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ISSN 2282-1694
Tempo di lettura:  6 minuti
Argomento:  Attualità
tag:  Politica
data:  23 giugno 2021

Il terzo settore alla prova delle elezioni comunali. Il caso Napoli

Marco Musella

E' bene che persone con una lunga carriera nel Terzo settore si candidino ad assumere ruoli politici In Parlamento, in Consiglio comunale o alla carica di Sindaco, come avviene a Napoli? L'Autore, sulla base di una riflessione che investe sia il Terzo settore sia i partiti politici, risponde positivamente.


1. Introduzione

Napoli, come tante altre città grandi e piccole della nostra Italia, si appresta a scegliere il sindaco che governerà il processo di rilancio dell’economia e della società nei prossimi cinque anni, cinque anni che saranno molto importanti perché dovranno definire se e come si esce da un lungo periodo di difficoltà economiche e sociali che hanno sfibrato le persone, messo a dura prova la società civile e generato una crisi dell’economia di cui, soprattutto al Sud, non si sentiva nessun bisogno.

Personalmente ho scelto di sostenere anche esplicitamente la candidatura di Sergio D’Angelo, autorevole esponente del terzo settore campano; nel prosieguo di questo pezzo vorrei spiegare le mie ragioni anche a beneficio della continuazione di quel dibatto su terzo settore e politica che la nostra Rivista ha pubblicato nel numero 1 del 2020. I non napoletani faranno casomai un po’ di fatica a seguire i dettagli del mio ragionamento specifico, ma penso proprio che le questioni di sostanza saranno chiare a tutti e che partire dal caso concreto può aiutare a ricostruire percorsi logici generali che (dato il tema di cui parliamo) devono tradursi in prassi concrete e dalla prassi essere alimentati.

2. La metafora della Torre

Qualche settimana fa ho deciso di metter giù i miei pensieri sul candidato sindaco di Napoli in modo da far un po’ di ordine in più nella mia testa e di render conto, a chi fosse interessato a sapere la mia opinione, quali pensieri mi portano a schierarmi nel primo turno in una direzione che sarà evidente di qui a poco.

Facciamo il “gioco della torre”, mi sono detto, e vediamo se riusciamo a render chiari i ragionamenti.

Allora pronti via! Saliamo in cima e troviamo ben 5 persone: Alessandra Clemente, Antonio Bassolino, Sergio D’Angelo, Catello Maresca e Gaetano Manfredi.

Una prima boccata di area buona! Siamo di fronte ad una possibilità di scelta francamente assai migliore di quella di 5 e anche di 10 anni fa: i napoletani, forse, possono finalmente scegliere non il male minore, ma chi considerano il migliore sindaco per Napoli. Sono tutte persone che si impegnerebbero con le loro energie per la città … E allora non indugiamo oltre e procediamo. Chi elimino per primo dal novero dei miei candidati sindaco?

Su questo non ho molti dubbi: per mio orientamento politico-culturale, il giudice Maresca è il primo che io scarto. L’area politica di riferimento non è la mia, la sua storia personale è certo una garanzia, ma il modo in cui è transitato dai ruoli della magistratura a quelli del candidato sindacato non mi sono piaciuti affatto. E poi Napoli non ha bisogno di un altro giudice prestato alla politica!

Bene procediamo: anche sul secondo nome, alla fine, non ho molti dubbi. Alessandra Clemente, per quanto giovane, donna e capace, rappresenta la continuità immediata con la giunta De Magistris e, poi, in questi mesi ha usato i social in modo da segnalare una superficialità che non promette bene per Napoli.

Resta, quindi, davanti a me un terzetto di tutto rispetto: Antonio Bassolino, Sergio D’Angelo e Gaetano Manfredi. Mi consolo di nuovo all’idea che comunque vada per Napoli si prospettano anni migliori di quelli che abbiamo passato, anche se so bene (ed è bene che lo ricordi a me stesso e a tutti) che su tante questioni e problemi i Sindaci possono fare poco e che questa dannata pandemia ne ha anche logorato gli spazi di azione a beneficio, direi, della Regione che ha minori contatti con i territori … ma questo è un altro discorso; come un altro discorso è, ma anche questo è bene ricordarcelo, che il nostro ordinamento giuridico è scivolato verso assetti che non aiutano le pubbliche amministrazioni a funzionare.

Come al solito: quando c’è una scelta difficile da fare si prova a cambiare discorso! Ci sono cascato anche io. Ora chi dei tre metto da parte? Antonio Bassolino è colui sul quale cade la mia decisione. Lo dico con chiarezza: 5 anni fa non ho avuto alcun dubbio nelle sciagurate primarie del centro sinistra a votare Antonio Bassolino. Non c’era storia e la città ha pagato un prezzo altissimo per la miopia del partito democratico. Però penso che era quello il tempo in cui farsi avanti, ora è tardi per candidarsi a guidare la città.

