La prescrizione sociale - la previsione, entro percorsi di tutela della salute, di attività aggregative, sportive, culturali, di partecipazione - è al centro di un crescente interesse di studiosi e operatori e chiama il Terzo settore a giocare un nuovo ruolo nella costruzione di percorsi a forte valenza comunitaria.
In un moto accelerato e assai significativo in questi ultimi mesi, la prescrizione sociale si sta progressivamente affermando nel nostro paese come uno dei dispositivi più interessanti nel campo dell’innovazione sociale a vocazione comunitaria. Non si tratta soltanto di un insieme di pratiche orientate al benessere delle persone, ma di un vero e proprio paradigma capace di ridefinire il rapporto tra salute, comunità e partecipazione sociale.
La prescrizione sociale agisce infatti su una dimensione spesso trascurata dalle politiche tradizionali: quella dell’infrastruttura relazionale dei contesti di vita. Attraverso la connessione tra persone, reti territoriali, associazioni e risorse comunitarie, essa contribuisce a riattivare legami, generare fiducia e ampliare le possibilità di partecipazione.
In questa prospettiva, la prescrizione sociale non produce soltanto risposte individuali, ma incrementa la “biodiversità sociale” dei territori, rafforzando la pluralità delle relazioni, delle esperienze e delle opportunità di coinvolgimento comunitario.
La prescrizione sociale è un approccio innovativo che consente ai professionisti della salute e del sociale di indirizzare le persone verso attività, risorse e opportunità presenti nella comunità, con l’obiettivo di migliorare benessere, salute e qualità della vita.
A differenza dei modelli tradizionali centrati esclusivamente sulla risposta clinica o prestazionale, la prescrizione sociale riconosce che le condizioni di salute delle persone dipendono in larga misura anche da fattori relazionali, culturali, ambientali e comunitari (Marmot, 2005; World Health Organization, 2008). Solitudine, isolamento sociale, sedentarietà, fragilità relazionali o perdita di senso possono infatti incidere profondamente sul benessere individuale.
La prescrizione sociale si fonda quindi sull’idea che attività culturali, esperienze associative, pratiche sportive, contatto con la natura, volontariato e partecipazione comunitaria possano rappresentare veri e propri fattori di salute.
Nel panorama internazionale, la definizione più utilizzata è quella proposta dalla National Academy for Social Prescribing, secondo cui la prescrizione sociale è un processo che connette le persone a supporti non clinici presenti nella comunità per migliorare salute e benessere (National Academy for Social Prescribing, 2023). Analogamente, la World Health Organization ha progressivamente riconosciuto il valore delle pratiche community-based e degli interventi orientati ai determinanti sociali della salute.
La letteratura scientifica evidenzia come la prescrizione sociale si sviluppi all’incrocio tra:
Tra i principali riferimenti teorici e scientifici possono essere richiamati il lavoro di Michael Marmot sui determinanti sociali della salute (Marmot, 2005), gli studi di Aaron Antonovsky sulla salutogenesi (Antonovsky, 1987), le riflessioni di Robert D. Putnam sul capitale sociale e sulla partecipazione civica (Putnam, 2000), gli approcci di community work e community development sviluppati nel welfare territoriale europeo.
Negli ultimi anni, inoltre, la prescrizione sociale ha trovato crescente applicazione in diversi paesi — in particolare nei paesi anglosassoni — dove è stata integrata anche nei sistemi di cure primarie e nelle politiche pubbliche di contrasto alla solitudine, alle fragilità sociali e alle condizioni croniche (Bickerdike et al., 2017; Husk et al., 2020).
Da questa prospettiva, la prescrizione sociale può essere letta non soltanto come uno strumento operativo, ma come un vero e proprio dispositivo di innovazione sociale capace di attivare risorse diffuse e rigenerare le infrastrutture relazionali delle comunità.
Per comprendere fino in fondo il significato della prescrizione sociale è necessario collocarla dentro una più ampia trasformazione del modo di concepire salute, cura e benessere.
