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ISSN 2282-1694
Tempo di lettura:  2
Argomento:  Ricerca empirica
tag:  Finanza
data:  05 luglio 2021

Il 5 per mille: come sta andando?

Marco Musella

Una recente ricerca di Bamca Popolare Etica evidenzia lo sviluppo del 5X1000 sia rispetto al numero di sottoscrittori che di enti, e questo è positivo; ma si assiste anche ad una notevole concentrazione sia su base territoriale, sia rispetto alle organizzazioni finanziate, circostanza su cui sarebbe utile riflettere.


E’ merito di Banca Etica aver condotto una analisi sul 5 per mille ed aver pubblicato un interessante Rapporto scaricabile previa registrazione. Non commenterò tutti i passaggi e tutti i dati che meriterebbero attenzione e mi soffermerò su due punti: la questione territoriale e la questione dimensionale; entrambe andrebbero approfondite con studi più attenti ad intrecciare il dato sul 5 per mille con altre variabili, ma non è possibile farlo in questa sede; nulla esclude che presto si tornerà sul tema dopo aver studiato meglio le questioni.

Dal punto di vista territoriale il Rapporto mette in evidenza la posizione particolare della Lombardia: la regione con il 16,84 per cento della popolazione vede destinate ad organizzazioni residenti nel territorio lombardo ben il 36,4 per cento del gettito derivante dal 5 per mille (il rapporto tra le due percentuali citate esibisce un numero assai alto: 2,16). E’ vero che bisogna guardare anche il Pil; ma calcolando il Pil lombardo come percentuale del Pil nazionale arriviamo sotto il 25%. Sembra esserci, dunque, una sorta di solidarietà invertita che fa si che gli italiani concentrino le risorse che scelgono di donare (nel caso specifico non si tratta di donazioni; io uso qui la parola “donazioni” perché sono abbastanza convinto che sulle vere e proprie donazioni si avrebbero risultati analoghi, ma la questione andrà indagata). Il dato della Lombardia sposta talmente tanto tutte le altre percentuali che, al superficiale livello di analisi al quale questa breve nota si pone, non si riesce a dir molto altro sulle altre Regioni. Va la pena solo riportare questo altro dato: ben il 74% del gettito del 5 per mille va a 5 regioni; oltre la Lombardia, il Piemonte, il Lazio, l’Emilia Romagna e il Veneto. Le regioni del Mezzogiorno sono abbastanza più indietro, ma questo per ora significa soltanto che esse non sono in grado di attrarre risorse dall’esterno, anche se l’ammontare complessivo del loro gettito da 5 per mille è aumentato tra il 2019 e il 2020. Una questione meridionale anche sul fronte delle donazioni e del meccanismo del 5 per mille? Indagheremo, ma non per lamentarci, ma per suggerire, casomai, alle organizzazioni meridionali, anche alle imprese sociali del Sud, come impegnarsi di più su questo fronte.

Sull’aspetto dimensionale il Rapporto conferma il perdurare di un fenomeno che già in altre indagini riferite a precedenti annualità era stato evidenziato (vedi l’articolo di Gianfranco Marocchi “Sfida all’ultima donazione” apparso su Welfare Oggi del 4/2015; anche io ho curato nel 2013 un libricino con Gianluca Luise sul tema del 5 per mille che lasciava trasparire il problema): lo strumento, nato in una logica di “democrazia fiscale” e sussidiarietà orizzontale, ha finito per creare una sorta di “mercato oligopolistico” nel quale pochi grandi players riescono a conquistare quasi tutto e ai più piccoli restano le cd. briciole. I dati sono i seguenti: il numero delle organizzazioni beneficiare è salito a circa 69.000 aumentando di ben il 113% dal 2006 al 2020, bene! Ciascuna di esse in media percepisce un bel po’ di meno del 2006 (non più 11.325, ma poco più di 7.500), non bene, ma prevedibile! Quanto alla concentrazione, i primi 10 enti ottengono ben il 27% circa del totale; ciò significa che gli altri 69.000 (poco meno) si distribuiscono il restante 73% e, di questi, ben 63.709 ricevono meno di 10.000 euro: male, molto male!

Il cinque per mille, dal mio punto di vista, è uno strumento fiscale, in teoria, assai interessante: lascia al cittadino il potere di scegliere chi merita il finanziamento pubblico , cioè lo responsabilizza e lo rende partecipe della scelta sulla destinazione delle imposte che versa; inoltre incentiva le organizzazioni di terzo settore a “fare bene” il proprio lavoro per meritarsi (uso volutamente di nuovo questo verbo) la preferenza dei contribuenti . E’ uno strumento, ci dice il bel Rapporto di Banca etica, che sta conquistando lentamente uno spazio nella nostra vita economica sia sul fronte dei contribuenti (oggi più di ieri, ma ancora solo il 35% del totale fa la sua scelta) sia sul fronte delle organizzazioni che ne beneficiano (cresciute, come si è detto, del 113% dal 2006 ad oggi). Andrà fatta, però, una riflessione approfondita su come rendere il 5 per mille davvero uno strumento di democrazia fiscale che rende protagonisti i cittadini, e, al tempo stesso, finanzi  le imprese sociali e le organizzazioni di terzo settore, potenzialmente tutte quelle che lo meritano e non soltanto chi riesce a trovare canali privilegiati per conquistarsi consenso mediatico o vie di accesso privilegiato a questo beneficio.

Rivista-impresa-sociale-Marco Musella Università degli Studi di Napoli "Federico II"

Marco Musella

Università degli Studi di Napoli "Federico II"

Professore ordinario di Economia Politica presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell'Università degli Studi di Napoli "Federico II". Presidente di Iris Network. È co-direttore scientifico della rivista Impresa Sociale.

Tempo di lettura:  2
Argomento:  Ricerca empirica
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data:  05 luglio 2021
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