Come Sindaco di Napoli vedo meglio D’Angelo e Manfredi. Ma devo proprio scegliere tra loro due?

Ogni volta che si arriva al punto, si vorrebbe sgusciare via e non scegliere. Quando nelle aule universitarie propongo il seguente gioco (tratto da Sen, L’idea di giustizia, Mondadori, 2011) il pubblico reagisce sempre male, non vuole scegliere e cerca mediazioni impossibili. Racconto allora come Sen introduce il discorso sui diversi approcci alla giustizia. C’è un flauto che ha costruito Ciro. Ma oltre Ciro, anche Gennaro e Maria, vorrebbero il flauto. Ciro dice: lo dovete dare a me che l’ho costruito; Gennaro fa notare che è giusto darlo a lui perché è l’unico dei tre che non ha giocattoli ne altre possibilità di praticare attività ludiche o culturali; Maria interviene facendo osservare che a differenza degli altri due, lei il flauto lo sa suonare e trarrebbe vero giovamento dalla possibilità di avere finalmente un flauto tutto per lei. La domanda che Sen pone, e io ripropongo nelle aule, è: a chi dareste il flauto? Studenti e partecipanti ai corsi di formazione si arrabbiano di esser posti di fronte a una scelta così difficile e cercano di trovare altre soluzioni: costruiamo un altro flauto (o altri due); facciamo una pianificazione per cui ognuno dei tre bambini potrà usare il flauto in due giorni alla settimana. Insomma nessuno vuole decidere. Eppure bisogna decidere, caro Marco e non portarla per le lunghe.

Tra Gaetano Manfredi e Sergio D’Angelo che sono rimasti sulla torre chi preferisci? Gaetano Manfredi è stato il mio Rettore e ho lavorato molto bene con lui; la sua “positività” è un valore importante per governare una città sfibrata come Napoli; però Gaetano Manfredi è un candidato che nasce dall’alto, da segreterie di partiti (o similpartiti) che si caratterizzano da ormai troppo tempo per una retorica dell’ascolto dei territori e delle loro esigenze che tradiscono nei fatti il giorno dopo. E questo tradimento ha effetti negativi evidenti: i problemi non si affrontano mai veramente e si selezionano in punti chiave della macchina amministrativa politici e funzionari disattenti ai problemi, poco competenti e disinteressati agli esiti delle loro azioni; persone preoccupate solo di piacere al “capo”; il loro sguardo non è mai rivolto verso il basso, alle persone e ai loro problemi, ma verso l’alto, verso chi deve benedirli nei successivi passaggi della vita politica, economica o sociale. Gaetano Manfredi lavorerebbe molto in direzione ostinata e contraria, ma ho troppe preoccupazioni che troppe forze lo ostacolerebbero moltissimo. La candidatura di Sergio D’Angelo nasce in un altro modo, che francamente mi piace molto di più: una sua disponibilità si è incontrata con una richiesta di persone che sono inserite in modi diversi nella società napoletana. E francamente non riesco proprio a farmi capace del perché i partiti di centro-sinistra non abbiano provato a interloquire con D’Angelo, soprattutto in presenza di tante difficoltà a individuare un candidato di area.

Sarei cieco a non capire ostacoli e difficoltà di una candidatura nata dal basso, ma tradirei anche la mia storia di impegno (attraverso lo studio … e non solo) per la mia città e per le cose in cui credo se non sostenessi oggi, sia pure con il travaglio che ho provato a raccontare, un candidato con cui ho condiviso trent’anni e più di battaglie per un nuovo welfare, un diverso riconoscimento del terzo settore: per uno sviluppo equo e sostenibile di Napoli. 

3. Elezioni, Terzo settore e politica

E’ chiaro che come persona che da anni studia il terzo settore e le sue dinamiche e che nei trent’anni precedenti ha più volte intercettato anche una pratica di presenza in associazioni, organizzazioni e reti del terzo del terzo settore, devo anche giustificare questa scelta rispetto al tema di “terzo settore e politica”. La domanda è: è giusto che nel 2021 un presidente di cooperativa consorzio o altro organismo di terzo settore si candidi al parlamento o al consiglio comunale o addirittura a fare il sindaco di una città come Napoli e non tanto e non solo come persona, ma portando con se, inevitabilmente, la stessa organizzazione che ha guidato in questi anni?

