra motivazioni estrinseche ed intrinseche (Titmuss, 1970; Deci, 1971, 1972, 1975; Frey, 1992, 1997). La letteratura esistente mette in evidenza che la distinzione fra questi due tipi di motivazioni non è sempre chiara, e che in molti casi esse emergono contestualmente (Frey, 1997, p. 14). Tuttavia, di seguito condividiamo l’impostazione proposta dallo stesso Frey (Frey, 1997), secondo cui è utile, al fine di interpretare fenomeni economicamente e socialmente rilevanti, la semplice possibilità di distinguere fra attività intraprese dagli individui (principalmente) per il gusto stesso di realizzarle - motivazioni intrinseche, e attività svolte (principalmente) in vista di un compenso esterno - motivazioni estrinseche. In questa prospettiva, seguendo Deci (Deci, 1971, p. 105), definiamo intrinsecamente motivato a svolgere una certa attività colui che decide di intraprenderla senza nessuna ricompensa eccetto la soddisfazione per lo svolgere l’attività in sé.

Precedenti studi riferiti a cooperative sociali hanno analizzato l’effetto che le motivazioni hanno sulla soddisfazione per il lavoro (Borzaga, Tortia, 2006; Depedri, Tortia, Carpita, 2012), sulla soddisfazione per la creatività sul posto di lavoro (Sacchetti, Tortia, 2013) e sul livello di produttività e salario dei lavoratori (Becchetti, Pelloni, Rossetti, 2012), rivelando un effetto positivo del grado di motivazioni intrinseche su soddisfazione, produttività e salario dei lavoratori. Riguardo al ruolo delle motivazioni rispetto alla creazione di reti, riferendosi a volontari impegnati in associazioni, Degli Antoni (Degli Antoni, 2009) ha mostrato come le motivazioni intrinseche, e in particolare quelle di carattere ideale, abbiano un effetto rilevante sulla creazione di relazioni basate su fiducia e affidabilità. Il presente contributo conferma, in riferimento ai lavoratori di cooperative sociali, il ruolo significativo delle motivazioni nel favorire l’ampliamento del network relazionale degli individui e il ruolo particolare delle motivazioni di carattere intrinseco rispetto alla creazione di legami basati su fiducia e affidabilità.

Il contributo si articola in quattro paragrafi. Il secondo paragrafo presenta il dataset, gli indici riferiti alla dimensione e alla qualità dei network e le variabili utilizzate per studiare il ruolo delle motivazioni. Il terzo paragrafo presenta i risultati dell’analisi empirica. L’articolo si conclude con una breve discussione dei risultati.

 

Dataset e principali variabili di interesse

 

Il Dataset

L’analisi empirica si basa su un dataset originale raccolto nel 2011 mediante la somministrazione di un questionario a lavoratori, volontari, “lavoratori svantaggiati” (termine inteso ai sensi della legge 381 del 1991), utenti e familiari di utenti e di lavoratori svantaggiati di un campione di cooperative sociali consorziate al “Consorzio Solidarietà Sociale” di Parma attraverso cui le organizzazioni sono state contattate (di seguito con il termine “lavoratori” ci riferiremo esclusivamente ai lavoratori non svantaggiati). Delle 37 cooperative sociali aderenti al “Consorzio Solidarietà Sociale”, che rappresentano una significativa parte delle 78 attive in Provincia di Parma, 17 hanno di fatto accettato di prendere parte alla ricerca. Di queste, 12 sono di tipo A, 1 di tipo B e 4 a oggetto misto (A+B). In totale sono stati raccolti questionari compilati da: 32 volontari in 12 cooperative (2.7 volontari per organizzazione in media, minimo 1, massimo 5 e deviazione standard 1.5), 106 lavoratori in 17 cooperative (6.2 in media per organizzazione, Min. 1, Max. 15 e Dev.st. 4.5), 18 lavoratori svantaggiati in 4 cooperative di tipo B o A+B (4.5 lavoratori svantaggiati in media, Min. 1, Max. 9 e Dev.st. 3.7), 17 utenti in 3 cooperative (5.7 in media, Min.2 e Max.9 e Dev.st. 3.5), 29 famigliari di utenti e 4 di lavoratori svantaggiati in 10 cooperative (ai fini dell’analisi, i familiari degli utenti e dei lavoratori svantaggiati sono considerati insieme e definiti “familiari” - 3.3. in media, Min. 1, Max. 7 e Dev.st. 1.9). Nei questionari somministrati ai diversi soggetti coinvolti (di lunghezza diversa, dalle 101 domande nel questionario per i lavoratori alle 55 del questionario per i familiari di utenti e lavoratori svantaggiati) sono contenute domande relative sia ad aspetti socio-demografici, sia, in particolare, all’esperienza relativa al coinvolgimento in cooperativa. Gli intervistati sono stati selezionati in modo casuale. I questionari sono stati distribuiti presso la cooperativa e compilati a casa. Un questionario per ogni organizzazione è stato inoltre distribuito a una persona in grado di fornire informazioni relative alle caratteristiche principali della cooperativa di appartenenza.