La prescrizione sociale trova una delle sue cornici teoriche più coerenti nel modello bio-psico-sociale, sviluppato a partire dalle riflessioni di George L. Engel (Engel, 1977).
Questo paradigma ha rappresentato un passaggio fondamentale nel modo di concepire la salute e la cura, superando una visione esclusivamente biomedica della persona. Secondo il modello bio-psico-sociale, infatti, le condizioni di salute sono il risultato dell’interazione dinamica tra dimensioni biologiche, psicologiche e sociali.
La sofferenza delle persone non può quindi essere interpretata unicamente attraverso indicatori clinici o diagnostici, ma va compresa all’interno delle relazioni, delle condizioni di vita, delle reti sociali, delle esperienze emotive e dei contesti comunitari nei quali la persona vive.
La prescrizione sociale si muove esattamente dentro questa prospettiva. Il suo approccio riconosce che elementi come l’isolamento sociale, la perdita di legami, la fragilità relazionale, la mancanza di partecipazione o l’assenza di opportunità culturali e comunitarie possono incidere profondamente sul benessere individuale e collettivo.
In questo senso, la prescrizione sociale non rappresenta soltanto uno strumento operativo, ma anche una postura culturale e professionale. Essa propone un modo diverso di lavorare nei territori: non centrato esclusivamente sulla prestazione, ma sulla costruzione di connessioni, sull’ascolto delle persone, sulla valorizzazione delle risorse comunitarie e sull’attivazione delle capacità presenti nei contesti locali.
Il paradigma bio-psico-sociale diventa allora non soltanto una chiave interpretativa della salute, ma anche un orientamento concreto per il lavoro territoriale integrato. È dentro questa cornice che sanitario, sociale, comunità e Terzo Settore possono trovare un terreno comune di collaborazione, costruendo percorsi di cura e benessere più completi, relazionali e sostenibili.
La prescrizione sociale appare così come una delle pratiche contemporanee che meglio traducono operativamente il paradigma bio-psico-sociale all’interno delle politiche territoriali e del welfare di comunità.
È proprio dentro questa prospettiva che emerge una delle dimensioni più originali della prescrizione sociale: la sua capacità di agire come infrastruttura relazionale dei territori.
Uno degli aspetti più rilevanti della prescrizione sociale riguarda la sua capacità di rimettere in movimento le reti relazionali presenti nei contesti locali. Il suo funzionamento si fonda infatti sulla connessione tra servizi sanitari, enti locali, organizzazioni del Terzo Settore, gruppi informali e cittadini.
Questa caratteristica la rende un dispositivo generativo: non interviene esclusivamente sul bisogno, ma attiva contesti, valorizza risorse diffuse e produce nuove possibilità di interazione sociale.
In tal senso, la prescrizione sociale può essere letta come uno strumento che accresce la biodiversità comunitaria. Così come negli ecosistemi naturali la biodiversità aumenta resilienza e capacità adattiva, nei sistemi sociali la pluralità di legami, luoghi e pratiche di partecipazione rafforza la capacità delle comunità di produrre benessere.
Proprio perché lavora sulle relazioni e sulle risorse diffuse dei territori, la prescrizione sociale trova nel welfare di comunità il proprio ambiente naturale di sviluppo.
Il welfare contemporaneo è sempre più chiamato a superare modelli esclusivamente prestazionali per costruire ecosistemi territoriali capaci di integrare dimensione sanitaria, sociale, educativa e culturale. In questo quadro, la prescrizione sociale rappresenta uno strumento capace di creare connessioni tra sistemi differenti e di valorizzare il capitale sociale territoriale (Folgheraiter, 2007; Donati, 2013).
Il lavoro con le comunità diventa allora il terreno privilegiato entro cui la prescrizione sociale può esprimere il proprio potenziale trasformativo: non solo presa in carico delle fragilità, ma costruzione di contesti relazionali generativi.
Se la prescrizione sociale opera come infrastruttura relazionale e comunitaria, allora essa rappresenta anche un potente motore di sviluppo per il Terzo Settore.
