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ISSN 2282-1694

Imprese di inserimento lavorativo in Catalogna: uno strumento chiave nelle politiche pubbliche per l’inclusione sociale

Ana Rubió Jiménez

L'esperienza delle imprese di inserimento catalane offre diversi spunti al decisore politico italiano, evidenziando i risultati conseguibili grazie a seri politiche di sostegno alle WISEs e testimonia come la sensibilità all'integrazione lavorativa sia diffusa in tutto il continente.


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La situazione economica e sociale della Catalogna

È stato dimostrato da tempo che non sempre gli indicatori economici tendono a coincidere con quelli di benessere e coesione sociale. Ad esempio, possono esserci paesi che mostrano con orgoglio la crescita del loro reddito pro capite, mettendo in secondo piano il fatto che al tempo stesso aumenta il loro indice di povertà: situazioni, insomma, in cui da una parte aumentano le grandi fortune, dall’altra le disuguaglianze. Questa tendenza è il fattore scatenante di molti altri problemi sempre più gravi: malcontento verso le politiche pubbliche, marginalità, populismo ed estremismi; in breve, frattura sociale.

La Catalogna è una Comunità autonoma che fa parte dello Stato spagnolo e, come tale, si caratterizza per una propria lingua e cultura, un proprio Governo e Parlamento e anche alcune peculiarità nell’organizzazione sociale. Il suo territorio comprende una superficie di 32.000 km2, pari, per fare un confronto, all’estensione complessiva della regione Veneto e della regione Trentino-Alto Adige. Negli ultimi 25 anni, la Catalogna è passata da una popolazione di 6,3 milioni di abitanti a una popolazione di 8,1 milioni; D’altra parte, il Veneto e il Trentino-Alto Adige insieme continuano ad avere una popolazione di circa 6 milioni di abitanti. 

Come prevedibile, la crescita demografica non è stata accompagnata da un aumento e da una equa distribuzione delle risorse e ciò ha portato a un deficit strutturale nei trasporti, nelle infrastrutture e nei servizi di base (medici, educativi, sociali, ecc.); ovviamente, questa situazione genera una tensione diffusa in tutta la Comunità autonoma catalana: i servizi pubblici sono a dura prova, le reti di comunicazione sono sature e i grandi investimenti del passato - spesso più focalizzati sulle inaugurazioni di grandi eventi che sulle sui servizi alla cittadinanza – rappresentano ora un costo da gestire a causa di una grave mancanza di manutenzione. 

D’altra parte, i dati generali sulla crescita economica sono, a prima vista, ancora buoni: le banche continuano a ottenere profitti record e il mercato azionario continua ad avere indici molto positivi. Ma il divario tra ricchi e poveri si sta allargando sempre di più. Se ponessimo pari a 100 il reddito medio dei cittadini di Barcellona, la capitale della Catalogna, il quartiere più ricco avrebbe un reddito medio di 180 e il più povero 50,9. È proprio in questi due quartieri che le opzioni politiche estremiste stanno crescendo di più.

In questo contesto, un fattore che va considerato – motivo di orgoglio per i catalani - è che il tessuto sociale catalano è molto ricco. Per secoli i catalani hanno imparato a organizzarsi attraverso modelli cooperativi, atenei, associazioni culturali e ricreative, solidarietà, fondazioni. E questo consente di affrontare i problemi attuali con una prospettiva costruttiva e in forma collettiva. 

In questo hanno un ruolo decisivo le organizzazioni della società civile che mirano alla giustizia sociale, raggruppate sotto l’ombrello della Taula d’Entitats del Tercer Sector Social de Catalunya, un ente di riferimento per la sua rappresentatività e per il suo ruolo propositivo rispetto alle politiche sociali pubbliche.