Nonostante i dati raccolti non siano rappresentativi a livello nazionale o regionale, essi riflettono comunque una situazione osservata in una Provincia di 445.283 abitanti (http://www.statistica.parma.it/) e caratterizzata da un tessuto sociale ricco di associazioni di welfare sociale e con un numero significativo di cooperative sociali3.

 

Le principali variabili di interesse

Per misurare l’impatto sui network relazionali, seguendo il contributo di Degli Antoni (Degli Antoni, 2009) e Degli Antoni e Sabatini (Degli Antoni, Sabatini, 2013), si è scelto di concentrarsi su 3 indici. Il primo, denominato Ampiezza network, si basa su una domanda volta a cogliere quante persone incontrate dopo l’ingresso in cooperativa sono entrate a far parte della cerchia di amicizie degli intervistati. Il secondo e il terzo indice fanno esplicitamente riferimento al grado di familiarità che caratterizza le relazioni formate attraverso il coinvolgimento in cooperativa. L’indice denominato Legami forti è costruito come media standardizzata4 delle risposte a quattro domande:

‘‘Quante sono le persone, complessivamente parlando, che lei ha conosciuto attraverso il suo coinvolgimento in cooperativa a cui lei:

  1. Parlerebbe di eventuali problemi familiari
  2. Affiderebbe i propri familiari (bambini/anziani)
  3. Chiederebbe un aiuto per gestire casa nel caso andasse in vacanza
  4. Darebbe/riceverebbe assistenza reciproca o collaborazione in attività come fare la spesa, accompagnare bambini o anziani a determinate attività, ecc…”.

L’indice denominato Legami deboli è costruito come media standardizzata delle risposte a tre domande:

“Quante sono le persone, complessivamente parlando, che lei ha conosciuto attraverso il suo coinvolgimento in cooperativa, con cui esiste un rapporto di collaborazione abituale come:

  1. Telefonate per chiedere informazioni o consigli
  2. Svolgere piccole commissioni
  3. Chiedere un aiuto per trovare lavoro”.

Le motivazioni in ingresso sono state misurate riferendosi alle seguenti domande poste ai lavoratori:

“Rispetto alla sua scelta di intraprendere/accettare il suo lavoro in cooperativa, quanto hanno contato i seguenti aspetti, da 1 (pochissimo) a 7 (moltissimo):

  • Motivazioni di carattere ideale (Variabile Mot_ideale)
  • Il desiderio di sentirmi utile per gli altri (Mot_utilità_sociale)
  • Il desiderio di ampliare il numero delle mie conoscenze e/o amicizie (Mot_amici)
  • La ricerca di un riconoscimento sociale (Mot_riconoscimento).”