Le organizzazioni coinvolte nei processi di prescrizione sociale non sono semplici erogatrici di attività, ma diventano attori strategici nella produzione di salute e benessere collettivo. Questo produce almeno tre effetti rilevanti.
Il primo riguarda il nutrimento motivazionale degli operatori e dei volontari, che vedono riconosciuto il valore sociale delle proprie pratiche.
Il secondo concerne la crescita professionale delle organizzazioni, chiamate a sviluppare competenze sempre più articolate nella costruzione di percorsi integrati, nella valutazione degli impatti e nella collaborazione intersettoriale.
Il terzo effetto riguarda l’allargamento delle alleanze territoriali. La prescrizione sociale favorisce infatti la costruzione di reti stabili tra istituzioni pubbliche, sanità, enti del Terzo Settore, mondo culturale, sportivo e ambientale, generando nuove forme di cooperazione territoriale.
La forza della prescrizione sociale, tuttavia, non riguarda soltanto la capacità di attivare nuove progettualità territoriali. Uno degli aspetti più interessanti consiste nella possibilità di integrare questo approccio dentro dispositivi e politiche già esistenti, rafforzandone la dimensione relazionale, partecipativa e comunitaria.
Uno degli aspetti più interessanti della prescrizione sociale riguarda la sua capacità di funzionare non soltanto come intervento autonomo, ma come dispositivo trasversale integrabile dentro molte delle principali politiche sociali, educative e sociosanitarie già oggi presenti nel welfare italiano.
La sua forza, infatti, non consiste esclusivamente nell’attivazione di singole attività comunitarie, ma nella possibilità di costruire connessioni stabili tra presa in carico istituzionale, relazioni territoriali e partecipazione sociale. In questa prospettiva, la prescrizione sociale può rappresentare un’infrastruttura leggera ma strategica capace di arricchire dispositivi già esistenti, rafforzandone la dimensione comunitaria e relazionale.
Un primo ambito particolarmente significativo è rappresentato dal programma P.I.P.P.I. (Programma di Intervento Per la Prevenzione dell’Istituzionalizzazione), orientato al sostegno delle famiglie vulnerabili e alla prevenzione dell’allontanamento dei minori.
L’approccio di P.I.P.P.I. è già fortemente centrato sulla multidimensionalità del benessere familiare, sul lavoro di rete e sull’attivazione delle risorse territoriali. In questo quadro, la prescrizione sociale potrebbe rappresentare uno strumento operativo aggiuntivo capace di rafforzare la dimensione partecipativa e comunitaria dei progetti educativi.
Attraverso la prescrizione sociale, infatti, i nuclei familiari potrebbero essere accompagnati verso:
Questo permetterebbe di lavorare non soltanto sulla gestione della fragilità, ma anche sull’ampliamento delle reti relazionali delle famiglie, contrastando isolamento sociale, solitudine educativa e impoverimento relazionale, elementi che spesso costituiscono fattori rilevanti nei percorsi di vulnerabilità familiare.
In tale prospettiva, la prescrizione sociale potrebbe diventare uno strumento di capacitazione sociale delle famiglie, rafforzando l’idea — già presente in P.I.P.P.I. — che la tutela dei minori passi anche attraverso la qualità dei contesti comunitari nei quali le famiglie vivono.
Un secondo ambito strategico riguarda il progetto di vita per le persone con disabilità, così come ridefinito dal Decreto Legislativo 62/2024.
La riforma introduce con forza una visione orientata ai diritti, alla partecipazione sociale e alla personalizzazione dei sostegni, superando approcci esclusivamente assistenziali o prestazionali. Il progetto di vita viene infatti concepito come costruzione complessiva delle condizioni che rendono possibile una vita piena, autodeterminata e inclusa nella comunità.
Dentro questa cornice, la prescrizione sociale può rappresentare uno strumento particolarmente coerente con il paradigma bio-psico-sociale e con il modello ICF dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, richiamato dalla riforma.
La prescrizione sociale potrebbe infatti facilitare:
Non si tratterebbe soltanto di “occupare il tempo”, ma di costruire occasioni concrete di appartenenza sociale e di riconoscimento reciproco, elementi fondamentali per la qualità della vita delle persone con disabilità.