Non vorrei sembrare troppo concentrato sulle mie personali vicende ma vale la pena anche in questo caso che io parta dal fatto che nei lontani anni 80, quando i partiti (molti) avevano un’interlocuzione decisamente migliore con il mondo del volontariato e del terzo settore, io, allora presidente del Mo.V.I. di Napoli, mi trovai a formulare una riflessione sul tema che piacque molto anche a Luciano Tavazza. La sostanza del mio ragionamento di allora era la seguente: tra mondo del volontariato (leggi terzo settore) e partiti politici il rapporto doveva essere di confronto dialettico, ma senza un immediato coinvolgimento nell’agone politico-elettorale e, almeno da parte dei vertici di organizzazioni di secondo livello, senza candidarsi ad elezioni locali o nazionali.

Da allora ad oggi tanta acqua è passata sotto i ponti e tante trasformazioni sono intervenute; anche in questo caso, riportando soprattutto la mia esperienza e i miei ricordi (qualcuno potrà alimentare il dibattito anche riferendo i propri e correggendo i miei ricordi): vorrei ad esempio ricordare come qualche tempo dopo di quel mio scritto il presidente del Mo.VI nazionale, Giuseppe Lumia (il nostro Peppe) si presentò alle elezioni nazionali e conquistò un seggio in parlamento che, mi sembra di poter dire, ha ricoperto per anni con serietà e impegno. Se non ricordo male, Luciano Tavazza inizialmente non prese bene la cosa, ma poi si convinse che il passaggio di persone (anche di vertice)  dal terzo settore alla politica, potesse avere un senso ... anche per lo sviluppo dei valori di cui volontariato e terzo settore sono portatori.

Alla vicenda di Peppe Lumia ne sono seguite tante altre, in sede nazionale o locale, forse non sempre con lo stesso esito positivo della vicenda Lumia, ma che hanno comunque segnato la storia del terzo settore degli ultimi lustri; basti qui ricordare come molti dei “portavoce” del forum abbiano poi svolto ruoli di parlamentari o, anche, di governo.
Scrive Keynes che “le vecchie idee si ramificano in ogni angolo della testa”, cosicché mi ci sono voluti un po’ di anni per convincermi che il quadro politico generale è così radicalmente cambiato, il terzo settore è così cresciuto nei territori e la crisi dei partiti si è così tanto incancrenita, che il terzo settore non può eludere il nodo politico; e, soprattutto la decisione di un esponente del terzo settore a candidarsi a Sindaco, va considerata positivamente; coraggiosa e utile alla “causa” di un terzo settore a servizio non di se stesso, ma di uno sviluppo equo e sostenibile delle comunità locali o nazionali.

E d’altra parte non posso non rilevare che troppa fatica in questi anni, a Napoli e non solo, si è fatta - con governi locali, regionali e nazionali - per difendere il nostro spazio vitale, il nostro essere “pubblico non statale”, troppe difficoltà a far comprendere la sussidiarietà orizzontale, la vera natura di organizzazioni “non per il profitto”; è stato difficile lavorare a vantaggio di un Paese che ha nella solidarietà una componente importante per andare avanti e crescere unito. L’attenzione alle fragilità, senza la quale non c’è coesione e armonia, è una qualità che è stata tenuta in vita non dallo Stato, ma dalle organizzazioni del terzo settore. … E ciò nonostante la concorrenza sleale dello Stato e i continui tentativi delle amministrazioni pubbliche di relegare il terzo settore ad un ruolo di mero gestore di servizi.

La mediazione dei partiti, anche in un tempo nel quale erano più in salute, non ha funzionato quasi per nulla ed è perciò giusto provare strade nuove, essere più ambiziosi come ha deciso di fare D’Angelo a Napoli.

Naturalmente mi aspetto che, semmai dovesse vincere le elezioni e diventare il Sindaco di Napoli, sarà attento a mettere in campo strategie che sappiano dare un ascolto più vero ai bisogni, sarà in grado di organizzare forme e modi efficaci per valorizzare meglio e di più le persone e le risorse straordinarie che la città ha, saprà scegliere le priorità del Comune in modo diverso da come si è fatto fino ad oggi e saprà fare delle politiche sociali, dell’innovazione sociale e della promozione e valorizzazione della società civile organizzata un punto di forza perché è nell’interessa di tutti che il flauto, se è uno solo, vada dato subito a Gennaro… e poi, anche con il suo aiuto e con quello di Ciro e Maria, se ne costruiranno altri!

Rivista-impresa-sociale-Marco Musella Università degli Studi di Napoli "Federico II"

Marco Musella

Università degli Studi di Napoli "Federico II"

Professore ordinario di Economia Politica presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell'Università degli Studi di Napoli "Federico II". Presidente di Iris Network. È co-direttore scientifico della rivista Impresa Sociale.

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data:  23 giugno 2021
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