A partire da queste quattro domande si sono quindi costruiti due indici sintetici, Mot_intrinseche e Mot_estrinseche, ottenuti come media aritmetica rispettivamente delle prime due e delle ultime due domande precedenti.

 

Evidenza empirica

 

Statistiche descrittive

In termini di statistiche descrittive, se si guarda alla totalità del campione, sembra che il coinvolgimento nelle cooperative sociali produca un effetto complessivamente positivo sul network relazionale delle persone coinvolte. Riguardo alla variabile relativa agli effetti sull’ampiezza del network, circa il 60% degli intervistati dichiara di aver conosciuto, grazie all’ingresso in cooperativa, almeno una persona con cui ha poi stretto un rapporto di amicizia. Rispetto all’avvio di relazioni di mutuo supporto su cui si basa la costruzione dei due indicatori sintetici Legami forti e Legami deboli, osserviamo che in 6 tipi di relazioni su 7, oltre il 50% dei partecipanti all’indagine ha dichiarato valori positivi (ovvero di aver conosciuto attraverso la cooperativa almeno un’altra persona con cui ha instaurato il legame basato su fiducia e affidabilità citato nella domanda). Per 3 di questi indicatori la percentuale sale attorno al 70% dei rispondenti.

Tuttavia, emergono alcune rilevanti differenze (Tabella 1) fra le diverse categorie di individui inclusi nel campione (sebbene senza considerare ancora alcun controllo di eventuali effetti dovuti, ad esempio, a livello di istruzione o tempo di permanenza in cooperativa). Facendo riferimento ai valori medi, si rileva un dato decisamente più elevato per i lavoratori svantaggiati rispetto a tutte le altre categorie di soggetti per quanto riguarda la variabile puramente quantitativa relativa al network creato in cooperativa (Ampiezza network). Quando invece si considera la qualità delle relazioni instaurate, stringendo il cerchio intorno a relazioni che implicano un mutuo supporto effettivo fra soggetti, si osserva che i lavoratori presentano i valori medi più elevati, rispetto agli indici sintetici relativi sia ai legami forti sia ai legami deboli. Valori sensibilmente più bassi si riscontrano per i lavoratori svantaggiati, gli utenti e i familiari, mentre i volontari si collocano nel mezzo fra queste categorie e quella dei lavoratori. Infine, se si guarda alla percentuale di individui che hanno avviato, attraverso il contatto con la cooperativa, almeno con una persona le relazioni di mutuo supporto cui si riferiscono gli indici Legami forti e Legami deboli, osserviamo valori sostanzialmente sopra al 50% in quasi tutti gli indicatori per i lavoratori, i volontari e gli utenti. Valori generalmente inferiori si rilevano in relazione ai familiari. Per quanto riguarda i lavoratori svantaggiati, emergono percentuali decisamente basse e in molti casi rivelatrici di uno scarso impatto della partecipazione in cooperativa sulla creazione di reti effettivamente finalizzate a relazioni di mutuo supporto (Tabella 1).

antoni-tab1Tabella 1: Coinvolgimento in cooperative sociali e creazione di network.
La tabella riporta i valori medi dell’indice Ampiezza network e i valori medi e, in parentesi, la percentuale di soggetti che ha dichiarato valori maggiori di 0, in relazione alle singole componenti utilizzate per costruire le variabili Legami forti e Legami deboli. 5

Dato il limitato numero di osservazioni relative a volontari, lavoratori svantaggiati, utenti e familiari, e data la diversità dei questionari somministrati che non consente una analisi multivariata approfondita rispetto in particolare a utenti, lavoratori svantaggiati e familiari, l’analisi empirica di seguito proposta si concentra principalmente sui lavoratori.

Giacomo Degli Antoni Università degli Studi di Parma - EconomEtica 

Fabio Sabatini Sapienza Università di Roma - Euricse - Laboratory for Comparative Social Research, Higher School of Economics, Moscow