13  DICEMBRE 2019
 

Perché oggi si coprogetta molto più che in passato

La coprogrammazione e la coprogettazione stanno diventando prassi diffusa. Nel corso degli ultimi due anni si stanno accumulando materiali sempre più consistenti sul tema della relazione tra enti pubblici e terzo settore e in specifico sul tentativo di dare forma a tale collaborazione sulla base di un principio collaborativo anziché sulla competizione. Tali materiali1 sono riconducibili a diversi filoni: riflessioni tese a individuare fondamenta giuridiche, a partire da quelle costituzionali, che legittimano – o, più correttamente, consigliano – l’adozione di modalità di amministrazione ispirate al principio di collaborazione; lavori centrati sulle implicazioni organizzative delle relazioni collaborative, con la conseguente ridefinizione di ruoli sia dell’ente pubblico che del terzo settore che ne conseguono; e, ancora, studi di caso che approfondiscono concreti casi di collaborazione, consistenti prevalentemente (ma non solo) in forme di coprogettazione. 

Perché oggi si coprogetta molto più che in passato

Diffondere innovazione: verso un modello di scalabilità per i progetti di innovazione sociale

Diffondere innovazione: verso un modello di scalabilità per i progetti di innovazione sociale

Negli ultimi anni numerose iniziative d’innovazione sociale sono state sviluppate come risposta alle recenti trasformazioni socioeconomiche e con un’attenzione rilevante alle caratteristiche peculiari del territorio di riferimento. I decisori pubblici hanno supportato tali iniziative in quanto potenziali strumenti di policy con cui dare risposta alle istanze sociali. Nel fare ciò hanno declinato gli interventi in modo fortemente context-specific. Tuttavia, se da una parte il focus sulla dimensione contestuale può aumentare l’efficacia dei progetti di innovazione sociale, dall’altro ne può limitare le possibilità di scalabilità. L’articolo intende approfondire il tema di come agire per aumentare la continuità e replicabilità delle iniziative di innovazione sociale. Nel fare ciò, a partire dai risultati di una ricerca condotta sul progetto Siamo Qua – Quartiere Bene Comune del Comune di Reggio Emilia, verrà presentato un modello che propone gli elementi distintivi che un progetto di innovazione sociale dovrebbe avere per poter essere scalabile. 

Imprese di comunità e riconoscimento giuridico: è davvero necessaria una nuova legge?

Imprese di comunità e riconoscimento giuridico: è davvero necessaria una nuova legge?

Le imprese di comunità stanno ricevendo sempre più attenzione da parte di ricercatori, operatori e policy maker ed è aumentato il dibattito sulla necessità di una legge che le riconosca. Ad oggi, sono ormai numerose le leggi e le proposte di legge regionali e nazionali al riguardo, ma nessuna sembra avere colto in modo convincente tutti gli elementi indispensabili per contraddistinguere queste imprese e garantire che operino realmente nell’interesse e a favore delle rispettive comunità locali. In generale si ha l’impressione che non si sia tenuto in considerazione che esistono già norme e forme giuridiche – anche più complete di quelle proposte o approvate a livello regionale – utilizzabili per creare e gestire imprese di comunità, come in particolare quella dell’impresa sociale recentemente riformata (D.Lgs. 112/2017). A partire da queste considerazioni, il presente lavoro si propone di riflettere criticamente sulla reale necessità di una legge specifica per le imprese di comunità o se, piuttosto, non sia sufficiente utilizzare le forme giuridiche esistenti, limitandosi semmai a intervenire con modifiche mirate. Nella convinzione che l’eccesso di norme non sia ciò che più serve allo sviluppo del settore e che anzi lo possa danneggiare creando inutili confusioni. 

I big players del settore socio-assistenziale: trasformazioni in corso

I big players del settore socio-assistenziale: trasformazioni in corso

Dagli anni Settanta ad oggi, all’interno di un ampio percorso di riforma del sistema di welfare del nostro Paese, sono nate e si sono evolute le cooperative sociali. Dopo decenni in cui la collaborazione tra amministrazioni pubbliche e questo modello imprenditoriale aveva favorito l’innovazione dei servizi di welfare, le logiche collaborative sono sostituite da quelle competitive; si diffonde l’utilizzo delle gare di appalto quale strumento regolatore del mercato, aumenta la pressione da parte delle amministrazioni pubbliche sul lato dei costi, si realizzano politiche volte a favorire la concorrenza tra i soggetti erogatori dei servizi socio-assistenziali. Il presente lavoro intende analizzare gli effetti di tali trasformazioni sul tessuto imprenditoriale operante nel settore socio-assistenziale. Per questa ragione saranno identificate le principali imprese del settore cercando di definire, attraverso l’analisi della loro dinamica demografica e delle loro caratteristiche economiche, i percorsi competitivi che negli ultimi decenni hanno caratterizzato il mercato dei servizi socio-assistenziali.