Gli enti aderenti alla Taula, tra cui la FEICAT – ente che rappresenta le imprese di inserimento lavorativo della Catalogna – sono pienamente impegnati a promuovere l’"ascensore sociale", in altre parole la presenza di politiche orientate all’integrazione e alla coesione: si battono per promuovere servizi sociali che accompagnano le persone ad acquisire le conoscenze e le competenze che permettono loro di raggiungere un’inclusione sociale e lavorativa di successo. All’interno della Taula, le entità specializzate nell’integrazione lavorativa delle persone a rischio di esclusione sono quelle che promuovono e creano imprese di inserimento.

Le Imprese di inserimento lavorativo in Catalogna sono un’espressione dell’economia sociale volto a combattere la disoccupazione e l’esclusione sociale attraverso lavoro retribuito, formazione e supporto personalizzato. Offrono esperienze lavorative reali alle persone provenienti dai servizi sociali pubblici, affinché, grazie ad un inserimento temporaneo, possano compiere il passo verso il mercato del lavoro ordinario in condizioni migliori.

Cosa sono le Impresa di inserimento in Catalogna?

Le Imprese di inserimento (empreses d’inserció, EI) sono società commerciali o cooperative che operano nel mercato con uno scopo sociale chiaramente definito: assumere persone a rischio di esclusione e offrire loro un itinerario strutturato per l’inserimento del lavoro. Secondo la normativa, devono essere un ente senza scopo di lucro; in modo che i profitti vengano reinvestiti nel progetto sociale e non distribuiti tra gli azionisti. Questo requisito fondamentale garantisce che l’obiettivo principale sia l’impatto sociale e non la massimizzazione del profitto privato. 

Non va d’altra parte nascosto che oggi una delle difficoltà del settore è l’emergere di formule aziendali che cercano di sfruttare il modello dell’Impresa di inserimento per accedere agli aiuti pubblici senza rispondere davvero a questa logica. Si tratta di enti che, nella loro essenza, mantengono una vocazione al profitto e possono distorcere il significato del modello, generando concorrenza sleale e mettendo a rischio la credibilità del settore nel suo complesso. 

In tale contesto FEICAT ha sostenuto con forza il Disegno di Legge sull’Economia Sociale (PLIIES), che sarà a breve dibattuto nel Senato spagnolo e che prevede di introdurre ulteriori limitazioni e garanzie in questo senso. Questa norma mira a salvaguardare il carattere sociale delle Imprese di inserimento e ad impedire l’utilizzo opportunistico di questa forma da parte di soggetti finalizzati al profitto.

Percorsi, dimensioni e settori

Attualmente in Catalogna operano 79 imprese di inserimento, che impiegano 5.446 persone, 3.416 delle quali sono persone a rischio di esclusione in percorso di inserimento. Ciò significa che una parte molto importante della forza lavoro è in fase di transizione verso il mercato ordinario, mentre il resto dei lavoratori è rappresentato dal team tecnico e dagli operatori con funzioni di supporto verso le persone inserite. I percorsi di inserimento hanno una durata massima di tre anni e comprendono la stipula di un contratto di lavoro, un supporto personalizzato e la formazione, così che, al termine di questo periodo, la persona possa accedere a un’azienda ordinaria con maggiore stabilità e autonomia. Le imprese di inserimento non sono, quindi, l’esito finale del percorso ma rappresentano un momento di transizione verso il mercato del lavoro ordinario.

Le Imprese di inserimento catalane operano in una pluralità di settori come la gestione dei rifiuti, la pulizia degli spazi pubblici, il giardinaggio, il commercio di oggetti seconda mano, l’ospitalità turistica e i servizi di logistica industriale. Questa diversificazione consente di proporre attività lavorative e percorsi di integrazione adatto a profili molto eterogenei di persone in situazioni vulnerabili; d’altra parte, non va nascosto che alcuni di questi settori possono essere caratterizzati da instabilità, margini ridotti e forte concorrenza di prezzo.

