10  DICEMBRE 2017
 

Innovazione sociale e sviluppo territoriale

Questo saggio mette in scena spazi e luoghi, intesi come habitat di speranza e cambiamento, resistenza e innovazione sociale, con un alto potenziale di emancipazione a livello socio-politico. Attraverso l’analisi di due percorsi di ricerca-azione di lungo periodo, uno in Europa e l’altro in Québec, il contributo illustra la rilevanza di iniziative, modelli di governance e processi d’istituzionalizzazione socialmente innovativi in ambito territoriale. Affronta inoltre il ruolo svolto dalla ricerca come strumento di innovazione sociale in grado di dar vita a inedite modalità di cooperazione tra attori istituzionali e pratiche sociali emergenti. Modalità di cooperazione che ridisegna i processi di generazione della conoscenza, mettendo in discussione ipotesi di indagine e strumentazione metodologica. 

Innovazione sociale e sviluppo territoriale

Reti collaborative, commons cognitivi e sense-making

Reti collaborative, commons cognitivi e sense-making

Le innovazioni disruptive che emergono dalla rivoluzione digitale in corso portano indubbiamente il segno dell’energia individualistica degli esploratori che, partendo dal “garage”, sono riusciti a proporre soluzioni di successo, diventando in pochissimi anni grandi capitalisti e “padroni della rete”. Però, nella transizione digitale, le energie individuali che emergono sono anche quelle degli user, ossia di tutti coloro che usano le piattaforme digitali per avere informazioni, tessere relazioni, offrire o acquistare on demand, portare avanti idee di business, interagire con altri nella messa a punto di progetti condivisi, creare e propagare significati. E, alla fine, generare valore nella rete, come frutto delle tante iniziative nascenti dal basso. L’individualismo, dunque, non è tutto. In effetti, nelle reti digitali stanno anche prendendo forma legami sociali di condivisione delle risorse, delle conoscenze e dei problemi da affrontare. La relazione on line non si limita, in effetti, a mettere in contatto persone o imprese che restano chiuse nel loro isolamento, come parti di sistemi o ecologie circoscritte. Ma è una relazione che consente alle persone di creare significati, progetti, e percorsi di realizzazione condivisi, coinvolgendo nel legame sociale così creato gruppi più o meno grandi di partecipanti. Non per niente i cosiddetti “social” (come Facebook, Twitter, Whatsapp, LinkedIn e altri) sono al centro delle comunicazioni e interazioni in rete, dando luogo a gruppi più o meno coesi di persone che hanno qualche interesse in comune. 

L’impresa come istituzione sociale

L’impresa come istituzione sociale

L’impresa è il fulcro vitale del sistema socioeconomico capitalista, l’attore chiave a partire dal quale è possibile comprendere una parte non secondaria delle logiche che animano le economie contemporanee. È la fucina della ricchezza materiale, il punto intorno a cui si condensano le principali spinte al cambiamento, in un contesto politico in cui tutti, o quasi, affermano che la potenziale nuova imprenditorialità è considerata come un driver fondamentale per la crescita economica e occupazionale. Basterebbero solo tali ragioni di carattere generale per accogliere in modo positivo il volume che si intende recensire in questa sede. Soprattutto in una congiuntura dove l’impresa non sempre è stata collocata tra le priorità conoscitive di economisti e sociologici, e dove non sempre le scienze sociali sono riuscite con continuità a diffondere dati e riflessioni al riparo da goffe o sottili cortine ideologiche.  

Il contratto di rete come strategia di rigenerazione urbana

Il contratto di rete come strategia di rigenerazione urbana

Il paper affronta il tema della rigenerazione di aree urbane che vertono in condizioni di degrado fisico e socio-economico. In particolare, si proverà a contestualizzare il caso di Piazza Mercato a Napoli attraverso la teoria dei giochi e, nello specifico, il dilemma del prigioniero, condizione in cui i decisori massimizzano il risultato delle proprie scelte – per sé ma non per il gruppo – contribuendo al “degrado urbano” (che rappresenta una situazione di equilibrio sub-ottimale o non cooperativo, il noto Nash Equilibrium). L’obiettivo di questo contributo è individuare gli “strumenti” che possono favorire il superamento del dilemma del prigioniero, attraverso scelte cooperative che spingono gli agenti economici a preferire comportamenti atti a massimizzare il risultato del gruppo, ovvero la “riqualificazione urbana” (che rappresenta una situazione di equilibrio ottimale o cooperativo). In particolare, ci si chiederà quale sia la tipologia di cooperazione maggiormente in grado di favorire il raggiungimento di soluzioni ottimali. La “cooperazione strumentale e condizionale”, che nasce dall’adesione a sistemi di incentivi e punizioni (il contratto di rete, ad esempio) e/o la “cooperazione non strumentale” che nasce dalla fiducia genuina ed interpersonale tra gli agenti, quella cioè che non risponde alla logica individualistica.