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ISSN 2282-1694

Numero 3 / 2026

Saggi

Tiers lieux a Roma Dalla Francia a Roma: nuovi spazi collaborativi tra comunità, cultura e transizione ecologica

Marina Izzo

Obiettivi e background

L’obiettivo di questo studio è quello di analizzare il concetto di “terzo luogo” nella sua accezione francese e di metterlo a confronto con quello italiano di spazio collaborativo a orientamento sociale, così come teorizzato da Scopolan, Leoni, Rodighero e Montanari.

L’analisi è volta a comprendere le particolarità del caso francese per coglierne gli aspetti che possano supportare la costruzione di una declinazione italiana del concetto di terzo luogo, considerato come una nuova lente per ripensare lo sviluppo locale, nonché come una modalità innovativa per la gestione del territorio.

In Francia, si ritiene che i terzi luoghi facciano parte di un sistema innovativo di pianificazione delle politiche pubbliche in favore dei territori (Levy Waitz, 2018), nel contesto di quella che Zygmunt Bauman definisce la “società liquida” (Bauman, 2002). Il motivo alla base di tale convinzione risiede nella capacità di questi spazi, dimostrata nel corso degli anni, di: i) rafforzare i legami sociali a livello territoriale; ii) coniugare le diverse transizioni (ecologica, digitale); iii) “ibridare” l’economia sociale e solidale con il modello economico tradizionale; iv) plasmare le attività, le professioni e i servizi del futuro (Levy Waitz, 2018).

Anche nel resto d’Europa, come nota Denis Stokkink (Stokking in Dageville, 2023), questi nuovi spazi, nati per lo più da iniziative bottom-up, stanno suscitando un interesse crescente, soprattutto in qualità di vettori di diverse transizioni (ecologica, digitale, alimentare, ecc.). Tuttavia, tali esperienze sono ancora molto scollegate tra loro, tant’è che non esiste ancora un termine unico per definirle (Dageville, 2023).

Per quanto attiene specificamente al caso italiano, diversi articoli e studi recenti stanno registrando la diffusione di “nuovi spazi ibridi”, frutto di un inedito approccio alla pianificazione territoriale, che coinvolge attivamente i cittadini, gli enti pubblici e altri stakeholders, superando così la tradizionale impostazione top-down normalmente usata nel quadro delle pratiche di gestione del territorio.

La denominazione spazi ibridi si riferisce “alla dimensione di ibridazione e trasversalità che investe questi luoghi sotto una molteplicità di punti di vista: la flessibilità dell’offerta sociale e culturale, la fluidità dei modelli di governance e la commistione di forme giuridiche che li sorreggono, l’eterogeneità della composizione dell’utenza, fino alla multifunzionalità nella gestione degli spazi” (Cirilli, 2025).

Tali spazi ibridi potrebbero configurarsi come dei “terzi luoghi all’italiana”.

Tuttavia, una completa aderenza al modello francese implicherebbe l’adozione di un quadro di riferimento strategico condiviso per la cura e la gestione degli spazi urbani rigenerati, quadro di riferimento strategico di cui, al momento, questi stessi luoghi raramente godono in Italia (Donaggio, 2025).

A partire da queste considerazioni, il presente studio propone un’analisi comparativa che prende avvio dall’esperienza dei tiers lieux francesi per, poi, concentrarsi sul caso di Roma. In particolare, sono presi in esame sia gli spazi ibridi già attivi nella Capitale (Villaggio Globale, Spin Time Lab, Fusolab, Casilino Sky Park, Sala Troisi), sia quelli ipotizzabili, come il Campo Boario del Mattatoio di Testaccio, area al centro di un ampio progetto di rigenerazione urbana.

Metodologia

Le domande che guidano questa ricerca sono le seguenti: quali sono le caratteristiche del tiers lieu francese? Quali aspetti rendono gli spazi ibridi e collaborativi italiani simili a questa realtà? Invece, quali sono gli elementi che rendono l’esperienza italiana diversa da quella francese? Per quanto riguarda il caso del Campo Boario di Roma, a Testaccio, le realtà attualmente presenti potrebbero rappresentare un tiers lieu in nuce, orientato alla sostenibilità ambientale e alla transizione ecologica?

Il disegno di ricerca, ritenuto più adeguato a rispondere agli interrogativi posti, è stato quello dello studio di caso comparativo (Bryman, 2008). Tale approccio è stato scelto in quanto particolarmente idoneo a analizzare e a mettere a confronto contesti diversi (quello italiano e quello francese, nello specifico), al fine di individuare somiglianze e differenze significative. Infatti, questa strategia metodologica permette di acquisire una comprensione più articolata e profonda dei fattori strutturali e contingenti, che influenzano i fenomeni osservati (Green, Thorogood, 2007).

In linea con l’impostazione classica dello studio di caso, l’analisi si è avvalsa di una pluralità di fonti, includendo dati documentali, interviste e rapporti prodotti dalle stesse organizzazioni oggetto di indagine, nonché articoli accademici (Green, Thorogood, 2007). L’analisi documentale è stata considerata un metodo appropriato, soprattutto nella prima fase della ricerca per la sua capacità di fornire una comprensione generale del fenomeno studiato. Inoltre, si tratta di un metodo a basso costo di applicazione, fattore centrale nelle fasi esplorative di uno studio[1].

Una volta delineato il contesto generale, ulteriori dettagli, relativi ad alcuni aspetti più specifici del fenomeno, sono stati approfonditi attraverso interviste semi-strutturate con esperti, ricercatori e gestori di di tiers lieux/spazi collaborativi sia in Francia sia in Italia. L’analisi dei dati raccolti si è basata sulla strutturazione tematica, vale a dire l’analisi sistematica dei documenti e delle note delle interviste, al fine di classificare i temi che appaiono più frequentemente nel set di dati (Izzo, 2010).

Nel caso specifico italiano poi, il concetto di tiers lieu è stato dapprima ricostruito attraverso l’analisi documentale e l’elaborazione di interviste condotte nel contesto francese. Successivamente, tale concetto è stato impiegato come chiave interpretativa per analizzare alcune esperienze romane (Fusolab, Sala Troisi e Campo Boario), in combinazione con la nozione di “spazio collaborativo a orientamento sociale” – concetto di matrice accademica, sviluppato specificamente per il contesto italiano. Lo scopo perseguito è stato quello di valutare se le dinamiche presenti all’interno di tali spazi possano configurarsi come un “terzo luogo alla romana”, che possa fungere anche da vettore di politiche di sviluppo territoriale, orientate alla promozione della sostenibilità ambientale e alla transizione ecologica.

Una nuova modalità di gestione del territorio: il terzo luogo

Il concetto americano e il concetto francese di terzo luogo.

La nozione di terzo luogo è stata elaborata alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso da un sociologo americano, Ray Oldenburg: secondo lo studioso, il terzo luogo è uno spazio informale di ritrovo, distinto dalla casa (primo luogo) e dal lavoro (secondo luogo). La sua principale caratteristica è quella di essere accessibile a tutti, nonché di favorire la socializzazione. Esempi di terzi luoghi, in questo senso sono bar, caffè, barbieri, librerie indipendenti, pub, piazze (Oldenburg, 1989).

Secondo il sociologo americano, questi spazi sono fondamentali per rispondere alla crisi di socializzazione dei sobborghi americani. Questi ultimi sono organizzati prevalentemente sotto forma di quartieri monofunzionali, pensati esclusivamente per l’uso dell’automobile. Tale impostazione urbanistica provoca la progressiva riduzione degli spazi pubblici accessibili, dove gli abitanti possano incontrarsi casualmente. Come risultato, le persone tendono a trascorrere più tempo isolate a casa o al lavoro, con poche opportunità di costruire legami sociali in modo spontaneo. Al contrario, i terzi luoghi offrono un ambiente dove le persone possono rilassarsi, condividere idee e costruire legami sociali, contribuendo così alla promozione di una comunità più coesa. Più specificamente, riconoscendo l’importanza di questi spazi, è possibile promuovere una maggiore coesione sociale e partecipazione civica, contrastando l’isolamento e la frammentazione delle comunità moderne (Oldenburg, 1989).

A partire dagli anni 2000, questo concetto è stato ripreso in Francia. Il dibattito si intensifica, poi, nel decennio successivo, parallelamente a una più ampia riflessione promossa a livello europeo, sugli spazi alternativi per la vita sociale, culturale e civica. Negli anni Dieci questi spazi si moltiplicano: per lo più, si tratta di luoghi autogestiti, partecipativi e multifunzionali, come La Friche la Belle de Mai a Marsiglia, Les Arches Citoyennes a Parigi, La Manufacture de Capucine a Vernon, Zone Fluo a Bordeaux e molti altri. Queste realtà appaiono immediatamente non soltanto come luoghi di lavoro condiviso, ma anche come spazi per la promozione di attività artistiche, educative e culturali, nonché servizi sociali (orti urbani, cucine collettive, ecc.).