Modello economico e impatto sociale

Dal punto di vista economico, il modello delle Imprese di inserimento è nettamente orientato verso il mercato. Nell’ultimo decennio, circa il 70% del fatturato delle Imprese di inserimento catalane è derivato dalla vendita di beni e servizi a clienti privati, mentre il settore pubblico rappresenta il 15% del fatturato e il restante 15% deriva da contributi.

Il bilancio sociale 2024 di FEICAT conferma questi dati: su un fatturato totale di 124 milioni di euro, 96 milioni sono stati generati direttamente dall’attività commerciale; il sostegno pubblico non finanzia l’attività in sé, ma copre i costi aggiuntivi connessi al supporto personalizzato delle persone inserite e a compensare la minore competitività strutturale connessa al fatto di operare con le persone con fragilità sociali. Va d’altra parte registrato come nel 2024 gli aiuti pubblici alle Imprese di inserimento siano aumentati a 27 milioni, il che evidenzia come l’amministrazione pubblica creda nel modello delle Imprese di inserimento come strumento di integrazione sociale.

L’impatto sociale è la ragion d’essere delle società di inserimento. Le 3.416 persone attualmente in percorso di inserimento rappresentano migliaia di storie di vulnerabilità che, attraverso il lavoro retribuito e il supporto professionale, possono beneficiare di una reale opportunità di trasformazione personale e sociale. Il grande vantaggio di questo approccio è che combina una risposta immediata (stipendio e diritti connessi alla condizione di lavoratore) con una prospettiva futura (formazione, esperienza, reti professionali). Tuttavia, ci sono anche rischi: non tutte le persone raggiungono un inserimento stabile nel mercato ordinario, e sono necessari dati longitudinali e sistemi di valutazione per misurare fino a che punto l’obiettivo finale venga effettivamente raggiunto.

Dimensione europea e appalti pubblici

FEICAT è la federazione che aggrega le Imprese di inserimento in Catalogna operanti nell’inserimento lavorativo di persone a rischio di esclusione diverse dalle persone con disabilità; ad essa fanno riferimento il 93% dei contratti di inserimento del Paese. La FEICAT è uno dei fondatori di ENSIE, la federazione europea delle imprese sociali di inserimento e partecipa da anni a numerosi progetti europei che hanno reso possibile condividere esperienze, analizzare e condividere metodologie di lavoro e consolidare il riconoscimento del modello catalano nell’ambito delle politiche di economia sociale europea. La partecipazione alle reti europee è per FAICAT una risorsa importante: conferisce visibilità internazionale, facilita l’accesso ai finanziamenti e consente l’importazione ed esportazione di innovazioni metodologiche.

Rispetto al rapporto con le pubbliche amministrazioni, oggi la sfida strategica per le Imprese di inserimento è quella di promuovere la diffusione di affidamenti riservati nei contratti pubblici per servizi come pulizia, rifiuti, giardinaggio o logistica ausiliaria. L’utilizzo di clausole sociali o di affidamento riservati potrebbe, con costi limitati, moltiplicare l’impatto sociale, generando un vantaggio sociale ed economico maggiore per ogni euro investito; questo trasformerebbe gli appalti pubblici in uno strumento attivo di inclusione.

Tuttavia, per rendere possibile questa realtà, in Catalogna – così come in Italia o in qualsiasi paese europeo – è necessario mettere insieme i bisogni della popolazione e gli sforzi di una società civile organizzata e inclusiva. Allo stesso tempo, è necessario promuovere un processo di deburocratizzazione dell’amministrazione affinché agisca motivata dall’intento di offrire un servizio ai cittadini piuttosto che lasciarsi fermare da ostacoli normativi. Solo così sarà possibile il rafforzamento del welfare.

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Ana Rubió Jiménez

Feicat

Laureata in Giornalismo e Scienze Umanistiche. Attualmente è direttrice del Diari el Jardí, responsabile della comunicazione di FEICAT - Empreses d'Inserció e coordinatrice del Kapura Festival.

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