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ISSN 2282-1694
Tempo di lettura:  2 minuti
Argomento:  Ricerca empirica
tag:  Luoghi
data:  01 agosto 2020

Riusiamo l'Italia. La resilienza dei luoghi rigenerati

Redazione

Sei anni dopo il libro "Riusiamo l'Italia" Giovanni Campagnoli pubblica una lavoro di ricerca sulla resilienza delle iniziative di riuso di spazi inutilizzati. Si tratta di iniziative a finalità culturale o sociale che possono contribuire in modo rilevante allo sviluppo del paese e al protagonismo giovanile.


Riusiamo l’Italia. Da spazi vuoti a start up culturali e sociali” fu nel 2014 un libro, un “road book” che raccontava una ricerca sulle buone pratiche di riuso creativo degli spazi. Questo tipo di pratiche può rappresentare un elemento per il rilancio del nostro paese in quanto l'Italia è "piena di spazi vuoti" e riuscire a riusarne anche solo una minima parte, facendovi nascere iniziative culturali e sociali, può diventare una leva a basso costo per favorire l’occupazione e in particolare l'occupabilità giovanile. Per questo dall’esperienza nata con il libro è nata nel 2019 la fondazione Riusiamo l’Italia che si propone appunto di promuovere la “cultura e dell’approccio alla rigenerazione urbana ed al riuso di spazi dismessi, ai fini di creare nuova occupabilità in particolare giovanile, privilegiando interventi nelle periferie e nelle aree interne del Paese.” La fondazione recentemente ha anche messo online una pagina web per favorire l’incrocio tra l’offerta di spazi e la “mappa dei desideri” di soggetti interessati a intraprendere nuove attività e in cerca di uno spazio per realizzarle.

Giovanni Campagnoli, presidente della Fondazione ha inoltre completato uno studio sulla resilienza dei luoghi rigenerati, analizzando il campione di 120 spazi mappati da Riusiamo l’Italia nel 2014, andando a verificare cosa è successo sei anni dopo. L’indice di mortalità è basso (22%), nettamente più basso del 55% che caratterizza le imprese ed è dovuto principalmente a fattori interni ai gruppi di lavoro – la fine del ciclo motivazionale che aveva ispirato l’iniziativa - che la ricerca analizza in modo approfondito.

Allo stesso modo la ricerca analizza le iniziative che sono sopravvissute. Chi invece è riuscito a durare nel tempo, ha sviluppato la capacità di trarre risorse da fonti diverse: raccolte fondi e proventi di mercato assicurano un certo grado di libertà e indipendenza da finanziamenti pubblici.

È in corso, continua Campagnoli, la formazione di una nuova classe imprenditiva di rigeneratori a base culturale “capaci di riempire i vuoti di idee, passioni, competenze, talento, in un comparto dove un riuso di circa 10.000 spazi (non più dell’1% del vuoto oggi esistente), può potenzialmente occupare circa 100.000 persone, creando un valore economico di 2,7 miliardi di euro (grazie ai contenuti che si sviluppano in questi contenitori), coinvolgendo 300 mila volontari. … In questo modo, tutto il “capitale inagito” rappresentato dal vuoto esistente finito “fuori mercato” e senza più funzione d’uso (o con una “funzione d’uso “indecisa”) può costituire una grossa opportunità. Infatti, la valorizzazione di questo patrimonio (oggi soggetto ad una evidente perdita di valore) attraverso policy di rigenerazione urbana - nodo essenziale per l’economia circolare - apre la strada alla re-infrastrutturazione, alla rivisitazione dei sistemi di trasporto, al miglioramento della vivibilità attraverso la riscoperta degli spazi pubblici, alla valorizzazione del patrimonio culturale. Questa tipologia di politiche (che oggi potrebbero essere favorite sia dal cosiddetto “Ecobonus 110” e “Recovery Fund”), se attivate su questo “vuoto” oggi esistente (almeno un milione di edifici di diverse tipologie) e 5 milioni di case (due volte e mezza la città di Roma), potrebbero contribuire quindi anche allo sviluppo economico e sociale del Paese.”


Leggi lo STUDIO DI GIOVANNI CAMPAGNOLI "La resilienza dei luoghi rigenerati"

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