Dal 2018 i tiers lieux iniziano a essere riconosciuti anche dal punto di vista istituzionale, in particolare, dopo la pubblicazione del rapporto: Mission Coworking. Faire ensemble pour mieux vivre ensemble di Patrick Levy Waitz, finanziato dal governo francese (specificamente, dal Ministero dell’Edilizia Abitativa e della Riqualificazione Urbana) alla Fondation Travailler Autrement[2]. In seguito a sei mesi di ricerca sul campo, condotta attraverso visite a tiers lieux sparsi in tutta la Francia, si riconosce il ruolo importante ricoperto da questi luoghi con riferimento allo sviluppo territoriale. In particolare, il rapporto rileva che questi spazi si distinguono, innanzitutto, per la loro dimensione collaborativa (faire ensemble), quando non addirittura comunitaria e l’alto grado di contaminazione e ibridazione delle attività proposte.

Secondo Levy Waitz, i tiers lieux sono innanzitutto una nitida rappresentazione del processo di trasformazione radicale, che sta investendo il mondo del lavoro (telelavoro, smart working). Allo stesso tempo essi rappresentano anche spazi privilegiati per il cosiddetto long life learning (apprendimento durante tutto l’arco della vita), che li rende portatori di potenzialità significative nel quadro di riferimento della società della conoscenza (Levy Waitz, 2008). Inoltre, sempre secondo il rapporto, i tiers lieux sono degli attori cruciali per la transizione ecologica, in quanto la loro dimensione collaborativa invita alla condivisione, al prestito, al riuso dei beni, al risparmio energetico (Levy Waitz, 2008).

Da questa prima analisi iniziano a emergere le caratteristiche distintive del modello francese di tiers lieu rispetto a quello di third place americano: il tiers lieu francese è uno spazio ibrido, multifunzionale, che unisce lavoro, cultura, socialità, ma anche fortemente legato a pratiche di cittadinanza attiva, economia collaborativa e transizione ecologica. In sintesi, è un luogo di innovazione sociale (dimensione questa, non evidenziata nell’accezione americana).

Come affermato da Elise Dageville, i tiers lieux si caratterizzano per l’istituzione di legami di natura sociale, elemento, questo, che li distingue nettamente dai non luoghi, come definiti da Marc Augé. Infatti, a differenza di questi ultimi, i terzi luoghi offrono opportunità di sperimentazione e innovazione, diventando spazi dinamici e partecipativi (Dageville, 2023, p. 3). Secondo lo studio di Levy Waitz, inoltre, comprendere la natura dei tiers lieux significa riconoscere in essi uno strumento inedito, ma potente, di sviluppo locale, che richiede un’attenta riflessione sul momento storico che stiamo attraversando e sulle trasformazioni in corso all’interno della nostra società: in realtà, questi spazi rappresentano il punto nodale di un cambiamento profondo nel nostro rapporto con il lavoro, la socializzazione e il territorio (Levy Waitz, 2008).

Da questo quadro affiorano anche alcuni (iniziali) suggerimenti indirizzati ai decisori pubblici, invitati a pensare a un’azione specifica nei confronti dei tiers lieux: secondo il rapporto del 2018, è fondamentale per il settore pubblico accompagnare lo sviluppo di questi spazi, dal momento che questi ultimi possono ospitare funzioni tradizionalmente affidate ad agenzie e istituzioni pubbliche, contribuendo così alla costruzione di una nuova modalità di erogazione dei servizi, più vicina ai cittadini e ai bisogni dei territori (Levy Waitz, 2008). In particolare, il supporto pubblico dovrebbe concentrarsi sul superamento delle problematiche principali, che, spesso, queste realtà si trovano ad affrontare: la difficoltà, almeno nelle fasi iniziali, di darsi un modello economico sostenibile, nonché quella di raggiungere una dimensione tale da permettere a queste realtà di avere un impatto significativo sul territorio. Queste fragilità chiamano in causa un intervento pubblico mirato, che non si limiti alla creazione di nuove strutture, ma piuttosto che favorisca ciò che già esiste e ne sostenga l’evoluzione (Levy Waitz, 2008).

Le azioni pubbliche in favore dei terzi luoghi in Francia

Proprio in seguito alla pubblicazione del rapporto Mission Coworking. Faire ensemble pour mieux vivre ensemble, la politica pubblica francese a favore dei tiers lieux ha cominciato a strutturarsi. L’obiettivo è stato quello di istituire un vero e proprio “ecosistema” istituzionale a favore di questi spazi (France Tiers Lieux, 2023).

Nel 2020 nasce l’Agence Nationale de la Cohesion des Territoires (ANCT) volta a rafforzare l’azione dello Stato a supporto dei territori, in particolare quelli caratterizzati da difficoltà geografiche, demografiche, economiche, sociali o ambientali (France Tiers Lieux, 2023). Parallelamente è avviato il primo programma nazionale di sostegno ai tiers lieux, denominato Noveaux lieux, noveaux liens, con durata di tre anni (2021-2024). Sono stanziati 45 milioni di euro per l’identificazione di 300 Fabriques de territoires (centri di riferimento per il supporto e lo sviluppo di altri tiers-lieux a livello locale o regionale). Di questi 300, metà sono situati in quartieri prioritari (QPV) e metà in zone rurali o territoriali scarsamente popolate. Il programma comprende anche il sostegno di 100 Manufactures de proximité (tiers-lieux produttivi che si concentrano su attività artigianali, manifatturiere, industriali leggere o filiere locali, ne sono un esempio makers, fablab, cooperative di produzione, laboratori di riparazione, ciclo-officine, laboratori di moda sostenibile, ecc.)[3].

Nel corso degli anni, si sono aggiunti ulteriori finanziamenti, non direttamente afferenti al budget iniziale del programma, bensì complementari o correlati, tra cui i fondi provenienti da France Relance (il corrispettivo francese del PNRR italiano): circa 130 milioni di euro, di cui una parte significativa destinata a manufactures de proximité, formazione professionale e progetti digitali, civic tech, service civique, ecc.

Inoltre, durante la pandemia, i tiers lieux sono stati pienamente riconosciuti come attori fondamentali della solidarietà territoriale: i loro laboratori artigianali sono risultati, infatti, decisivi nella produzione di materiale sanitario indispensabile e, allo stesso tempo, carente in quel preciso momento storico, vale a dire le mascherine di protezione. Per di più, le prestazioni da loro offerte, durante l’emergenza sanitaria, sono diventate essenziali per la tenuta del tessuto sociale francese: supporto alle persone anziane confinate in case, sevizi di ristoro comunitario (messi in piedi grazie alle cucine collettive e ai mercati di produttori locali), promozione dell’inclusione digitale attraverso la condivisione di competenze e risorse tecnologiche.

In ragione di ciò, nel 2022 è stata istituita la Fondation France Tiers Lieux, un gruppo di interesse pubblico[4], che riunisce lo Stato francese[5], ANCT e l’Association France Tiers Lieux, la federazione di terzi luoghi francesi[6]. La missione di questa istituzione riguarda: i) la strutturazione di un percorso professionale per il personale dei tiers lieux (esistenza giuridica, formazione, diplomi, ecc.); ii) l’animazione delle reti intermedie/regionali dei tiers lieux; iii) la costruzione di un’offerta di progettazione ad hoc per accompagnare la nascita e il consolidamento dei tiers lieux; iii) la promozione della condivisione di risorse; iv) l’analisi dell’evoluzione dell’ecosistema dei tiers lieux; v) l’accompagnamento, il supporto e la progettazione a favore di ciascuno dei membri del gruppo di interesse pubblico nella gestione di programmi di sostegno ai tiers lieux (France Tiers Lieux, 2023).[7]

Sempre nel 2022, a Metz, si è svolto il primo incontro, denominato Faire Tiers Lieux, sui tiers lieux francesi. È interessante notare come, nello stesso anno, è stato pubblicato il Transition Pathway on Proximity and Social Economy della Commissione Europea, vale a dire il percorso strategico che riconosce i tiers lieux/third places come spazi fondamentali per l’innovazione sociale, la coesione territoriale e la transizione ecologica.

Nel 2023, lo Stato francese continua il proprio supporto ai tiers lieux attraverso il programma della Mission Tiers-Lieux per: i) strutturare una filiera professionale del personale dei tiers lieux; ii) animare le reti intermedie; iii) costruire un’offerta in termini di progettazione per accompagnare la nascita e il consolidamento dei tiers lieux; iv) fornire accompagnamento e appoggio a tutti i membri della Fondation France Tiers Lieux nel quadro di riferimento di programmi di sostegno ai tiers lieux stessi (France Tiers Lieux, 2023).

Sempre nel 2023 è stato istituito l’Observatoire des Tiers Lieux, uno spazio in cui i decisori pubblici, ma anche il mondo economico e il grande pubblico possono informarsi sui tiers lieux, oltre che venire a conoscenza di specifici lavori di ricerca riguardanti questo tema. L’Osservatorio consente di: i) sviluppare attività di ricerca con i tiers lieux; ii) ottenere uno stato dell’arte della ricerca sui tiers lieux; iii) contribuire a progetti di ricerca con le università, nonché diffondere la conoscenza di buone pratiche in questo settore (France Tiers Lieux, 2023).

