DICEMBRE 2015
 

Beni comuni e cooperazione

Il libro curato da Lorenzo Sacconi e Stefania Ottone rappresenta una pubblicazione importante all’interno dell’ormai consistente produzione editoriale sui beni comuni. La rilevanza del contributo deriva sia dall’articolazione dei contenuti proposti – ispirati a una logica autenticamente multidisciplinare: economia, diritto, filosofia – sia dalla scelta di focalizzare l’analisi intorno a un tema specifico, ovvero il ruolo dei modelli cooperativi nella governance dei commons. Da questo punto di vista il volume si caratterizza per un approccio decisamente diverso rispetto ad altri contributi – magari anche di maggior successo editoriale – che per lo più si sono dedicati alla querelle dei pro e contro i beni comuni, utilizzando questa particolare classe di risorse come una sorta di strumento dialettico finalizzato a risolvere l’annosa questione della “terza via” tra Stato e mercato nel regolare la produzione di beni e servizi, in particolare quando questi ultimi assumono qualifiche di “interesse generale” o “interesse collettivo”. Una modalità di argomentazione che certamente contribuisce a far emergere un tema rilevante, fino a poco tempo fa marginale nel dibattito scientifico e pubblico, ma che al tempo stesso causa una polarizzazione delle posizioni – basti pensare alla qualifica di “benecomunisti” ormai di uso gergale – poco utile nel momento in cui si è chiamati “a passare all’azione”, verificando in che modo la governance dei beni comuni sia effettivamente in grado di generare uno specifico valore aggiunto, a livello di efficacia e di sostenibilità, rispetto soluzioni gestionali basate sull’offerta di beni pubblici governata e gestita dalla Pubblica Amministrazione e dai suoi subcontractor o su beni privati intermediati dalle istituzioni di mercato. 

Beni comuni e cooperazione

L'impresa sociale al servizio della buona occupazione

L'impresa sociale al servizio della buona occupazione

Negli ultimi anni l’impatto congiunturale sui livelli occupazionali e sulle politiche di welfare ha focalizzato l’attenzione sulla creazione di occupazione dignitosa e di qualità – in contrapposizione ai bad jobs con scarse tutele e opportunità in termini di guadagno e crescita professionale – secondo la definizione di decent work promossa dall’ILO e in accordo con le strategie EU sull’occupazione. Le politiche comunitarie e nazionali riconoscono l’impresa sociale tra le forme organizzative più “funzionali” alla promozione di “buona” occupazione (Borzaga, Galera, 2011) e i suoi tratti caratterizzanti (modello organizzativo, cultura del lavoro etc.) contribuiscono a definire la sua distintività rispetto ad altre forme di imprenditorialità. Questo saggio si colloca in tale ambito, con particolare riferimento al legame con il territorio, quale parte integrante del modello di intervento delle politiche per una “buona” occupazione. 

Poveri estremi: un'analisi sui dati dell'ONDS

Poveri estremi: un'analisi sui dati dell'ONDS

I poveri estremi appaiono ai margini non solo della società ma anche delle statistiche. Le tradizionali indagini sulla povertà e la disuguaglianza, infatti, escludono sistematicamente gli homeless. Lo scopo di questa analisi è di contribuire allo studio della povertà estrema in Italia utilizzando un dataset originale relativo agli utenti che nel corso del 2014 si sono rivolti a tre centri di orientamento sociale (Help Center) dell’Osservatorio Nazionale sul Disagio e la Solidarietà nelle Stazioni Italiane (ONDS). In primo luogo, i risultati suggeriscono che gli utenti più anziani sono più propensi a richiedere accoglienza rispetto ai giovani, presumibilmente per le maggiori difficoltà a trovare una sistemazione al di fuori del circuito degli Help Center. Al contrario, i giovani risultano più attivi nella ricerca di un’occupazione. In secondo luogo, l’esperienza di una separazione familiare sembra associarsi con una maggiore probabilità di avanzare qualunque tipo di richiesta. Da ultimo, i risultati appaiono in linea con l’approccio housing first: la priorità di chi versa in una condizione di disagio abitativo è soddisfare bisogni primari piuttosto che trovare un’occupazione. 

I beni confiscati al bivio: tra crisi di legittimità e nuova industria sociale

I beni confiscati al bivio: tra crisi di legittimità e nuova industria sociale

In Parlamento è in corso un importante confronto sul miglioramento degli strumenti di contrasto alla criminalità organizzata. Le proposte di riforma della normativa antimafia sono finalizzate a superare le grandi criticità finora evidenziate dagli operatori. Una parte della riforma tocca anche il tema della destinazione dei beni confiscati, prevedendo l’allargamento della platea di soggetti cui gli enti territoriali possono concedere gli immobili destinati ad uso sociale. La novità più interessante è la previsione che “altre tipologie di cooperative purché a mutualità prevalente” possano avere in concessione questi beni, oltre alle cooperative sociali, che fin dall’avvio della normativa di settore (L.104/96) potevano averli.