In questo senso, la prescrizione sociale potrebbe diventare una componente operativa del progetto di vita, capace di tradurre concretamente gli obiettivi di inclusione e partecipazione dentro ecosistemi territoriali reali.
Un ambito di particolare rilevanza è rappresentato dai servizi e dai programmi dedicati alla salute mentale. Negli ultimi anni, infatti, le evidenze scientifiche e gli indirizzi nazionali hanno progressivamente riconosciuto come il benessere psicologico non dipenda esclusivamente da fattori clinici, ma sia profondamente influenzato dalle condizioni relazionali, sociali, economiche, culturali ed esistenziali della persona. In questa prospettiva, la salute mentale viene sempre più interpretata secondo un modello bio-psico-sociale che attribuisce un ruolo centrale ai determinanti sociali della salute e alla qualità delle relazioni di comunità.
Molte situazioni di disagio psicologico, soprattutto nelle forme lievi e moderate, risultano infatti strettamente correlate a fenomeni di isolamento sociale, solitudine, perdita di ruoli significativi, fragilità relazionali, inattività e riduzione delle opportunità di partecipazione alla vita collettiva. In questo quadro, la prescrizione sociale può rappresentare un dispositivo complementare agli interventi sanitari e psicologici, contribuendo a rafforzare i fattori di protezione e le risorse presenti nel contesto di vita della persona.
Tale impostazione appare particolarmente coerente sia con il Piano di Azioni Nazionale per la Salute Mentale sia con i più recenti orientamenti di sviluppo dei Dipartimenti di Salute Mentale, che promuovono percorsi personalizzati, integrazione tra servizi sanitari, servizi sociali e Terzo Settore, valorizzazione delle risorse territoriali e costruzione di Progetti Terapeutico-Riabilitativi orientati alla recovery, all'autonomia e all'inclusione sociale.
Attraverso la prescrizione sociale, le persone potrebbero essere accompagnate verso:
Tali opportunità consentirebbero di intervenire non soltanto sui sintomi o sulle difficoltà individuali, ma anche sui determinanti sociali del benessere mentale, favorendo il rafforzamento delle relazioni, il senso di appartenenza, l'autostima, l'autoefficacia e la possibilità di ricostruire ruoli sociali significativi.
In questa prospettiva, la prescrizione sociale può essere considerata uno strumento operativo particolarmente coerente con il paradigma della recovery, oggi centrale nelle politiche di salute mentale, orientato non soltanto alla riduzione del disagio, ma alla costruzione di una vita soddisfacente, partecipata e significativa secondo le aspirazioni della persona. La comunità, da semplice contesto esterno alla cura, diventa così una componente attiva del processo di benessere, inclusione e ripresa personale.
Inoltre, i recenti indirizzi nazionali dedicati alla salute mentale hanno iniziato a richiamare esplicitamente la prescrizione sociale tra le strategie utili a promuovere stili di vita salutari, partecipazione sociale e connessioni tra servizi e comunità, confermando la crescente rilevanza di questo approccio all'interno delle politiche pubbliche di salute.
Un ulteriore ambito nel quale la prescrizione sociale potrebbe assumere un ruolo importante riguarda i percorsi rivolti ai care leavers, ovvero ai giovani in uscita dalle comunità residenziali o dagli affidi al raggiungimento della maggiore età.
Uno degli elementi maggiormente critici in questi percorsi riguarda infatti il rischio di isolamento sociale e di improvvisa perdita delle reti di sostegno relazionale costruite durante il periodo di tutela. Molti giovani, terminato il percorso istituzionale, sperimentano una forte fragilità nella costruzione di legami stabili, nell’accesso alle opportunità territoriali e nel senso di appartenenza comunitaria.
La prescrizione sociale potrebbe intervenire proprio su questa dimensione, accompagnando i giovani verso:
L’obiettivo non sarebbe semplicemente “occupare” il tempo libero, ma sostenere la costruzione di capitale sociale, fiducia relazionale e appartenenza comunitaria, elementi decisivi nei processi di autonomia adulta.