 

Tabella 1 – Cronologia degli interventi istituzionali a sostegno dei tiers lieux

Istituzione

Anno

Funzioni

Reti tematiche dei terzi luoghi

2011-2021

 

In funzione delle loro attività, i tiers lieux possono istituire reti con altri luoghi terzi, con i quali condividono mission, valori e/o tipologia di attività. Prima rete territoriale istituita in Francia: Cooperative Tiers Lieu(x), Nuova Aquitania (vedi caso studio)

 

Agence Nationale de la Cohésion des Territoires (ANCT)

2020

Rafforzare l’azione dello Stato a supporto dei territori, in particolare quelli caratterizzati da difficoltà geografiche, demografiche, economiche, sociali o ambientali

 

Fondation France Tiers Lieux

2022

i) Strutturazione di un percorso professionale per il personale dei tiers lieux; ii) animazione delle reti intermedie dei tiers lieux; iii) costruzione di un’offerta di progettazione ad hoc per accompagnare la nascita e il consolidamento dei tiers lieux; iv) promozione della condivisione di risorse; v) analisi dell’evoluzione dell’ecosistema dei tiers lieux; vi) accompagnamento, supporto e progettazione per ciascuno dei membri della Fondazione nella gestione di programmi a sostegno ai tiers lieux

 

association nationale des tiers lieux

2022

i) favorire lo scambio di pratiche e apprendimento tra pari (peer-to-peer); ii) supportare la tutela dei tiers lieux a livello nazionale e internazionale; iii) metter in opera i progetti identificati dai tiers lieux; iv) costruire dispositivi (strumenti politici, finanziari e organizzativi) a sostegno dei tiers lieux

 

Observatoire des Tiers Lieux

2023

i) Generare informazione sui tiers lieux; ii) sviluppare attività di ricerca con i tiers lieux; ii) contribuire a progetti di ricerca con università

 

 

 

 

I numeri dei terzi luoghi in Francia

Il 2023 è anche l’anno di pubblicazione della Guide Tiers Lieux & Collectivitès. Comment faire ensemble?, sempre ad opera della Fondation France Tiers Lieux. In questo testo è fornita una rapida panoramica dei tiers lieux francesi con informazioni di natura quantitativa, che, ancora oggi, sono considerate come i dati ufficiali sui tiers lieux in Francia e, in quanto tali, usati anche dal mondo accademico francese.

Nel 2023 sono stati censiti 3.500 tiers lieux; erano 2.500 nel 2021 e 1.800 nel 2016.

Figura 1 – Numero di Tiers Lieux in Francia

Fonte: Fondation France Tiers Lieux, 2023

Una crescita notevole, che testimonia una mobilitazione senza precedenti dei cittadini, finalizzata a dare risposte concrete alle principali sfide poste dalla nostra società. Di questi terzi luoghi: il 62% si trova fuori dalle grandi città; l’83% ha partenariati con attori pubblici; il 46% è impegnato nella promozione dell’economia circolare; il 51% propone attività culturali; e il 44% è impegnato nella produzione locale (fablabs, laboratori condivisi, ecc.) (France Tiers Lieux, 2023).

Di questi 3.500 terzi luoghi, il 55% ospita spazi di coworking, il 31% sono tiers lieux culturels, il 28% ospita fablabs e makerplaces, il 16% laboratori artigianali condivisi, il 15% living labs e laboratori di innovazione sociale. Il 10% dei tiers lieux è dedicato alla transizione agricola e alimentare, mentre il 6% ospita cucine condivise. Circa 50.000 strutture economiche sono accolte in questi spazi (France Tiers Lieux, 2023).

Sempre dal Censimento del 2023 è emerso che i tiers lieux hanno prodotto: 24.727 impieghi diretti (70% occupati da donne), nonché 337.159 persone formate nelle realtà ospitate in questi spazi. Inoltre, sempre nel 2023, 13 milioni di persone hanno assistito a qualche evento culturale all’interno di un terzo luogo (il triplo rispetto a quanto registrato nel 2021) (France Tiers Lieux, 2023).

Le caratteristiche che fanno di uno spazio un tiers lieux in Francia.

Nel rapporto Nos territoires en action. Dans les tiers lieux se fabrique notre avenir!, pubblicato nel 2021 dalla Fondation France Tiers Lieux, si afferma che «i tiers lieux favoriscono la riconfigurazione delle questioni economiche, sociali e culturali in iniziative collettive, attraverso forme di progettualità condivisa» (France Tiers Lieux, 2021, p. 11). Nello stesso rapporto si afferma che queste dinamiche ruotano attorno a cinque elementi fondamentali:

  • Imprenditoria territoriale: i tiers lieux emergono dalla volontà di attivare iniziative locali, fondate sull’aiuto reciproco e sulla condivisione. Al loro interno si costituisce una comunità di attori locali – cittadini, professionisti, imprese, enti pubblici e associazioni – che si impegnano collettivamente in progetti innovativi a beneficio del territorio.
  • Sperimentazione e innovazione sociale: i tiers lieux si configurano come spazi orientati al “fare”, caratterizzati da flessibilità e adattabilità. In questo contesto, si promuovono la sperimentazione, la creatività e lo sviluppo di progetti non convenzionali.
  • Cooperazione e libero contributo: gli utenti dei tiers lieux interagiscono su base cooperativa e sono incoraggiati a partecipare al disegno di servizi e attività.
  • Ibridazione di attività: in tali spazi si mescolano nuove attività economiche con attività di utilità sociale. Si inventano modelli economici ibridi, che mirano all’autonomia finanziaria attraverso diverse fonti di reddito (servizi, formazione, ristorazione, prototipazione, ecc.).
  • Apertura e convivialità: i tiers lieux privilegiano l’accoglienza incondizionata e facilitano gli incontri informali, facendo delle interazioni sociali impreviste il valore aggiunto del tiers lieux.

È importante sottolineare che, dall’intervista con Chloè Rivolet, componente dell’Association Nationale des Tiers Lieux (intervista, 22 luglio 2025), le caratteristiche veramente imprescindibili che rendono questi spazi dei veri dispositivi di innovazione sociale sono in realtà tre:

  1. partecipazione attiva degli utenti ai processi decisionali;
  2. rafforzamento dei legami con gli attori sociali ed economici del territorio;
  3. promozione esplicita del principio di inclusione sociale.

Quest’ultimo aspetto, in particolare, rappresenta la variabile che, secondo Rivolet, dovrebbe essere presa come criterio per valutare la reale apertura di tali spazi a tutta la comunità di un territorio.

Specificamente, il principio di inclusione deve manifestarsi sia nella programmazione delle attività – che deve rivolgersi a un pubblico variegato (famiglie, studenti e lavoratori) – sia nelle possibilità di accesso economico ai servizi offerti. Un esempio emblematico riguarda la definizione dei prezzi dei servizi offerti (ristorazione, affitto postazioni di coworking, ecc.): prezzi eccessivamente elevati rischiano di escludere una parte significativa della popolazione (ad esempio, giovani e studenti), compromettendo, così, la funzione di inclusione sociale di questi spazi.

Due casi studio: La Cooperative Tiers Lieu(x) e la Quincaillerie in Nuova Aquitania

La Regione Nouvelle Aquitaine è stata la prima regione francese ad aver avviato una politica innovativa in materia di tiers lieux, politica caratterizzata da un approccio partecipativo, che ha coinvolto direttamente gli attori interessati. Tale iniziativa, pionieristica nel contesto francese, è stata successivamente promossa anche da altre regioni – in particolare dagli Hauts-de-France – contribuendo a far acquisire ai tiers lieux una rilevanza nazionale (Liefooghe, 2023, p. 701).

Nel 2010 è stato istituito il primo spazio di coworking nel comune di Pomerol, con l’obiettivo di ridurre i flussi pendolari quotidiani in direzione di Bordeaux. Tale iniziativa è stata, di lì a poco, considerata dalla Regione come un’opportunità per sostenere processi di innovazione, in particolare nel settore delle tecnologie digitali (un punto debole della politica regionale a quel tempo) e mitigare le esternalità negative generate dalla crescente urbanizzazione. La Regione ha progressivamente fatto proprio il concetto di tiers lieux entrando in contatto con i promotori dei progetti locali: sono stati, quindi, lanciati avvisi di manifestazione di interesse finalizzati a incentivare la creazione di spazi di coworking nei centri urbani di minori dimensioni, nonché nei contesti rurali, dando origine a circa trenta progetti sul territorio (Liefooghe, 2023, p. 701).

Per quanto concerne gli utenti dei tiers lieux, il partenariato con la Regione si è progressivamente evoluto. Nel 2011 è stato costituito un consorzio denominato Tiers Lieux: Travailler Autrement en Aquitaine, finalizzato a promuovere nuove modalità di lavoro sul territorio regionale. Tale consorzio si è trasformato, nel 2013, in un’associazione, per poi assumere, nel 2016, la forma giuridica della Société Coopérative d’Intérêt Collectif (SCIC), sotto la denominazione di Coopérative Tiers-Lieu(x). (Liefooghe, 2023, p. 701).

