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ISSN 2282-1694
Tempo di lettura:  4 minuti
Argomento:  Policy
data:  08 marzo 2021

Piano Asili Nido: proposte per il nuovo PNRR

Andrea Bernardoni, Carlo Borzaga

E' positivo che il PNRR voglia sostenere i servizi per l'infanzia, ma il testo del precedente governo evidenziava alcune problematicità: si concentrava sulle strutture, mentre la questione principale è il pagamento dei servizi e si focalizzava sull'offerta pubblica senza considerare le imprese sociali.


La versione del 12 gennaio del Piano Nazionale Ripresa e Resilienza – PNRR - prevedeva la realizzazione del Piano Asili Nido e servizi integrati con l’obiettivo di creare entro il 2026 circa 622.500 nuovi posti nido che si andranno ad aggiungere a quelli esistenti (357.786, di cui circa la metà privati), alla realizzazione di questo piano sono destinati 2 miliardi di euro da impiegare per la costruzione, la ristrutturazione o l’acquisto degli immobili che ospiteranno i nuovi asili nido.  

Il Piano Nidi presente nel PNRR esprimeva un obiettivo estremamente ambizioso che potrebbe contribuire alla trasformazione del paese riducendo il divario di genere, favorendo l’occupazione giovanile e contrastando la povertà educativa, tuttavia presenta alcune lacune e criticità: in primo luogo le risorse individuate sembrano essere insufficienti per raggiungere gli obiettivi dichiarati; in secondo luogo il piano non coglie a pieno le cause della ridotta offerta di posti nido e di conseguenza propone una risposta parziale ed incompleta al problema; infine il piano è focalizzato sull’offerta pubblica dei posti nido e non prende in considerazione il ruolo degli attori privati, principalmente enti del Terzo settore e imprese sociali centrali nell’attuale sistema di offerta dei servizi educativi.

Non è noto in che misura la nuova stesura PNRR che sarà a breve proposta dal Governo Draghi riprenderà o meno tale impostazione; in ogni caso, dal momento che le problematicità sopra richiamate sono frutto di fraintendimenti comuni nelle politiche di sostegno ai servizi per l’infanzia, è utile sviluppare i ragionamenti qui contenuti avanzando proposte alternative, nella speranza che esse siano inserite nella revisione del PNRR che il Governo Draghi ha avviato.

Sul fronte delle risorse, il costo medio per la realizzazione di un posto nido da parte di una amministrazione pubblica è di circa 16.000 euro[1], quindi la realizzazione di 622.500 posti nido da parte dei comuni – che sono i soli soggetti beneficiari delle risorse previste per tale obiettivo nell’attuale versione del PNRR – comporterebbe un investimento pubblico di 9.996 miliardi di euro. Un volume di risorse di gran lunga superiori rispetto a quelle previste nel PNRR per tale intervento.  

Il piano, inoltre, finanzia la costruzione dei nuovi posti nido e non fa alcun riferimento alle risorse pubbliche necessarie per coprire i costi di funzionamento dei nuovi nidi realizzati. Il costo medio annuale di un posto nido è di 8.770 euro di cui il 20% è costituito dalla quota privata pagata dalle famiglie[2]. Se il Piano Nidi fosse realizzato a regime – immaginiamo nel 2026 – i costi di gestione del 622.500 nuovi posti nido sarebbero di circa 5,5 miliardi di euro annui di cui almeno 4 miliardi di risorse pubbliche.  Per questa ragione è necessario collegare all’utilizzo delle risorse previste nel PNRR per gli investimenti la progressiva implementazione di un Fondo Nazionale per gli Asili Nido che vada a finanziare i costi di funzionamento dei nuovi servizi, in assenza di questo fondo è certo che il Piano rimarrà inattuato. La priorità per la realizzazione del Piano Nidi non è infatti finanziare la costruzione fisica di nuovi asili ma destinare adeguate risorse pubbliche per finanziare la gestione corrente dei nidi, sia quelli a gestione pubblica che quelli a gestione privata.

In molti casi, inoltre, gli spazi per ospitare nuovi asili nido già ci sono, possono essere recuperati immobili pubblici o privati inutilizzati, a fronte della crescente denatalità possono essere riutilizzati una parte degli edifici che ospitano oggi le scuole materne, le scuole elementari o le scuole secondarie, infine si possono realizzare nuovi posti nido che richiedono un minor volume di investimenti attraverso la diffusione in tutto il territorio nazionale dei nidi familiari.

I nuovi asili nido possono inoltre essere realizzati anche dagli enti gestori che a fronte di una convenzione pluriennale con i comuni possono realizzare direttamente gli investimenti necessari per costruire nuovi asili nido o soprattutto per ristrutturare e rifunzionalizzare immobili pubblici o privati già esistenti.

Il Piano Nidi non ha colto che per incrementare il numero di posti nido più che assicurare le risorse per “costruire” i nuovi asili è necessario garantire ai Comuni adeguate risorse per coprire i costi di funzionamento degli stessi e, allo stesso tempo, non ha colto le potenzialità degli enti del Terzo Settore e delle imprese sociali che in un rapporto di collaborazione con i Comuni possono realizzare in tempi rapidi gli investimenti necessari alla realizzazione del piano, impegnandosi nella gestione dei nuovi asili nido.   