In questa prospettiva, la prescrizione sociale potrebbe rappresentare un ponte tra il sistema di tutela e la vita sociale ordinaria, riducendo il rischio di marginalizzazione e rafforzando le opportunità di inclusione sociale dei giovani care leavers.
Anche nell’ambito dell’Assegno di Inclusione la prescrizione sociale potrebbe costituire uno strumento particolarmente interessante, soprattutto nella componente legata ai percorsi di attivazione sociale.
Uno dei rischi presenti nelle politiche di contrasto alla povertà consiste infatti nella riduzione dell’attivazione a una dimensione prevalentemente burocratica o esclusivamente orientata all’inserimento lavorativo. Tuttavia, molte condizioni di vulnerabilità sono caratterizzate da fragilità relazionali profonde, perdita di fiducia, isolamento, impoverimento delle reti sociali e riduzione della partecipazione alla vita collettiva.
La prescrizione sociale potrebbe allora contribuire ad ampliare il significato stesso dell’attivazione, introducendo percorsi orientati anche al rafforzamento delle competenze sociali e relazionali delle persone.
Attraverso attività territoriali, esperienze collettive e partecipazione comunitaria, la prescrizione sociale potrebbe:
In questo quadro, l’attivazione non verrebbe interpretata soltanto come obbligo amministrativo, ma come processo di ricostruzione della possibilità di stare dentro la vita sociale della comunità.
Un ulteriore ambito nel quale la prescrizione sociale potrebbe assumere una funzione particolarmente rilevante riguarda il sostegno ai caregiver familiari, ovvero alle persone che prestano in modo continuativo attività di cura nei confronti di familiari anziani, persone con disabilità, patologie croniche o condizioni di non autosufficienza.
La condizione dei caregiver è infatti frequentemente caratterizzata da elevati livelli di carico emotivo, isolamento sociale, riduzione della partecipazione alla vita comunitaria e progressivo impoverimento delle reti relazionali. In molti casi, il lavoro di cura tende ad assorbire tempi, energie e possibilità di socializzazione, generando condizioni di affaticamento che possono incidere significativamente sul benessere psicologico, relazionale e persino fisico delle persone coinvolte.
Dentro questa cornice, la prescrizione sociale potrebbe rappresentare uno strumento utile per riconoscere e sostenere la dimensione relazionale della cura, affiancando ai sostegni assistenziali tradizionali percorsi orientati alla partecipazione sociale e alla ricostruzione dei legami comunitari.
Attraverso la prescrizione sociale, i caregiver potrebbero essere accompagnati verso:
L’obiettivo non sarebbe soltanto offrire momenti di alleggerimento del carico di cura, ma anche contrastare il rischio di invisibilizzazione sociale che spesso accompagna l’esperienza dei caregiver, rafforzandone il riconoscimento, il senso di appartenenza e le possibilità di mantenere una vita relazionale significativa.
In questa prospettiva, la prescrizione sociale potrebbe contribuire a costruire una visione della cura maggiormente condivisa e comunitaria, nella quale il sostegno ai caregiver non venga considerato esclusivamente una questione privata o familiare, ma una responsabilità collettiva che coinvolge l’intero ecosistema territoriale e sociale.
Ciò che accomuna tutti questi ambiti è la presenza di un elemento comune: la necessità di lavorare non soltanto sui bisogni individuali, ma sulle condizioni relazionali e comunitarie che rendono possibile il benessere, l’autonomia e la partecipazione.
La prescrizione sociale appare allora come un dispositivo trasversale capace di attraversare differenti politiche pubbliche e differenti sistemi di intervento, contribuendo a costruire un welfare territoriale più integrato, relazionale e orientato alla comunità.
In questa prospettiva, il suo valore non consiste tanto nel sostituire strumenti esistenti, quanto nel creare connessioni tra essi, rafforzando la capacità dei territori di produrre salute, inclusione e partecipazione sociale.