La Cooperative Tiers Lieu(x)

La Coopérative Tiers-Lieu(x) della Nuova Aquitania rappresenta la prima rete regionale di terzi luoghi in Francia, nata grazie all’iniziativa e al sostegno della Regione stessa, che ha incentivato la cooperazione tra i diversi spazi collaborativi presenti sul territorio[8].

La Coopérative Tiers-Lieu(x) svolge un ruolo centrale nel panorama regionale, configurandosi come un vero e proprio incubatore di tiers lieux nell’area tramite: i) l’accompagnamento e la consulenza per la creazione e lo sviluppo di nuovi tiers lieux; ii) la formazione per i gestori degli spazi, ivi inclusa la certificazione denominata Piloter un tiers-lieu; iii) l’animazione di una rete regionale, con oltre 220 spazi, con un focus specifico sulle aree rurali; iv) lo sviluppo di progetti di innovazione sociale, come il programma Tiers-lieux nourriciers, che promuove l’autosufficienza alimentare e la sostenibilità. Attualmente, la Cooperativa è quindi un hub regionale, che collega e sostiene i diversi tiers lieux della Nuova Aquitania.

Dal 2011, la Regione Nouvelle Aquitaine ha collaborato attivamente con essa al fine di sviluppare una strategia regionale mirata al sostegno di queste realtà. Per il periodo 2025-2028, è stato rinnovato un accordo quadro volto a: i) dinamizzare la cooperazione locale; ii) espandere la visibilità regionale e nazionale; iii) adattare l’azione pubblica alle realtà locali. L’obiettivo principale dell’accordo è garantire che ogni abitante della regione abbia accesso a un tiers lieu a meno di 20 minuti da casa.

Anche l’evoluzione della struttura di governance della Cooperative è rilevante: inizialmente, si trattava di una decina di terzi luoghi, organizzati sotto forma di associazioni. Successivamente, questi spazi si sono strutturati adottando una forma giuridica specifica, quella della Société Coopérative d’Intérêt Collectif (SCIC)[9]: quest’ultima è una tipologia di cooperativa pensata proprio per aggregare attori differenti – pubblici, privati e cittadini – attorno a un progetto di interesse generale. Una delle principali differenze tra la Société Coopérative d’Intérêt Collectif (SCIC) e una cooperativa “classica”, risiede nella finalità e nella composizione sociale. Mentre la cooperativa tradizionale è orientata prevalentemente alla tutela dell’interesse dei soci – spesso coincidenti con i lavoratori – la SCIC si configura come uno strumento giuridico volto a perseguire un interesse generale, consentendo l’affiliazione non solo di lavoratori e sovventori, ma anche di chiunque desideri collaborare al progetto sociale di cui essa stessa è promotrice[10].

Come sottolineato dalla co-direttrice della Cooperative Tiers Lieu(x), Chloé Rivolet (intervista, 22 luglio 2025), questa scelta rappresenta un passo in avanti importante nello sviluppo dei tiers lieux. Anche se in Francia, una quota ancora significativa di questi spazi – circa il 60-70% – mantiene la forma giuridica di associazione (tale configurazione giuridica facilita l’accesso a determinati tipi di finanziamenti, in particolare di quelli provenienti dalle fondazioni), la costituzione in SCIC conferisce maggiore credibilità istituzionale, facilitando in questo modo l’accesso a finanziamenti bancari e ad altre forme di investimento formale (questo istituto è percepito come più stabile e affidabile dal punto di vista finanziario)[11].

Tra le principali funzioni attribuite alla Cooperative Tiers Lieu(x) rientrano la mappatura degli spazi collaborativi e la promozione degli interessi dei tiers lieux presso gli attori territoriali (pubblici o privati), a livello locale e regionale. A conferma dell’importanza attribuita a questa rete territoriale, nel 2018 viene siglata una convenzione tra la Coopérative, la Regione e l’Unione Europea (Liefooghe, 2023, p. 701).

Il successo di questo tiers lieu pionieristico ha avuto conseguenze ambivalenti: certamente ha generato una crescente domanda di consulenza e accompagnamento da parte dei nuovi spazi emergenti, ma ha anche messo sotto pressione il proprio stesso personale, che spesso ha dovuto supportare altri spazi su base esclusivamente volontaria, mettendo così a rischio la sostenibilità economica della propria struttura (Liefooghe, 2023, p. 704). Per controbilanciare questa dinamica, la collaborazione tra la Coopérative Tiers-Lieu(x) e la Compagnie des Tiers-Lieux nella regione Hauts-de-France ha portato allo sviluppo di un percorso formativo specifico, Piloter un tiers lieu, erogato su richiesta delle reti locali. Tale formazione è stata ufficialmente riconosciuta dallo Stato francese nel 2020, con l’iscrizione nel Répertoire national des certifications professionnelles (RNCP), contribuendo così alla professionalizzazione del settore (Liefooghe, 2023, p. 704).

La Quincaillerie

La Quincaillerie è un tiers lieu che si trova a Guéret, in Nuova Aquitania, a circa 300 Km da Bordeaux. Si tratta di uno spazio dedicato principalmente all’inclusione digitale: offre postazione di coworking, competenze e materiale digitale liberamente accessibili[12]. Si tratta di una fabrique du territoire, vale a dire un tiers lieu che svolge un ruolo centrale nell’animazione, nella crescita e nello sviluppo di un determinato territorio, favorendo la diffusione su più ampia scala di progetti collettivi, la collaborazione tra attori locali e la creazione di nuove attività[13].

La Quincaillerie si estende su una superficie di 1.000 mq e offre una varietà di servizi orientati a soddisfare le esigenze della comunità (affitto di scrivanie, stanze e sale per eventi, accesso a spazi dedicati alla produzione creativa, domiciliazione aziendale per imprese e associazioni, aiuto nei compiti per i ragazzi, pasti condivisi) (CRESS, 2025, p. 12). Infine, essa è uno dei primi tiers lieux oggetto di una valutazione di utilità sociale[14]. Nel 2024, il budget a disposizione per il suo funzionamento si è attestato sui 313.000 euro: tale somma comprendeva la copertura degli stipendi di cinque impiegati a tempo pieno e della realizzazione di 97 eventi solo durante l’anno in questione. Le strutture che hanno maggiormente usufruito di questo spazio sono associazioni, che rappresentano il 53% degli utenti. Il settore preponderante è stato quello delle arti, della cultura e dei media, seguito dall’accompagnamento di progetti (28%) e dall’accompagnamento sociale (24%).

Dalla valutazione è emerso che circa la metà degli utenti ha un’età compresa tra i 36 e i 55 anni. Le principali motivazioni della frequentazione della Quincaillerie sono legate al lavoro, alla partecipazione alla vita associativa e a eventi professionali. Per il 44% degli intervistati, questo spazio favorisce l’avvio di nuove attività economiche e il 49% ritiene che contribuisca allo sviluppo di progetti di economia sociale. Inoltre, il 57% degli utenti rileva che la Quincaillerie contribuisce ad aumentare l’attrattività del territorio.

I terzi luoghi in Europa e la sfida dei finanziamenti

I terzi luoghi in Europa: strumenti per le transizioni?

I terzi luoghi, in quanto spazi aperti a tutti, nati per rispondere ai bisogni del proprio territorio, si caratterizzano per la loro capacità di favorire la condivisione e la gestione di beni comuni, rafforzando la coesione sociale (Dageville, 2023, p. 3). Tuttavia, a livello europeo, il concetto di terzo luogo viene interpretato in modo diverso, a conferma della ricchezza e della complessità del fenomeno. La varietà di attività che contraddistingue i terzi luoghi in Europa nasconde, però, una problematica comune: la difficoltà ad accedere a finanziamenti adeguati. Nonostante questa sfida, molti di questi spazi hanno sperimentato strategie per far fronte alla scarsità di fondi pubblici, integrando le proprie attività tradizionali con altre iniziative complementari.

Ciò detto, gli obiettivi di molte linee di finanziamento europee, nazionali o regionali, sono spesso allineati con le finalità perseguite dai terzi luoghi, in particolare per quanto attiene alla transizione ecologica, digitale, professionale e alimentare. I terzi luoghi ricoprono un ruolo fondamentale in questi processi, offrendo opportunità concrete di cambiamento e innovazione, sia sul piano economico sia sociale. Quando sono coinvolti in processi di transizione, questi spazi contribuiscono spesso alla costruzione di un futuro più sostenibile, sostenendo e promuovendo iniziative locali.

Inoltre, la gestione di beni comuni, elemento essenziale per il successo delle transizioni, è un obiettivo perseguito attivamente dai terzi luoghi[15]. Infine, le soluzioni sviluppate all’interno di questi spazi, spesso direttamente sperimentate sul territorio, traggono vantaggio dall’impegno e dalla partecipazione degli attori locali (Dageville, 2023, p. 6).

In quanto promotori della transizione, i terzi luoghi possono essere categorizzati attraverso la (seppur indicativa) seguente classificazione (Dageville, 2023, pp. 10-15):

 

Tabella 2 – Classificazione dei tiers lieu

Classificazione del terzo luogo

Tipo di transizione promossa

Attività proposte

Esempi

Terzo luogo culturale

Culturale (inclusione e accessibilità), digitale ed ecologica

Biblioteche, laboratori di arte, musica, teatro, cinema, concerti, residenze per artisti, ecc.