Gli enti del Terzo settore e le imprese sociali dovrebbero essere esplicitamente individuati come soggetti attuatori del piano, insieme ai Comuni. Tali soggetti infatti possono già avere a disposizione gli spazi ed effettuare gran parte degli investimenti necessari per i nuovi nidi garantendo un effetto leva delle risorse pubbliche ed assicurando tempi di realizzazione più celeri rispetto a quelli normalmente necessari ad un Comune per realizzare un’opera pubblica di medie dimensioni.

In base alle considerazioni effettuate, gli obiettivi del Piano Nidi sembrano essere troppo ambizioni se rapportati alle risorse individuate nell’attuale versione del PRNN per tate intervento; inoltre il piano per essere realizzato ha bisogno soprattutto di un importante incremento delle risorse pubbliche destinate al finanziamento della gestione dei nuovi posti nido realizzati (almeno 4 miliardi di euro annui a regime) che potrebbe non essere agevole realizzare e a cui il piano non fa neppur cenno.

Per queste ragioni nella nuova versione del PNRR potrebbe essere più realistico fissare l’obiettivo, comunque molto ambizioso, di realizzare 311.250 nuovi posti nido ed apportare alcune integrazioni al Piano Nidi in modo da renderlo realizzabile entro il 2026 e sostenibile nel medio lungo termine.

In primo luogo, si dovrebbero individuare come soggetti attuatori del Piano, oltre ai Comuni, anche gli enti del Terzo Settore e le imprese sociali, prevedendo la destinazione di un miliardo di euro ai Comuni per la costruzione dei nuovi posti nido e la destinazione di un miliardo di euro per cofinanziare gli investimenti effettuati dagli enti del Terzo settore e dalle imprese sociali con un effetto leva 1 a 3 in modo da mobilitare 3 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi. Così facendo si potrebbero finanziare tutti gli investimenti necessari a realizzare i 311.500 nuovi posti nido.

In secondo luogo, si dovrebbe prevedere in modo esplicito nella nuova versione del PNRR l’introduzione di un Fondo Nazionale per gli Asili Nido che a regime, nel 2026, abbia una dotazione di almeno 2 miliardi di euro.

 

2021

2022

2023

2024

2025

2026

Nuovi posti nido – cumulati

            10.000  

            50.000  

             150.000  

             200.000  

             255.000  

             311.500  

Investimenti - cumulati*

          160.000  

          800.000  

          2.400.000  

          3.200.000  

          4.080.000  

          4.984.000  

Fondo Nazionale Asili Nido - annui*

                    -    

          350.800  

          1.052.400  

          1.403.200  

          1.789.080  

          2.185.484  

Nuovi occupati diretti

              1.667  

              8.333  

               25.000  

               33.333  

               42.500  

               51.917  

Nuovi occupati indiretti

              1.000  

              5.000  

               15.000  

               20.000  

               25.500  

               31.150  

* in migliaia di euro

           

L’attuazione di questo Piano, meno ambizioso ma più verosimile, garantirebbe investimenti cumulati per quasi 5 miliardi di euro e circa 80.000 nuovi occupati (diretti e indiretti) offrendo un contribuito concreto alla ripartenza del Paese. Le maggiori entrare fiscali derivanti dagli investimenti effettuati e dai redditi da lavoro prodotti dal piano andrebbero a ripagare una parte delle risorse pubbliche destinate a finanziare il Fondo Nazionale Asili Nido rendendo la misura più sostenibile per la finanza pubblica nel medio-lungo periodo.

 

[1] Si veda il Focus “Chiedo asilo. Perché in Italia mancano i nidi (e cosa si sta facendo per recuperare il ritardo)”, Ufficio Valutazione Impatto – Senato della Repubblica, luglio 2028.

[2] Si veda il Focus “Chiedo asilo. Perché in Italia mancano i nidi (e cosa si sta facendo per recuperare il ritardo)”, Ufficio Valutazione Impatto – Senato della Repubblica, luglio 2028.

Rivista-impresa-sociale-Andrea Bernardoni Legacoopsociali

Andrea Bernardoni

Legacoopsociali

Responsabile dell'Area Ricerche presso Legacoopsociali Nazionale, ricopre l'incarico di Responsabile del Dipartimento cooperative sociali, imprese sociali e cooperative di comunità presso Legacoop Umbria dove è anche Responsabile dell'Ufficio economico e finanziario.

Rivista-impresa-sociale-Carlo Borzaga Euricse - Università degli Studi di Trento

Carlo Borzaga

Euricse - Università degli Studi di Trento

Professore Senior presso il Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell'Università degli Studi di Trento. Dal 2008 è Presidente di Euricse (European Research Institute on Cooperative and Social Enterprises). È stato tra i fondatori del network europeo EMES International Research Network e di Iris Network, che ha presieduto per dieci anni. È co-editor della rivista Impresa Sociale. I suoi interessi di ricerca spaziono dal mercato del lavoro all’analisi economica delle cooperative, delle organizzazioni nonprofit e delle imprese sociali, nonché l'evoluzione di queste forme organizzative a livello internazionale. Si occupa inoltre di sistemi di welfare e di organizzazione dell’offerta di servizi sociali e sanitari.

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