Ci ha lasciati Graziano Maino, grande amico di impresa sociale, tra le persone che hanno maggiormete contribuito a far crescere le imprese sociali italiane e la capacità di gruppi e organizzazioni di lavorare insieme
Il 18 settembre ci ha lasciati Graziano Maino. Graziano Maino è stato un grande e autentico amico di Impresa Sociale. Con generosità, anche quando era afflitto da decine di altri impegni lavorativi, si ritagliava sempre il tempo per mandarci i suoi articoli e per discutere con noi di nuovi progetti che spesso incrociavano i temi più attuali del dibattito sulla cooperazione e l’impresa sociale. Molti lo hanno incontrato nelle sue diverse vesti: consulente con Pares, la cooperativa per cui ha speso la gran parte della sua vita professionale, una organizzazione di grande prestigio nata con il desiderio autentico di incidere sul processo faticoso di qualificazione del welfare, delle cooperative e delle imprese sociali; promotore e direttore di iniziative editoriali pionieristiche come ‘Fuori Orario’, rivista di culture e pratiche sociali del consorzio CS&L di Cavenago, che alla fine degli anni Novanta per prima lanciava la discussione sul bilancio sociale anticipando i temi della responsabilità sociale come elementi distintivi della ragione cooperativa; docente rispettatissimo e amatissimo dagli studenti di socio psicologia delle organizzazioni in Bicocca a Milano e progettazione dei servizi sociali a Sociologia a Trento. Di Graziano, chi lo ha conosciuto, ricorda la raffinatezza del pensiero, l’ironia pungente, l’impegno sociale, e l’enorme generosità. Come studioso, ne ho potuto apprezzare la profondissima capacità analitica, la curiosità intellettuale mai doma, e lo sguardo scevro da pregiudizi con cui approcciava alle discussioni con i colleghi, fossero essi docenti universitari o professionisti dei servizi. Come amico, ricordo le lunghe estati trascorse insieme, i giochi con i nostri figli, i suoi adorati Giosuè e Giacomo, e Giovanna la sua amata moglie, a cui siamo vicini in questo momento di grande dolore e costernazione. E’ difficile salutare persone a cui si è voluto bene e persone con cui si sono condivisi progetti e ideali. Lo facciamo stavolta con un groppo alla gola. Carissimo Graziano: “lascia che la vita sia bella come i fiori d’estate, e la morte, come le foglie di autunno” (R. Tagore)