Wuk, Vienna; L’Ateneu Popular, Barcellona

Terzi luoghi agricoli

Agricola, alimentare (agricoltura responsabile, sviluppo filiere corte, ecc,), ecologica

Coltivazioni biologiche, biodinamiche, salvaguardia biodiversità, accompagnamento network agricoltori, permacultura, salvaguardia identità del territorio, progetti economia circolare, cura dei beni comuni

Cooperativa Eta Beta, Bologna, Graines de Paysannes (ETA: Espaces Tests Agricole), L’Hermitage, BVRR Les Serres

Terzi luoghi del cibo/alimentari

Vedi sopra

Orti urbani, permacultura, microtrasformazione (panificazione, birra artigianale, ecc.), cucine comunitarie, recupero alimentare, mense sociali, cucine popolari, laboratori educazione alimentare, workshop autoproduzione, ecc.

Green Lab Granja, Moclinejo

 

Molti dei terzi luoghi agricoli sono anche terzi luoghi del cibo (vedi sopra)

Terzi luoghi professionali

Lavorativa, digitale

Spazi di coworking, fablabs, uffici temporanei, terzi luoghi universitari e terzi luoghi di formazione, incubatori start up, ecc.

La Courotine, Lille; BASE Milano; Cowork Versilia, Pietrasanta

Terzi luoghi universitari

Lavorativa, digitale

Attività volte a inserire gli studenti nel mondo professionale, mediando tra sapere accademico e saperi pratici: incubatori di start up, progetti di ricerca azione applicata ai problemi del territorio, cooperative di studenti

Officine di Immaginazione Civica, Bologna; Fundación Universidad Empresa, Barcellona; Pôle d’Innovation Locale Universitè de Tours; Reseau Quinoa, Universitè de Liège.

Terzi luoghi digitali

Lavorativa, digitale

Corsi/workshop per l’acquisizione di competenze digitali, accesso condiviso a dispositivi digitali

Tele of X City (network di città, cittadini, istituzioni), Grecia; Fab Lab Berlin, Berlino; La MYNE, Lione.

  

Proprio in quanto strumenti e catalizzatori di transizioni, i terzi luoghi francesi hanno potuto recentemente accedere a finanziamenti europei soprattutto nel quadro di programmi quali ERASMUS+ o INTERREG. Per quanto attiene al primo programma, si segnalano i progetti “Places 3T” e “HOPE in US”.

“Place 3T” ha come obiettivo la promozione degli spazi ibridi (third places), facendo leva su tre aree di intervento: Transizione, Trasformazione e Territorio. Alcuni delle aree di intervento prevedevano: i) la creazione di un network internazionale di spazi ibridi, che potesse essere di supporto agli attori locali; ii) la formazione dei gestori e dei responsabili di questi spazi; iii) la promozione della collaborazione tra enti pubblici, privati, e le comunità locali, con l’intento di rendere i luoghi di aggregazione sempre più accessibili[16]. “HOPE in US” è nato in risposta ai disagi, provocati dalla pandemia, nei settori della cultura e della formazione soprattutto quella indirizzata agli adulti. Il progetto puntava alla creazione di una comunità digitale, organizzata in base ai principi dei terzi luoghi: uno spazio di incontro dove le competenze si intrecciavano in modo inclusivo[17]. Inoltre, il progetto puntava a sviluppare un ecosistema digitale per favorire l’interazione tra attori culturali e cittadini europei, promuovendo così anche la creazione di nuove modalità di diffusione culturale[18].

Ma è nel quadro di riferimento di un programma INTERREG, che è stato avviato uno dei progetti più interessanti a livello europeo: Accompagnement des Tiers Lieux Agroalimentaires ruraux (ATLAS). Lanciata nel luglio 2025, con durata triennale, questa iniziativa vede nei tiers lieux agroalimentaires degli strumenti di rigenerazione dei territori rurali e delle aree in una macroregione, caratterizzata da forti disparità interne, quale l’Europa sudoccidentale. Attraverso il sostegno a forme di innovazione sociale e territoriale basate sulla valorizzazione delle risorse locali – in particolare nei settori dell’agroalimentare e della sostenibilità ambientale – l’iniziativa promuove un modello di sviluppo più equilibrato e inclusivo, capace di rafforzare la coesione socio-territoriale e di contrastare le dinamiche di marginalizzazione dei territori rurali e delle aree interne[19].

Economia di prossimità e nuovi spazi collaborativi in Italia

L’economia di prossimità, intesa come ecosistema territoriale fondato su filiere corte, risorse locali e infrastrutture sociali radicate nei quartieri, si sviluppa attraverso luoghi capaci di generare relazioni, servizi e attività condivise (European Commission, 2022). In questo quadro di riferimento, i nuovi spazi collaborativi rappresentano dispositivi territoriali che contribuiscono alla vivibilità, alla sostenibilità e alla resilienza dei contesti urbani (Scopolan et al., 2022, p. 51).

In Italia tali esperienze assumono forme eterogenee: coworking con finalità di interesse sociale (cooperativi, integrati in poli civici/Case di quartiere), laboratori di quartiere, Case di quartiere, Centri di aggregazione multifunzionali, Centri di aggregazione giovanile, snodi solidali, empori sociali. Pur con denominazioni e caratteristiche diverse, queste realtà condividono alcuni tratti ricorrenti, che consentono di considerarli, almeno in parte, come un insieme coerente: i) apertura a pubblici differenziati; ii) multifunzionalità degli spazi; iii) radicamento territoriale; iv) forme di governance partecipata; v) orientamento sociale esplicito. Di fatto, si tratta o di spazi civici di prossimità (Case di quartiere, CAM, CAG, poli civici, biblioteche civiche) o di spazi di produzione collaborativa, con finalità sociali (coworking, fablab, laboratori comunitari, sartorie sociali, ciclofficine, laboratori di riparazione solidale, cucine sociali) oppure di spazi mutualistici e solidali (reti di empori solidali).

Analogamente al caso francese, tali spazi rispondono a trasformazioni socioeconomiche che hanno reso più fragile il lavoro, più fragili le tradizionali reti di welfare e, quindi, più urgente la costruzione di infrastrutture sociali di prossimità. La letteratura sui coworking e sugli spazi collaborativi evidenzia come l’“ethos collaborativo” favorisca processi creativi, scambi informali e forme di mutuo supporto; nel contesto italiano, questo ethos si intreccia con finalità comunitarie e territoriali, andando oltre la mera dimensione produttiva e/o commerciale (Scopolan et al., 2022).

Questa moltitudine di realtà è spesso sostenuta da enti pubblici e/o da reti del Terzo settore. La loro presenza sul territorio italiano risulta estesa, ma non in modo organico, poiché dipende dalle specifiche politiche regionali (se non, addirittura, da quelle comunali). Tale frammentazione rende meno immediata la loro classificazione entro un’unica categoria, a differenza di quanto avviene in Francia, dove è stata, invece, adottata una politica pubblica nazionale di sostegno a questi luoghi.

Questo rende il panorama italiano in parte comparabile con quello francese. Tuttavia, a volte, nei casi sopramenzionati, non compare un elemento importante per identificarli come tiers lieux (almeno, secondo la definizione accettata dalla Fondation France Tiers Lieux), vale a dire la dimensione di impresa sociale assunta da questi spazi. Infatti, in Francia, molti tiers lieux si fondano spesso sulla strutturazione di modelli economici misti (mix di finanziamenti pubblici, privati e comunitari) in quanto il tema della sostenibilità economica dei tiers lieux è di grande attualità in Francia, soprattutto in seguito al decurtamento dei fondi nazionali a loro destinati, per effetto della legge di bilancio per l’anno 2026; in Italia su questo aspetto si registrano situazioni differenziate, con alcuni luoghi che combinano finanziamenti pubblici, filantropici e attività economiche (ad esempio, ristorazione o affitto di sale), altri che operano solo grazie a fondi apportati da soggetti terzi.

Molteplicità senza cornice: il problema del riconoscimento istituzionale degli spazi collaborativi in Italia

In Italia, la mancanza di una politica nazionale strutturata a sostegno dei luoghi terzi ha impedito la costruzione di una mappatura sistematica del fenomeno, sia sul piano quantitativo sia su quello tematico. Ne deriva un circolo vizioso ormai evidente: l’assenza di dati esaustivi frena la definizione di politiche pubbliche mirate, mentre la mancanza di politiche impedisce la creazione di strumenti adeguati di osservazione, monitoraggio e studio. A ciò si aggiunge un contesto istituzionale che non riconosce ancora pienamente questi spazi come infrastrutture di prossimità, capaci di contribuire alle transizioni ecologica e digitale, in linea con le strategie nazionali ed europee.

Nonostante ciò, negli ultimi anni si registrano alcuni segnali di avanzamento verso un riconoscimento istituzionale. Nel 2026 è stata presentata una proposta di legge (PDL) dedicata alla promozione della cultura e delle arti performative, che introduce la definizione di “centro culturale ibrido” (art. 7.3). Per essere considerato tale, uno spazio deve integrare almeno tre aree tematiche tra spettacolo dal vivo, arti visive, musica, formazione, servizi alla comunità, rigenerazione urbana, innovazione sociale e pratiche partecipative.