L’integrazione della prescrizione sociale dentro differenti politiche territoriali mette inoltre in evidenza un altro elemento decisivo: la necessità di costruire connessioni più stabili tra sistema sanitario, sistema sociale e risorse comunitarie.
Uno degli elementi di maggiore interesse della prescrizione sociale riguarda la sua capacità di aprire un varco stabile di relazione e collaborazione tra il sistema sanitario e il sistema sociale.
Per lungo tempo questi due ambiti hanno operato secondo logiche differenti e spesso parallele: da un lato la risposta clinica e sanitaria, dall’altro gli interventi educativi, relazionali, comunitari e di accompagnamento sociale. La prescrizione sociale introduce invece una prospettiva integrata, riconoscendo che il benessere delle persone — soprattutto nelle condizioni di fragilità e vulnerabilità — non può essere affrontato esclusivamente attraverso strumenti sanitari.
La dimensione sociale, in questo quadro, non coincide semplicemente con l’assistenza, ma comprende tutto ciò che riguarda la qualità della vita delle persone: relazioni, partecipazione, senso di appartenenza, accesso alle opportunità culturali, movimento, ambiente, reti di prossimità e inclusione comunitaria.
La prescrizione sociale crea quindi una zona di intersezione tra cura sanitaria e cura sociale, dove diventa possibile costruire percorsi condivisi orientati alla persona nella sua interezza. In questo senso, essa rappresenta anche un dispositivo capace di contrastare la frammentazione delle risposte e di promuovere modelli più integrati di presa in carico territoriale.
Non è un caso che molte delle esperienze più avanzate di prescrizione sociale si sviluppino proprio attorno a reti multiattore nelle quali servizi sanitari, enti locali, Terzo Settore, associazionismo e comunità locali collaborano nella costruzione di ecosistemi territoriali di salute.
Da questo punto di vista, la prescrizione sociale non si limita ad ampliare l’offerta di interventi, ma contribuisce a ridefinire il concetto stesso di cura, spostandolo verso una visione più relazionale, comunitaria e integrata del benessere.
La dimensione integrata e comunitaria della prescrizione sociale si traduce operativamente nella capacità di attivare una pluralità molto ampia di risorse territoriali.
Quando si parla di prescrizione sociale, particolare attenzione viene spesso posta sulla fase finale del processo: la fruizione, da parte delle persone, delle risorse presenti nella comunità.
Ed è proprio qui che emerge l’ampiezza del paradigma. Le risorse attivabili sono molteplici e attraversano differenti ambiti della vita sociale:
La forza della prescrizione sociale consiste proprio nella capacità di riconoscere queste esperienze non come attività accessorie, ma come componenti potenzialmente rilevanti nella produzione di salute e benessere.
Naturalmente, tutto ciò richiede rigore metodologico e garanzie scientifiche. La crescita della prescrizione sociale dipenderà sempre più dalla capacità di documentare, valutare e validare gli effetti prodotti dalle diverse pratiche attivate nei territori.
Proprio la capacità di produrre connessioni tra salute, partecipazione e comunità sta contribuendo a rendere la prescrizione sociale un ambito sempre più riconosciuto anche sul piano istituzionale e scientifico.
L’interesse verso la prescrizione sociale non riguarda oggi soltanto il mondo della ricerca o alcune sperimentazioni locali, ma sta progressivamente entrando nelle politiche pubbliche, nei sistemi territoriali di salute e nelle strategie di welfare comunitario.
In Italia, un ruolo particolarmente significativo è svolto dal CCW – Cultural Welfare Center, centro di competenza che da anni lavora sull’intersezione tra cultura, salute e welfare, contribuendo alla diffusione del paradigma della prescrizione sociale culturale e alla costruzione di linguaggi comuni tra settore sanitario, sociale e culturale.
Le attività di ricerca, formazione e networking promosse da CCW stanno contribuendo a consolidare un ecosistema nazionale di pratiche e sperimentazioni. Le recenti indagini realizzate insieme alla Fondazione Compagnia di San Paolo mostrano infatti la crescita in Italia di esperienze che integrano arte, cultura e risorse comunitarie nei percorsi di salute e benessere (CCW, 2022).
