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ISSN 2282-1694
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Numero 1 / 2023

Introduzione

Le comunità energetiche, una sfida per le imprese sociali

Andrea Bernardoni

L’Unione Europea, per contenere l’innalzamento climatico globale, ha fissato l’obiettivo di ridurre le emissioni nette di gas a effetto serra di almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990 e raggiungere la “carbon neutrality” entro il 2050. Un obiettivo che, nei piani dell’Unione Europea, sarà raggiunto attraverso un pacchetto organico di proposte volte e rivedere la regolazione comunitaria esistente e ad attuare nuove iniziative regolatorie denominato in modo “pop” Fit for 55%.

Le proposte del pacchetto Fit for 55% affrontano diverse dimensioni della transizione energetica, come ad esempio l’incremento dell’efficienza energetica, la produzione di energie rinnovabili e la revisione del sistema dei trasporti verso soluzioni a minori emissioni di CO2.

Per quanto riguarda la produzione di energia da fonti rinnovabili l’obiettivo è stato innalzato dal 32% al 40%. Per rispettare tale obiettivo in Italia il 40% del mix energetico dovrà essere rappresentato da energia rinnovabile entro il 2030.

È in questo contesto che sono state introdotte in Italia le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) che vanno oltre l’autoconsumo di energia prodotta da fonti rinnovabili. Le comunità energetiche sono, infatti, costituite da famiglie, imprese ed enti locali che collaborano volontariamente con l’obiettivo comune di produrre, consumare e condividere energia da fonti rinnovabili, senza avere come finalità la massimizzazione del profitto. Lo sviluppo delle CER ottimizza l’utilizzo dell’energia rinnovabile che una volta prodotta anziché essere immessa nella rete di alta tensione viene condivisa nel territorio in cui è stata generata. Per queste ragioni le CER rendono più sostenibile l’incremento della produzione di energia da fonti rinnovabili e la transizione da una rete elettrica con pochi centri di produzione di energia ad una rete con una molteplicità di attori che producono, ed in molti casi consumano, energia elettrica.

Negli ultimi mesi – complice anche il “caro bollette” - è cresciuto l’interesse da parte dei cittadini, delle amministrazioni locali e delle imprese verso questo strumento innovativo di produzione, condivisione e consumo di energia da fonti rinnovabili. Tra le realtà più attente allo sviluppo delle comunità energetiche vi sono gli enti di Terzo settore e le imprese cooperative, come testimoniano i bandi delle fondazioni di origine bancaria già pubblicati ed in corso di pubblicazione, le iniziative volte a promuovere le CER messe in campo dalle reti nazionali e territoriali di cooperative sociali, gli interventi delle associazioni cooperative e delle associazioni ambientaliste.

Lo sviluppo di una rete capillare di comunità energetiche in tutto il Paese – si stima che potrebbero nascere 15.000 comunità energetiche nei prossimi anni – rappresenta una grande sfida per la cooperazione e le imprese sociali perché:

  • da un lato il valore delle comunità energetiche va oltre l’energia e può costituire un modello, diffuso su larga scala, in cui i cittadini si auto-organizzano per gestire attività di interesse generale senza scopo di lucro che potrà essere utilizzato nella gestione di servizi pubblici locali e beni comuni.
  • Dall’altro lato le grandi potenzialità delle comunità energetiche – non solo economiche ma anche in termini di partecipazione civica e di democrazia economica - rischiano di essere disperse se si affermeranno modelli di CER promossi, realizzati e gestiti dai grandi player energetici e finanziari (Bernardoni, Borzaga, Sforzi, 2022).

Per queste ragioni la Rivista, dopo il contributo ospitato nel numero 2 del 2022 (Bernardoni, Borzaga, Sforzi, 2022), continua ad approfondire il tema con l’articolo di De Vidovich, Tricarico e Zulianello che analizza i modelli organizzativi delle comunità energetiche e di Eroe che descrive il modello di comunità energetica rinnovabile sviluppato da Legambiente.

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