Questa definizione richiama, almeno in parte, la logica francese dei tiers lieux, fondata sull’ibridazione funzionale e sulla coprogettazione. Tuttavia, la PDL italiana adotta una prospettiva prevalentemente culturale, lasciando in ombra dimensioni essenziali quali l’economia sociale, la produzione artigianale, la mutualità territoriale e la governance partecipata. A differenza del quadro francese, che si radica nella Legge Hamon (2014) sull’economia sociale e solidale (Chloé Rivolet, 22 luglio 2025), il testo italiano, partendo da una caratterizzazione dei luoghi come sede di attività culturali, riconosce solo parzialmente il ruolo dei luoghi terzi come dispositivi di innovazione sociale e promotori di modelli economici alternativi, inclusivi e territorialmente radicati. Inoltre, pur menzionando la coprogettazione, non esplicita il principio della governance partecipata, elemento distintivo del modello francese.

Eppure, nel contesto italiano esistono già esperienze che adottano forme avanzate di decisione e gestione condivisa. Ad esempio, “La Foresta – Accademia di Comunità” a Rovereto rappresenta un caso emblematico in questo senso: un bene comune emergente, situato nell’ala Nord della stazione ferroviaria, nato da un processo bottom‑up di rigenerazione urbana, orientato alla coesione sociale e alla trasformazione ecosociale del territorio. La sua governance si basa su un modello decisionale e gestionale imperniato sul coinvolgimento non solo dei soci, ma anche degli abitanti e degli ospiti[20], i quali possono partecipare ad assemblee pubbliche e orizzontali, chiamate Fucine, che sono indette ogni due settimane (Lorenzini et al., 2026, p. 62). Questo modello si ispira dichiaratamente all’esperienza dell’ex Asilo Filangieri, parte della rete dei Beni Comuni della città di Napoli, che costituisce un riferimento significativo anche per l’Association TiersLieux in Francia (Intervista di Mathias Rouet a Laura Lieto, 1 aprile 2026).

Inoltre, per quanto attiene al settore culturale, recenti studi attestano come la ricerca di una “governance dinamica”, vale a dire fondata sulla capacità di ascolto e di adattamento ai bisogni del territorio e, quindi, non pensata come una compagine rigida e invariabile, fondata su un solo organo decisionale, rigido e precostituito, sia particolarmente presente nei cosiddetti “nuovi centri comunitari a leva culturale” (Satta, 2025, pp. 21-23). La ragione principale di questa scelta è che: «la leva culturale è quella maggiormente utilizzata per attivare la comunità, per renderla partecipe, per produrre protagonismo» (Satta, 2025, p. 22). Un esempio significativo portato dalla stessa Autrice è rappresentato da Magnete, a Milano, un luogo che ospita e produce eventi culturali di tutti i tipi, aperto a tutte le tipologie di pubblico e che ha sede negli ex stabilimenti della Magneti Marelli.

Il caso romano

A Roma molti spazi sono stati attivati in modo estremamente efficace, prendendo le mosse da una lettura dei bisogni scoperti dei territori, adottando un approccio bottom-up. Realtà come Villaggio Globale, Matemù, Spin Time Lab e molte altre stanno rispondendo da tempo a bisogni sociali nuovi dei propri territori in modo efficace e, spesso, innovativo.

Tra queste esperienze rientrano anche spazi caratterizzati da una significativa componente di imprenditoria sociale. Questo paper concentra l’analisi proprio su tali realtà, con l’obiettivo di valutare se il concetto di tiers lieux, così come elaborato dalla Fondation France TiersLieux, possa offrire una chiave utile per ripensare il ruolo e il perimetro dell’impresa sociale in Italia.

È emblematica, in tal senso, l’esperienza dell’associazione Fusolab e del suo progetto Casilino Sky Park. Fusolab nasce nel 2012, attraverso il recupero di una palazzina abbandonata di quattro piani (Minghetti, intervista, 16 luglio 2025). A oggi, l’Associazione, che conta 75.000 soci, sostiene l’educazione popolare, l’arte e la cultura indipendente e digitale e, soprattutto, promuove sport popolare e accessibile (nel 2025, sono stati registrati 4.000 iscritti alla palestra[21]). Inoltre, attraverso il progetto Casilino Sky Park, Fusolab si è già guadagnata una notorietà a livello europeo per quanto riguarda l’uso delle aree dismesse (Minghetti, intervista, 16 luglio 2025). Infatti, nell’estate del 2023, l’Associazione è stata invitata a partecipare al primo festival europeo sulla valorizzazione dei tetti urbani (considerati da sempre luoghi dimenticati e oggi rivalutati in qualità di nuovi spazi di incontro), denominato À nous les toits[22]. Lo Sky Park è un’iniziativa innovativa di rigenerazione urbana, che non ha precedenti nel contesto italiano: la trasformazione di un tetto inutilizzato di un parcheggio multipiano di un centro commerciale, riconvertito in una galleria a cielo aperto, che ospita regolarmente eventi sociali e culturali, configurandosi come un nuovo polo di aggregazione e partecipazione civica nel cuore del quartiere Alessandrino di Roma[23].

Anche lo Spazio Troisi di Trastevere è un caso rappresentativo di rigenerazione urbana bottom-up, nata dalla collaborazione pubblico-privato e da progetti di cittadinanza attiva (Carocci, intervista, 27 agosto 2025). La gestione di questa sala cinematografica, chiusa nel 2013, poi sgomberata nel 2015, è stata dal 2018 assegnata alla Fondazione “Piccolo America”. Questa si è trovata, innanzitutto, a far fronte all’irregolarità urbanistica dell’immobile. Una volta completata la regolarizzazione edilizia e catastale, lo spazio in questione è stato completamente riqualificato. Il progetto di restauro, dal valore complessivo di circa 1,5 milioni di euro, è stato finanziato principalmente da enti pubblici e partner privati, nonché da fondi propri della comunità. Oltre a una sala cinematografica, attualmente lo spazio Troisi dispone di un’aula studio/coworking aperta H24, tutto l’anno, con 80 postazioni di lavoro, munita di videoteca, con un servizio di prestito gratuito e attivo 365 giorni l’anno (Carocci, intervista, 27 agosto 2025).

Entrambe le realtà dimostrano come la combinazione tra creatività urbana e attenzione ai bisogni locali possa produrre tiers lieux capaci di incidere concretamente sulla qualità della vita e sulle dinamiche di coesione sociale.

Il Campo (Spazio) Boario come “luogo terzo”: cultura, autogestione e produzione sociale dello spazio. Un laboratorio di rigenerazione e cultura civica

Tra passato e presente

Il Campo Boario, collocato nella porzione sudorientale dell’ex Mattatoio di Testaccio a Roma, è un’area di oltre 55.000 mq appartenente a uno dei principali macelli pubblici europei, attivo dal 1891 al 1975. La chiusura dell’impianto ha lasciato un vasto complesso industriale dismesso nel cuore del quartiere, contribuendo alla sua crisi economica, sociale e identitaria (Ranaldi, 2012).

Dagli anni Novanta l’area è stata interessata da processi di riconversione urbana e sociale. Nel 1990 una parte dello spazio, ristrutturata dal Comune, è occupata dal collettivo interculturale Villaggio Globale, formato da cittadini italiani e immigrati, già attivi con trasmissioni autogestite su Radio Città Aperta. Il progetto radiofonico, caratterizzato dalla partecipazione delle comunità senegalesi, filippine, capoverdiane e latinoamericane, rende evidente la necessità di un luogo fisico di incontro e produzione culturale. L’ex Borsino diventa così il Centro Interculturale Villaggio Globale, spazio autogestito dedicato allo scambio e all’integrazione tra diverse realtà. La nascita del Centro si inserisce in un contesto urbano segnato da un intenso dibattito sull’uso degli spazi dell’ex Mattatoio. La cittadinanza di Testaccio e associazioni attive sui diritti dei migranti sostengono il collettivo, riconoscendo nel progetto un modello di gestione inclusivo e partecipativo (Alfonso Perrotta, intervista, 16 luglio 2025). Tra gli anni Novanta e i primi Duemila, il Villaggio Globale diviene un riferimento per la musica emergente, offrendo concerti accessibili grazie al volontariato. Accanto alla programmazione musicale, il Centro ospita un bar, una sala prove, la Bottega dell’Asino (editoria alternativa e materiale etnico) e uno spazio cineforum. Dal 2013 la componente musicale viene abbandonata e il Centro si riconverte in un polo dedicato alle arti e all’artigianato, offrendo ad artisti e artigiani emergenti uno spazio di produzione, sperimentazione e formazione. Pur trasformandosi, mantiene una forte vocazione sociale e un approccio inclusivo (Alfonso Perrotta, intervista, 16 luglio 2025).