Anche alcune regioni stanno iniziando a strutturare politiche specifiche. La Toscana, in particolare, rappresenta uno dei contesti più avanzati nel percorso di costruzione di linee di indirizzo regionali dedicate alla prescrizione sociale, con l’obiettivo di favorire modelli territoriali integrati capaci di connettere salute, cultura, sociale e comunità. E collegando la dimensione di inquadramento con quelle delle sperimentazioni territoriali e della formazione per i vari attori (in particolare i link worker).
Un ulteriore segnale di maturazione istituzionale è rappresentato dal recente protocollo d’intesa tra il Ministero della Cultura e il Ministero della Salute (aprile 2026), orientato a riconoscere il valore delle pratiche culturali come supporto ai percorsi di cura e benessere e in particolare l’approccio della prescrizione sociale come opportunità di messa a sistema delle risorse di prossimità. Il protocollo rappresenta un passaggio importante verso il riconoscimento della cultura come componente attiva delle politiche di salute pubblica e della medicina territoriale.
Questi sviluppi si inseriscono all’interno di una più ampia evoluzione internazionale. La World Health Organization Regional Office for Europe, soprattutto negli ultimi anni, ha rafforzato l’attenzione verso i determinanti sociali della salute, le pratiche community-based e il ruolo delle attività culturali e relazionali nella produzione di benessere. In particolare, il lavoro sviluppato dall’OMS Europa dal 2019 ha ulteriormente consolidato il riconoscimento delle connessioni tra salute, partecipazione culturale, relazioni sociali e comunità (WHO Europe, 2019; WHO Europe, 2022).
Dentro questo scenario, la prescrizione sociale appare sempre più come una delle infrastrutture emergenti della sanità territoriale contemporanea: un dispositivo capace di costruire connessioni tra sistemi differenti, valorizzare le risorse diffuse delle comunità e promuovere una visione integrata della salute coerente con il paradigma bio-psico-sociale.
La prescrizione sociale rappresenta oggi una delle frontiere più interessanti dell’innovazione sociale contemporanea. La sua forza non risiede soltanto nella possibilità di offrire risposte personalizzate ai bisogni delle persone, ma nella capacità di rigenerare legami, valorizzare risorse comunitarie e rafforzare ecosistemi territoriali di benessere.
In questa prospettiva, essa appare sempre meno come una pratica complementare e sempre più come un’infrastruttura sociale capace di connettere salute, partecipazione e comunità.
Antonovsky, A. (1987). Unraveling the Mystery of Health: How People Manage Stress and Stay Well. Jossey-Bass.
Bickerdike, L., Booth, A., Wilson, P., et al. (2017). “Social Prescribing: Less Rhetoric and More Reality. A Systematic Review of the Evidence”. BMJ Open, 7(4).
CCW – Cultural Welfare Center (2022). Cultura e salute: welfare culturale, arti e benessere.
Donati, P. (2013). Sociologia della relazione. Il Mulino.
Engel, G. L. (1977). “The Need for a New Medical Model: A Challenge for Biomedicine”. Science, 196(4286), 129–136.
Folgheraiter, F. (2007). La cura delle reti. Nel welfare delle relazioni. Erickson.
Husk, K., Blockley, K., Lovell, R., et al. (2020). “What Approaches to Social Prescribing Work, for Whom, and in What Circumstances? A Realist Review”. Health & Social Care in the Community, 28(2), 309–324.
Marmot, M. (2005). “Social Determinants of Health Inequalities”. The Lancet, 365(9464), 1099–1104.
National Academy for Social Prescribing (2023). What is Social Prescribing?
Putnam, R. D. (2000). Bowling Alone: The Collapse and Revival of American Community. Simon & Schuster.
World Health Organization (2008). Closing the Gap in a Generation: Health Equity Through Action on the Social Determinants of Health.
World Health Organization Regional Office for Europe (2019). What is the Evidence on the Role of the Arts in Improving Health and Well-being? A Scoping Review.