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ISSN 2282-1694
Tempo di lettura:  6 minuti
Argomento:  Policy
data:  12 ottobre 2021

Rigenerare le città con le infrastrutture sociali. Documento per la costruzione di una rete nazionale

Redazione

La rigenerazione deve approcciare le trasformazioni del territorio in modo integrato e facendo leva sulla dimensione comunitaria. Ora che il PNRR investe risorse sulla rigenerazione, questo manifesto mira a raccogliere energie e competenze per riaffermare la dimensione sociale delle politiche di rigenerazione.



 

L’iniziativa è stata assunta di comune accordo tra i promotori a conclusione del confronto dello scorso 15 giugno in occasione della presentazione del volume P. Cottino, A. Franchina, Progettare beni comuni. Da vuoti urbani a luoghi della comunità, Pacini Editore, 2021


Nell’ultimo decennio il tema della rigenerazione ha assunto una posizione di primo piano nel dibattito sulle strategie di sviluppo urbano e con esso lo stimolo ad approcciare le trasformazioni in modo integrato, cercando sempre di coniugare tra loro aspetti fisici e aspetti sociali

L’esperienza della pandemia, poi, ci ha permesso di toccare con mano l’importanza della dimensione comunitaria e della sua cura all’interno di qualsiasi progetto con cui si ambisce ad attrezzare la città e migliorarne la dotazione nella prospettiva dello sviluppo sostenibile.

Nona caso, all’interno del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) la rigenerazione è posizionata nell’ambito delle politiche per la coesione e l’inclusione sociale, ed in particolare all’interno della componente “infrastrutture sociali, famiglie, comunità, terzo settore”: fatto tutt’altro che scontato, se consideriamo che il tema è stato per molto tempo confuso con quello della riqualificazione edilizia.

Quando parliamo di “infrastrutture sociali”, quindi, non pensiamo soltanto alla realizzazione materiale di asset immobiliari fisici destinati ad ospitare servizi con cui soddisfare bisogni della collettività, ma anche al tessuto di reti e relazioni comunitarie che va promosso, alimentato, coltivato e curato per garantire il funzionamento di questi stessi servizi e il loro utilizzo più efficace, in un’ottica di inclusione, solidarietà e mutuo aiuto.

Questa spinta a rafforzare l’attenzione per la dimensione sociale delle politiche di rigenerazione chiama in causa uno spettro variegato di attori, portatori di interessi, competenze e risorse che devono essere messe a sistema, evitando due rischi di cui il passato ci ha dato ampia dimostrazione:
•    Il rischio di creare contenitori che rimangono vuoti e inutilizzati perché non inseriti nel tessuto di reti e relazioni che dovrebbe alimentarlo
•    Il rischio di promuovere progetti con le comunità che risultano effimeri perché sconnessi dalla gestione concreta degli spazi fisici e delle attrezzature destinate a fini sociali 

Da questo punto di vista la creazione di nuove “infrastrutture sociali” nell’accezione sopra richiamata rappresenta una traiettoria di innovazione sfidante e quanto mai opportuna per rendere il PNRR uno strumento virtuoso a cui affidare la capacità di resilienza e il benessere nelle aree urbanizzate.

Serve uno sforzo importante per coordinare energie e competenze che hanno tradizionalmente lavorato su binari paralleli.

Vanno individuati modelli di riferimento e parametri d’impatto comuni capaci prima di ispirare e poi di monitorare l’andamento dei progetti in modo unitario.

È fondamentale scommettere sulle sinergie che possono scaturire anche dai progetti orientati al sociale e accompagnare dal punto di vista metodologico l’integrazione (nel tempo e nello spazio) dei diversi aspetti da cui può dipendere l’efficacia degli stessi.

Ma soprattutto vanno individuate e attivate fonti di finanziamento complementari a quelle già riservate dal PNRR: gli 11 miliardi destinati specificamente alle infrastrutture sociali non bastano. Non perché sono pochi in assoluto, ma perché si tratta di fondi vincolati alle spese per “investimenti”. Non sono contemplate, cioè, spese per la gestione delle azioni immateriali che, abbiamo detto, rappresentano una componente decisiva.
Gli interventi di rigenerazione urbana devono sempre cercare la sintesi tra dimensione materiale e dimensione immateriale del cambiamento: cantiere “fisico” e cantiere “sociale” sono complementari nella creazione delle nuove infrastrutture comunitarie, ma le condizioni di integrazione vanno ancora puntualmente individuate. 
Crediamo che l’individuazione delle risorse necessarie e delle modalità per attingervi passi proprio attraverso un percorso di attivazione di ampio respiro, che metta al centro la creazione di un nuovo sistema di competenze per la gestione strategica del processo di rigenerazione urbana.
È indispensabile che ciascuno degli attori coinvolti si metta a disposizione di un percorso comune, all’interno del quale contano la volontà di collaborare per definire un nuovo approccio operativo generativo di nuove risorse.
Le Istituzioni e gli Enti locali in particolare devono occuparsi di potenziare le conoscenze e i saperi del proprio personale tecnico-amministrativo, abituato ad agire in una logica settoriale, sapendo che la gestione intersettoriale potrebbe permettere di fare economie di risorse.
Il terzo settore può contribuire a ridisegnare le filiere dell’organizzazione dei servizi, se prende seriamente l’impegno a riconfigurarsi da soggetto deputato a gestire “bisogni” (effetto “stampella” del sistema pubblico) ad attore specializzato nell’attivazione delle comunità e generatore di risorse relazionali e immateriali (effetto “leva”).
Il mondo della filantropia deve assecondare questo processo di innovazione, facendosi carico di dar concretezza all’idea che le risorse da distribuire non sono solo quelle di tipo monetario, ma sono anche e soprattutto quelle immateriali (saperi e competenze) che, debitamente veicolate, possono contribuire a fare la differenza.
I promotori dello sviluppo immobiliare e i gestori dei fondi dedicati alla rigenerazione urbana devono assumersi l’onere di sviluppare progetti-pilota, entro cui siano messi alla prova nuovi modelli di business sociale in grado di sostenersi.
I professionisti della rigenerazione urbana, infine, per parte loro possono impegnarsi ad accompagnare a livello locale questi processi di innovazione interdisciplinare, fornendo supporto metodologico e garantendo apprendimento in corso d’opera.
All’intersezione tra questi impegni reciproci e nella ricerca delle possibili convergenze può scaturire un campo di azione di straordinario interesse e utilità per la nuova stagione delle politiche di rigenerazione urbana che scommettono sulle infrastrutture sociali.
Questo manifesto, nell’inquadrare in via preliminare la visione della domanda di innovazione necessaria, vuole contribuire ad avviare di un percorso di costruzione di una rete nazionale, che aggreghi soggetti portatori di risorse e competenze utili al percorso prospettato
La strada è lunga ma le ragioni e le opportunità per cominciare offerte dai territori sono molte. 



Se vi riconoscete nella prospettiva tratteggiata e siete interessati a contribuire alla sua realizzazione, vi chiediamo di aderire comunicando all’indirizzo mail infrastrutture.sociali@kcity.it 
•    Ente interessato
•    Riferimenti e contatti di un referente
Vi preannunciamo che nel mese di gennaio 2022 è prevista la prima convocazione in presenza della rete nazionale, per definire il programma di attività e il percorso di lavoro del primo anno.

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