L’innovazione sociale del Campo Boario prosegue con l’intervento del Comune di Roma che, nel 2004, istituisce la Città dell’Altra Economia (CAE), recuperando 3.500 mq dell’area per promuovere pratiche economiche sostenibili e solidali. La CAE introduce nuovi attori istituzionali e modelli di gestione orientati a un’economia alternativa fondata su criteri etici, ambientali e di giustizia sociale (Comune di Roma, 2004). Le attività comprendono agricoltura biologica e sociale, commercio equo e solidale, energie rinnovabili, bioedilizia, riuso e riciclo. La CAE rappresenta uno dei primi spazi europei dedicati interamente a economie sostenibili e ospita, tuttora, eventi come il Green Market Festival e il Vegan Festival.

Nel Campo Boario operano, inoltre, il Collettivo Gastronomico Testaccio e, fino all’estate 2025, la Condotta Slow Food Testaccio Ostiense Trastevere. Il Collettivo nasce dopo il lockdown, ma affonda le sue radici in una sperimentazione avviata nel 2017 al mercato di Testaccio, in collaborazione con CAE, Slow Food Roma e il Dipartimento di Architettura di Roma Tre. Su iniziativa della CAE, il Collettivo assume la gestione di un ristorante chiuso da tempo, rilanciandolo attraverso laboratori, incubatori di startup, scuole di cucina, mercati solidali e attività culturali. La sua visione propone una “trattoria urbana” come hub gastronomico che considera il cibo un dispositivo culturale e uno strumento di rigenerazione urbana (Marco Morello, intervista, 31 luglio 2025). Parallelamente nasce la Condotta Slow Food Testaccio Ostiense Trastevere, che trova nel Collettivo la propria sede operativa. Negli spazi adiacenti vengono realizzati orti comunitari sperimentali, dedicati soprattutto ai più giovani. I prodotti coltivati dai cittadini vengono utilizzati nelle preparazioni del ristorante, in linea con l’agricoltura a km 0 e con i principi dell’economia circolare e della transizione ecologica (Mauro Pellegrini, intervista, 24 luglio 2025).

Pratiche urbane sostenibili e produzione culturale: il rilancio del Campo Boario in chiave di terzo luogo agricolo/alimentare/culturale per la transizione ecologica

Gli attori che hanno animato il Campo Boario negli ultimi trent’anni condividono finalità socioculturali convergenti, in particolare la promozione dello sviluppo sostenibile. Le loro iniziative possono essere interpretate attraverso il paradigma dei tiers lieux nella declinazione francese, ossia spazi ibridi e comunitari orientati alla produzione di valore sociale, culturale ed ecologico.

La Città dell’Altra Economia (CAE) valorizza pratiche economiche sostenibili e inclusive, fondate su giustizia sociale, rispetto dell’ambiente e trasparenza. Gli orti urbani di Slow Food promuovono biodiversità, produzione locale e agricoltura urbana a basso impatto. Il Collettivo Gastronomico Testaccio interpreta la gastronomia come pratica comunitaria, restituendo centralità alla filiera corta, alle relazioni tra produttori e consumatori e alla convivialità come forma di cittadinanza attiva. Il Villaggio Globale integra queste dimensioni con un’offerta culturale che stimola creatività, riflessione critica e partecipazione, configurandosi come catalizzatore di pratiche sociali e ambientali.

Il ruolo del Villaggio Globale è particolarmente rilevante, anche in relazione al dibattito francese sulla distinzione tra artisti e artigiani, erede di una concezione “tayloristica” del lavoro culturale. Tale separazione è oggi contestata da una visione che riconosce la creatività come dimensione diffusa, presente in molte pratiche umane: dai contadini ai cuochi, dai musicisti ai ballerini. In questa prospettiva, l’arte non è confinata ai luoghi tradizionalmente deputati, ma può emergere ovunque, trasformando gli spazi quotidiani in luoghi generativi di cultura. Questo cambio di paradigma consente di considerare l’arte come strumento attivo nella salvaguardia ambientale, riconoscendo la crisi ecologica come questione culturale ed estetica (Pierron, 2023). Il Villaggio Globale potrebbe così diventare un laboratorio in cui arte e artigianato si intrecciano, producendo forme espressive radicate nei territori e orientate a nuovi immaginari ecologici.

In sintesi, le esperienze del Campo Boario si radicano in un processo di riappropriazione e rigenerazione urbana: spazi un tempo segnati dalla dismissione sono stati trasformati attraverso pratiche di riuso creativo, diventando mercati biologici, cucine collettive, atelier artistici e orti comunitari, proponendo un’alternativa alla metropoli competitiva e orientata al profitto e sostituendo il consumo passivo con la produzione e il consumo consapevole, senza dimenticare la relazione con il territorio.

Il Campo Boario emerge così come un potenziale ecosistema di innovazione sociale, in cui sperimentare modelli di cittadinanza attiva e pratiche di democrazia partecipativa.

Conclusioni

La riflessione sociologica sui tiers lieux francesi mostra come questi spazi siano diventati dispositivi centrali nella ridefinizione dei legami sociali, delle pratiche di lavoro e dei modelli di partecipazione civica. La loro evoluzione, sostenuta da politiche pubbliche organiche, ha permesso allo Stato francese di riconoscerli come leve per la rigenerazione territoriale, l’inclusione sociale e la transizione verso modelli economici e professionali più flessibili, sostenibili e collaborativi. In questo quadro, i tiers lieux si sono affermati come piattaforme ibride, capaci di catalizzare processi di innovazione digitale, tecnologica e sociale, rispondendo in modo adattivo ai bisogni emergenti delle comunità locali.

Anche in Italia vi sono esperienze analoghe, seppur denominate in modi diversi, che possono essere ricondotte alla categoria degli spazi collaborativi a orientamento sociale. Le loro funzioni coincidono in larga parte con quelle dei tiers lieux francesi, ma la mancanza di politiche nazionali strutturate genera forti disparità territoriali e una minore capacità di consolidamento nel tempo. Inoltre, la componente di imprenditorialità sociale non è sempre presente, contribuendo a una maggiore eterogeneità del settore.

Sia in Francia sia in Italia, questi spazi affrontano sfide rilevanti, in particolare sul piano della governance e della sostenibilità economica. Per quanto riguarda la governance partecipata, il modello francese si distingue per il tentativo di associare settore pubblico, privato e cittadini nel perseguimento dell’interesse generale. Tuttavia, non esiste un formato giuridico unico che racchiuda la varietà dei tiers lieux: la maggior parte delle realtà ha scelto la forma associativa, mentre altre si sono costituite come SCIC (Société coopérative d’intérêt collectif), cooperative che riuniscono lavoratori, beneficiari e una terza categoria di soci (collettività, imprese, finanziatori) attorno a un progetto comune (Chloé Rivolet, intervista, 22 luglio 2025). Le collettività territoriali possono detenere fino al 50% del capitale, rafforzando la dimensione pubblica della governance.

Nel contesto italiano non esiste un equivalente perfetto della SCIC, anche se alcune forme giuridiche, quali, ad esempio, le cooperative sociali e le cooperative di comunità, presentano elementi parzialmente comparabili. In Italia la presenza di categorie di soci diverse entro una società cooperativa – quindi dentro un modello di governance intrinsecamente democratico e partecipativo – è stata introdotta come facoltà nell’ambito della disciplina della cooperazione sociale con la Legge 381/1991, ma non è obbligatoria; tuttavia, in questi anni la sperimentazione di modelli di governance originali è ampia e in evoluzione, come mostrano diversi contributi recenti nel campo dell’impresa culturale e sociale.

Sul piano della sostenibilità finanziaria, gli studi e le interviste evidenziano che la solidità economica di questi spazi dipende dalla loro capacità di rispondere ai bisogni reali del territorio. Nei contesti in cui la creazione dei tiers lieux è avvenuta tramite approcci top‑down non radicati nelle esigenze locali, la loro tenuta nel tempo risulta compromessa (Christine Liefooghe, intervista, 3 settembre 2025).

A livello europeo, cresce l’interesse verso questi spazi di relazione, considerati infrastrutture di innovazione sociale e dispositivi per lo sviluppo locale. L’Unione Europea promuove e finanzia iniziative che valorizzano i terzi luoghi come ambienti favorevoli alla partecipazione, alla coprogettazione di servizi e al rafforzamento dell’economia di prossimità (Sanjin Plakalo, intervista, 15 luglio 2025).

In questo scenario, seppur meno sistematizzata, l’esperienza italiana mostra segnali significativi di sviluppo, soprattutto negli spazi collaborativi a orientamento sociale che mettono al centro la cura del territorio, l’auto‑organizzazione delle comunità e la sperimentazione di pratiche mutualistiche. La città di Roma rappresenta un contesto particolarmente fertile, grazie alla presenza di realtà pionieristiche (Villaggio Globale, Spin Time, Fusolab, Sala Troisi) e di un vasto patrimonio di spazi urbani in attesa di rigenerazione. Tra questi, il Campo Boario dell’ex Mattatoio di Testaccio costituisce un caso emblematico. Situato in un’area dal forte valore simbolico e storico, può essere ripensato come un tiers lieu dedicato alla transizione ecologica, capace di coniugare pratiche di sostenibilità ambientale, con processi di inclusione e innovazione sociale. La sua riconversione in un’infrastruttura civica aperta e collaborativa risponderebbe al bisogno crescente di luoghi in cui le comunità possano sperimentare modelli alternativi di produzione, consumo, formazione e convivenza.

In questa prospettiva, un terzo luogo al Campo Boario potrebbe fungere da nodo territoriale per la transizione, mettendo in rete le esperienze esistenti e coniugando cura dello spazio, sostenibilità e inclusione secondo una logica di prossimità e coproduzione. In ultima analisi, rappresenterebbe non solo un’opportunità per Testaccio, ma un modello replicabile in altri contesti urbani italiani ed europei, contribuendo alla costruzione di città più aperte, resilienti, ecologiche, inclusive e democratiche.

 DOI:  107425/IS.2026.03.07

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Satta, N. (2025). Governance dinamiche e partecipate per imprese culturali, relazionali e innovative. Impresa Sociale, n. 1.

Scopolan, A. C., Leon, L., Rodighero, S. & Montanari. F. (2022). Spazi collaborativi a orientamento sociale. Funzioni e prospettive nella transizione del lavoro. Impresa sociale, 4.

Lista persone intervistate

Valerio Carocci, Presidente Fondazione Piccolo America

Christine Liefooghe, professoressa incaricata in geografia fisica, umana, economica e regionale, Università di Lille

Celine Marty, filosofa e saggista, specializzata nella trasformazione ecologica del lavoro, Académie du Climat, Ville de Paris.

Dairo Minghetti, Presidente Associazione Fusolab 2.0

Marco Morello, chef e ristoratore, Collettivo Gastronomico Testaccio

Matteo Orfini, Membro della Camera dei deputati della Repubblica Italiana

Mauro Pellegrini, Presidente Condotta Slow Food Roma- Testaccio Ostiense Trastevere

Alfonso Perrotta, operatore culturale, centro culturale Villaggio Globale

Sanjin Plakalo, ricercatore senior, responsabile progetti in ambito sociale del think tank europeo Pour la solidarité,  Bruxelles (Belgio)

Mathias Rouet, Direttore degli Studi, Plateau Urbain

Chloe Rivolet, Codirettrice Cooperative Tiers Lieu(x), Nouvelle Aquitaine (Francia) e componente della federazione nazionale dei terzi luoghi francesi, Association Nationale des Tiers Lieux (membro del gruppo di interesse pubblico, Fondation France Tiers Lieux)

[1] Il presente studio, in realtà, ha un carattere meramente esplorativo, almeno in questa prima fase. Nel concept note, infatti, si è evidenziato come la comprensione completa del fenomeno dei terzi luoghi richiederebbe, nella seconda fase della ricerca, l’adozione della metodologia della ricerca azione, poiché l’oggetto dell’analisi sono tipi particolari di comunità (i terzi luoghi, appunto): la ricerca azione mira, appunto, a contribuire al rafforzamento delle capacità comunitarie, nonché agli sforzi di cambiamento sociale. La tecnica di indagine privilegiata sarebbe l’osservazione partecipante (Corbetta, 1999).

[2] La Fondazione ha il compito di accrescere le conoscenze disponibili sulle nuove forme di lavoro, finanziando attività di ricerca in diversi campi delle scienze umane (diritto del lavoro, economia del lavoro, sociologia del lavoro).

[3] https://www.urbanisme-puca.gouv.fr/evaluation-du-programme-nouveaux-lieux-nouveaux-a2432.html?lang=fr

[4] Il gruppo di interesse pubblico è un’organizzazione che unisce soggetti pubblici e privati per raggiungere obiettivi comuni di interesse generale.

[5] Lo Stato francese è rappresentato da cinque ministeri: Ministère de la Cohesion des Territoires, Ministère du Travail, Ministère de l’Einsegnement Superieur et de la Recherche, Ministère de l’Économie, Ministère de la Culture.

[6] Fondata nel 2017, l’ANTL promuove e sviluppa i tiers lieux, fornendo supporto pratico e legale ai loro gestori, sostenendo iniziative di networking tra i vari spazi e promuovendo la cooperazione tra i vari attori locali, regionali e nazionali. Inoltre, l’Associazione svolge un ruolo importante nel dialogo con le autorità pubbliche, supportando quelle politiche di sviluppo, che favoriscono la crescita dei tiers lieux a livello locale e nazionale. In questo modo, l’ANTL aiuta a costruire una rete di tiers lieux in tutta la Francia, promuovendo la creazione di nuovi spazi che rispondano alle esigenze delle comunità, offrendo anche consulenza e formazione per gestire queste realtà in modo sostenibile e inclusivo.

[7] Si segnala che, trascorsi circa nove mesi dalla raccolta dei dati presentati, a seguito dell’approvazione della Legge finanziaria 2026, i finanziamenti pubblici destinati ai tiers lieux sono stati ridotti di più dell’80%, evento che ha condotto – il 29 giugno 2026 – alla definitiva cessazione delle attività della Fondation France Tiers Lieux (https://www.franceinfo.fr/politique/gouvernement-de-sebastien-lecornu/le-gouvernement-met-fin-a-la-structure-de-soutien-aux-tiers-lieux-mais-assure-que-leur-animation-demeurera-accompagnee-par-l-etat_8103749.html), ritenendo conclusa la missione a essa originariamente affidata, vale a dire sostegno ai tiers-lieux nel loro percorso di professionalizzazione, con l’obiettivo di favorirne il progressivo raggiungimento dell’autonomia e promozione della loro messa in rete. Da questo punto di vista è ragionevole ritenere che questa circostanza non infici la valutazione positiva sulla politica pubblica a sostegno dei tiers-lieux: la conclusione dell’intervento pubblico è interpretabile non come un semplice arretramento della politica di sostegno, ma, al contrario, come il possibile esito di una strategia fondata sul capacity building e finalizzata a rendere i tiers-lieux strutturalmente più autonomi e capaci di operare in modo indipendente.

[8] In questa fase iniziale, i tiers lieux non erano ancora caratterizzati da un’etichetta o da una specificità univoca, ma piuttosto si configuravano come espressioni dei bisogni e delle peculiarità proprie di ciascun territorio.

[9] https://www.les-scic.coop/presentation

[10] https://www.legalstart.fr/fiches-pratiques/statut-entreprise/scic/

[11] Dal punto di vista della sostenibilità gestionale, la forma giuridica dell’associazione presenta alcune criticità: la necessità di rinnovare annualmente le campagne di adesione comporta incertezza sul piano della solidità finanziaria. Infatti, non è sempre possibile garantire che il numero di soci rimanga costante nel tempo e, di conseguenza, diventa difficile anche assicurare l’invariabilità delle risorse finanziarie disponibili (i risultati delle campagne di adesione possono cambiare significativamente di anno in anno).

[12] https://www.ville-gueret.fr/accueillante/la-quincaillerie-numerique/#:~:text=Port%C3%A9e%20par%20la%20Communaut%C3%A9%20d,%C3%AAtre%20un%20Tiers%2DLieux%20centralisateur.

[13] https://anct.gouv.fr/espace-presse/communique-de-presse-soutien-du-gouvernement-aux-tiers-lieux-82-nouvelles-fabriques#:~:text=Lanc%C3%A9%20en%20janvier%2020

[14] L’utilità sociale si riferisce al contributo di un’organizzazione nel soddisfare i bisogni ambientali e sociali, che, spesso, non trovano una risposta adeguata nel mercato, o che sono coperti in modo insufficiente dal settore pubblico (AVISE, 2022). Per quanto attiene specificamente alla valutazione di cui è stata oggetto la Quincailleirie va sottolineato che non si tratta, da un punto di vista metodologico, della classica valutazione d’impatto, così come teorizzata dalla Global Evaluation Initiativehttps://www.betterevaluation.org/methods-approaches/themes/impact-evaluation#:~:text=Deciding%20and%20managing%20the%20process,of%20evidence%20to%20inform%20de

[15] Secondo Patrick Levy Waitz (2022), attività centrali dell’economia circolare quali il riciclo e il riuso possono essere promosse più facilmente all’interno di unità più piccole come i tiers lieux in prossimità estrema (hyper proximité). Vedi intervista: Tiers-lieux : l’économie déménage • FRANCE 24

[16] I Paesi coinvolti: Belgio, Francia, Italia, Paesi Bassi e Spagna.

[17] I Paesi coinvolti: Belgio, Francia, Spagna

[18] https://hope-in-us.eu/en/

[19] La Regione Nuova Aquitania è capofila, in collaborazione con Fab’Lim, la Cooperative Tiers-lieu(x), tre partner spagnoli (Junta de Extremadura, Actyva Coop, Fundación Repoblación, CSIC) e due portoghesi (Commonauté intercommunale de Baixo Alentejo, Regenerativa Coop).

[20] Unicamente i soci e chi è diventato “abitante”, attraverso la partecipazione a tre assemblee in un periodo di due mesi, ha diritto di voto nel processo decisionale.

[21] https://www.fusolab.net/chi-siamo/l-associazione

[22] https://www.anouslestoits.fr/

[23] https://www.openhouseroma.org/sito/casilino-sky-park

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